La schizofrenia è uno dei disturbi psichiatrici più complessi da comprendere. Colpisce milioni di persone nel mondo e la sua origine è il risultato dell'interazione tra fattori genetici e ambientali. Ora una ricerca pubblicata sulla rivista PNAS aggiunge un nuovo tassello a questo puzzle, individuando un gene che potrebbe contribuire allo sviluppo della malattia in alcuni pazienti. Il protagonista dello studio è INO80D, un gene coinvolto nel cosiddetto rimodellamento della cromatina, il processo con cui il DNA viene organizzato all'interno delle cellule e che permette ai geni di essere attivati o "spenti" nei momenti giusti durante lo sviluppo del cervello. I ricercatori hanno analizzato il caso di un paziente con schizofrenia che non presentava una storia familiare di gravi malattie psichiatriche. Nel suo DNA è stata identificata una rara mutazione comparsa spontaneamente, definita "de novo", cioè non ereditata dai genitori. Questa alterazione riduce la normale funzione del gene INO80D.
Per capire quali effetti producesse la mutazione, gli scienziati hanno utilizzato cellule staminali riprogrammate del paziente, trasformandole in cellule nervose da studiare in laboratorio. Grazie anche alle tecniche di editing genetico CRISPR-Cas9, hanno potuto confrontare i neuroni con la mutazione e quelli in cui il difetto genetico era stato corretto. I risultati sono stati significativi. Le cellule con la mutazione mostravano un'attività alterata di numerosi geni coinvolti nella formazione e nella maturazione dei neuroni. In particolare, risultavano meno attivi diversi geni fondamentali per la neurogenesi, cioè il processo con cui il cervello sviluppa nuove cellule nervose durante la crescita. Un'altra scoperta riguarda il comportamento dei neuroni. Gli esperimenti hanno mostrato che le cellule con una ridotta attività di INO80D erano più eccitabili del normale, cioè trasmettevano impulsi elettrici con maggiore frequenza. Secondo gli autori dello studio, questa ipereccitabilità potrebbe alterare il corretto funzionamento delle reti neuronali, una caratteristica già osservata in altri disturbi del neurosviluppo.
Inoltre, alcuni neuroni sembravano continuare ad attivare geni legati alla divisione cellulare, un comportamento insolito perché i neuroni maturi normalmente non si dividono più. Questo dato suggerisce che il loro processo di sviluppo possa essere stato interrotto o alterato nelle fasi iniziali. Gli autori sottolineano che lo studio riguarda un singolo caso clinico e non significa che il gene INO80D sia responsabile della schizofrenia nella maggior parte dei pazienti. La malattia resta infatti una condizione altamente complessa, nella quale contribuiscono centinaia di varianti genetiche insieme a fattori ambientali e biologici. Tuttavia, la ricerca pubblicata su PNAS rafforza l'ipotesi che alcune rare mutazioni genetiche possano compromettere lo sviluppo del cervello già nelle primissime fasi della vita, aumentando la vulnerabilità alla schizofrenia. Comprendere i meccanismi biologici alla base di questi processi potrebbe, in futuro, aiutare gli scienziati a identificare nuovi bersagli terapeutici e a sviluppare trattamenti sempre più mirati. Sebbene siamo ancora lontani da una cura basata su queste scoperte, ogni nuovo gene identificato rappresenta un passo avanti verso una migliore conoscenza di una delle malattie psichiatriche più complesse e ancora oggi in parte misteriose.




