Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) apre prospettive importanti nel trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico, una delle forme di tumore più aggressive e difficili da curare. Il tumore al pancreas, infatti, ha uno dei tassi di sopravvivenza più bassi tra i principali tumori e spesso sviluppa rapidamente resistenza ai trattamenti disponibili. Negli ultimi anni, però, l’arrivo degli inibitori della proteina RAS, in particolare quelli mirati alla mutazione KRAS, ha rappresentato un passo avanti significativo nella terapia.
Uno dei principali limiti delle terapie più recenti è che, anche quando inizialmente efficaci, i tumori tendono a sviluppare resistenza in tempi relativamente brevi, tornando a crescere e riducendo i benefici per i pazienti. Lo studio pubblicato su PNAS affronta proprio questo problema, proponendo un approccio combinato che agisce su più punti della crescita tumorale contemporaneamente. I ricercatori hanno testato una terapia tripla combinata composta da tre farmaci con azioni diverse: daraxonrasib (RMC-6236), un inibitore della proteina KRAS, afatinib, che blocca le proteine EGFR e HER2, SD36, una molecola che colpisce la proteina STAT3, coinvolta nella crescita tumorale. L’idea alla base è semplice ma innovativa: invece di colpire un solo meccanismo del tumore, bloccarne più vie di segnalazione contemporaneamente, rendendo più difficile la sopravvivenza delle cellule cancerose. Nei modelli sperimentali, questa combinazione ha mostrato effetti molto significativi. I tumori pancreatici sono regrediti in modo marcato e, in molti casi, sono scomparsi completamente.
Un risultato particolarmente importante è che non sono stati osservati segni di resistenza tumorale anche dopo lunghi periodi di trattamento. Nei modelli animali, l’effetto è durato oltre 200 giorni senza recidive. Inoltre, la terapia si è dimostrata efficace non solo nei modelli murini, ma anche in tumori derivati direttamente da pazienti, suggerendo un possibile valore traslazionale. Un altro dato rilevante emerso dallo studio pubblicato su PNAS è la buona tollerabilità della combinazione terapeutica negli animali, un aspetto fondamentale per un possibile sviluppo clinico. Gli autori dello studio sottolineano che colpire contemporaneamente più nodi della rete di segnalazione tumorale (KRAS, EGFR e STAT3) potrebbe rappresentare una strategia efficace per ottenere risposte più durature e ridurre il rischio di resistenza. Il carcinoma pancreatico è tra le neoplasie più complesse da trattare proprio per la sua capacità di adattarsi ai farmaci. Questa ricerca suggerisce che un approccio multi-target potrebbe cambiare l’approccio terapeutico in futuro. Sebbene si tratti ancora di studi preclinici, i risultati pubblicati su PNAS rappresentano un passo importante verso lo sviluppo di nuove terapie più efficaci per i pazienti affetti da tumore al pancreas.




