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Il potassio e il fungo killer: cosa ci uccide veramente in ospedale

di Paola Natalimercoledì 17 giugno 2026
Il potassio e il fungo killer: cosa ci uccide veramente in ospedale

3' di lettura

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha individuato un elemento fondamentale nella capacità di sopravvivenza di Candida auris: il potassio. Questo minerale, essenziale per molte funzioni cellulari, si rivela cruciale anche per la colonizzazione della pelle umana da parte del fungo. Candida auris è un fungo patogeno emergente, identificato solo negli ultimi anni, che rappresenta oggi una delle principali minacce infettive negli ospedali di tutto il mondo. La sua pericolosità dipende da tre fattori principali: la resistenza a molti farmaci antifungini, la capacità di sopravvivere a lungo sulle superfici e la facilità di trasmissione tra pazienti.

Dal punto di vista clinico, Candida auris può causare diverse infezioni. Nella maggior parte dei casi inizia con una colonizzazione della pelle, spesso senza sintomi evidenti. Questa fase però è importante perché permette al fungo di diffondersi facilmente e di contaminare ambienti ospedalieri. Nei casi più gravi, soprattutto in pazienti fragili o ricoverati in terapia intensiva, può entrare nell’organismo attraverso dispositivi medici come cateteri o ventilatori. In queste situazioni può provocare: Candidemia, cioè un’infezione del sangue potenzialmente letale ,infezioni invasive di organi interni, infezioni di ferite chirurgiche o siti di inserzione di dispositivi medici . Queste forme invasive sono particolarmente difficili da trattare e sono associate a tassi di mortalità elevati, soprattutto quando il fungo mostra resistenza ai farmaci antifungini disponibili. Lo studio pubblicato su PNAS ha analizzato come Candida auris riesca a sopravvivere nell’ambiente ostile della pelle umana. I ricercatori hanno ricreato in laboratorio condizioni simili al sudore umano, osservando che il fungo cresce efficacemente solo in presenza di potassio.

Quando questo elemento viene rimosso, la crescita si blocca. Al contrario, altri composti simili non riescono a sostituirne la funzione, indicando che il potassio è un fattore specifico e indispensabile. Al centro di questo processo si trova una proteina chiamata Trk1, responsabile del trasporto del potassio all’interno delle cellule fungine. Secondo lo studio pubblicato su PNAS, questa proteina è essenziale per mantenere l’equilibrio interno del microrganismo durante la colonizzazione della pelle. Quando il gene TRK1 viene inattivato, Candida auris non riesce più ad assorbire correttamente il potassio. Questo porta a squilibri della membrana cellulare, alterazioni del pH interno e una maggiore sensibilità allo stress ambientale, riducendo drasticamente la sua capacità di sopravvivenza.

Un elemento importante emerso dalla ricerca è che TRK1 non ha equivalenti noti nelle cellule umane. Questo lo rende un possibile bersaglio per nuovi farmaci antifungini più selettivi, in grado di colpire il fungo senza danneggiare l’organismo umano. Bloccare il sistema di trasporto del potassio potrebbe quindi rappresentare una strategia efficace per limitare la colonizzazione cutanea e ridurre il rischio di infezioni invasive. Negli ultimi anni Candida auris è stata associata a numerosi focolai ospedalieri in tutto il mondo. La sua capacità di diffondersi rapidamente e di resistere ai trattamenti disponibili ha spinto le autorità sanitarie a considerarla una minaccia emergente per la salute pubblica. Lo studio pubblicato su PNAS contribuisce a chiarire uno dei suoi punti deboli: la dipendenza dal potassio e dal sistema Trk1 per sopravvivere sulla pelle umana, aprendo nuove prospettive per il controllo di questa infezione sempre più diffusa.