Libero logo

Cancro: nei linfonodi la nuova arma contro i tumori

di Paola Natalimartedì 22 settembre 2026
Cancro: nei linfonodi la nuova arma contro i tumori

3' di lettura

Una nuova ricerca apre una possibile strada per rendere più efficace la risposta del sistema immunitario contro i tumori. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, si concentra su una molecola chiamata PLA2G2D e sul suo ruolo nei linfonodi che drenano il tumore, i ricercatori hanno scoperto che questa molecola può frenare l’attività dei linfociti T, le cellule che il nostro organismo utilizza per riconoscere e combattere le cellule tumorali. Negli esperimenti, quando PLA2G2D viene bloccata, la risposta immunitaria diventa più forte e la crescita del tumore rallenta,  si tratta ancora di una ricerca preclinica, ma il risultato potrebbe essere interessante per lo sviluppo di nuove immunoterapie.

Quando si parla di difese immunitarie contro il cancro si pensa soprattutto a quello che accade dentro il tumore. In realtà, una parte importante della partita si gioca prima, nei linfonodi che ricevono la linfa proveniente dalla zona in cui il tumore si è sviluppato. È lì che molte cellule del sistema immunitario vengono attivate e preparate a riconoscere il nemico. È proprio su questo passaggio che si sono concentrati i ricercatori, analizzando campioni di linfonodi di pazienti con melanoma, hanno osservato la presenza di PLA2G2D soprattutto in alcune cellule del sistema immunitario, i macrofagi. La molecola sembra avere un effetto frenante sui linfociti T, impedendo loro di moltiplicarsi e di attivarsi con la stessa efficacia, il sistema immunitario può anche essere in grado di riconoscere la presenza del tumore, ma in quel momento non riesce a mettere in campo tutta la forza necessaria per reagire. PLA2G2D sembra contribuire proprio a questo rallentamento.

I ricercatori hanno quindi provato a bloccare la molecola, negli esperimenti condotti su modelli animali, l’eliminazione o l’inibizione di PLA2G2D ha portato a una maggiore presenza di linfociti T capaci di riconoscere il tumore e, in diversi modelli, a una riduzione della crescita tumorale, gli effetti sono stati osservati, tra gli altri, nel melanoma e nel tumore del colon. Il passaggio che interessa maggiormente gli studiosi è proprio questo: intervenendo nei linfonodi, prima ancora che le cellule immunitarie arrivino al tumore, sembra possibile rafforzare la risposta che poi viene portata all’interno della massa tumorale.

Lo studio ha inoltre messo in relazione questo meccanismo con PD-1, una delle proteine già conosciute perché rappresenta il bersaglio di alcuni importanti farmaci immunoterapici, PLA2G2D e PD-1 sembrano agire attraverso meccanismi differenti e, negli esperimenti, il loro blocco combinato ha prodotto una risposta più forte. È un dato che potrebbe avere interesse per il futuro dell’immunoterapia. I farmaci che agiscono sui checkpoint immunitari hanno già cambiato la cura di diversi tumori, ma non funzionano per tutti i pazienti, alcune persone non rispondono al trattamento, mentre in altri casi la malattia riesce nel tempo a sfuggire nuovamente al controllo del sistema immunitario. Per questo la ricerca è alla continua ricerca di nuovi meccanismi da poter colpire.

PLA2G2D potrebbe essere uno di questi. Ma è importante fare una distinzione: non siamo di fronte a un nuovo farmaco già disponibile per i pazienti. I risultati più importanti dello studio pubblicato su Nature sono stati ottenuti in laboratorio e nei modelli animali. Prima di poter pensare a un trattamento nell’uomo bisognerà capire se lo stesso meccanismo può essere sfruttato senza provocare effetti indesiderati e se il blocco della molecola produce davvero un beneficio clinico. La ricerca, però, aggiunge un tassello alla comprensione di come il sistema immunitario affronta il cancro e soprattutto porta l’attenzione su un luogo che può sembrare secondario ma che, invece, ha un ruolo decisivo: il linfonodo, è qui che le cellule immunitarie possono ricevere le informazioni necessarie per partire all’attacco. Se una molecola come PLA2G2D riesce a rallentare questo processo, eliminarne l’effetto potrebbe significare dare alle difese dell’organismo una possibilità in più, la prospettiva è ancora da verificare, ma è proprio da scoperte come questa che può nascere la prossima generazione di terapie. Non soltanto farmaci capaci di colpire direttamente il tumore, quindi, ma anche trattamenti in grado di togliere i freni al sistema immunitario e aiutarlo a fare meglio il lavoro che già sa fare: riconoscere e combattere le cellule malate.