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Corrado Formigli e Lilli Gruber, La7 rilancia l'allarme fascismo

di Lorenzo Cafarchiomartedì 22 settembre 2026
Corrado Formigli e Lilli Gruber, La7 rilancia l'allarme fascismo

3' di lettura

La7. Sull’emittente di Cairo l’estate è finita da un pezzo e siamo nel bel mezzo dell’autunno caldo. Stagione che ci condurrà sulle sponde delle elezioni politiche del 2027. Allora il programma unico lasettiano ha bisogno di una sigla e così ci arriva in aiuto diMartedì di Giovanni Floris. Nella puntata di settimana scorsa la canzone introduttiva, della trasmissione, l’ha interpretata Piero Pelù. Ci siamo l’ugola è calda, gli ospiti anche, il riferimento è a un pubblico monocromatico. Rosso, chiaro. Ci appaiono per un secondo, davanti agli occhi, le parole di Enrico Mentana. «La7 è una tv anti-Meloni è evidente a tutti».
Lo diceva, al Festival della tv di Dogliani, lo scorso giugno. «Tutti i programmi di La7 hanno la stessa impostazione, hanno gli stessi ospiti, hanno lo stesso schieramento». Tempo di darsi un pizzicotto e tornare alla realtà che è iniziato Piazzapulita. Qui l’alert fascismo è perennemente in funzione ed è l’unico segnale che accende il Corrado Formigli pensiero. Il conduttore, dialogando con Emiliano Fittipaldi direttore del Domani, asserisce che una volta avremmo detto che un partito come quello di Vannacci non poteva stare in Parlamento. E il generale è il piatto forte. C’è sempre qualcuno più a destra di Giorgia Meloni da trascinare al centro dell’arena. Fittipaldi non si sottrae alla prassi. «Remigrazione? Uguale alla deportazione». «Fdi? Parlava di sostituzione etnica e la fondazione Alleanza Nazionale ha comprato la sede di CasaPound di Acca Larenzia».

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È un all you can it dove puoi trovare i più disparati monotemi. Lo spauracchio della remigrazione, poco importa se c’è una proposta di legge presentata al Parlamento che ha raccolto centinaia di migliaia di firme, che si unisce con gli anni ’70. Dove tradizioni politiche, ricordi e il futuro vengono mescolati sperando di adescare il sonno della ragione che per La7, proprio come per Goya, genera mostri. Ma Formigli, moderno Pasolini, conosce tutti i responsabili e, questa volta, ha tutte le risposte. «La pregiudiziale antifascista è caduta», la sentenza. Adesso è il momento del monologo. Ma come e fino adesso cos’è stato? Lasciate fare. Parola a Stefano Massini. «Heil Hitler». Vestito di nera veste il drammaturgo in 240 secondi interpreta un redivivo Führer. «La paura si combina con la rabbia» e allora il ceto medio ha ridato vita, in Germania partendo dalla Sassonia, al Terzo Reich. «Con me puoi gridare» rivolto agli elettori dell’AfD. Perché la morte di Hitler non era la fine del libro, ma la fine di un capitolo.

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Eppure riavvolgendo la memoria televisiva di Piazzapulita ricordiamo, era il 2021, quando Franco Cardini rammentava: «Il fascismo è contro l’umanesimo? E io ho pensato immediatamente a Giovanni Gentile. Il fascismo è contro la cultura? E io ho pensato immediatamente a Ezra Pound. Il fascismo è contro l’umanità? E io ho pensato immediatamente ad Alexis Carrel», premio Nobel per la medicina e attivista del Partito popolare francese di Jacques Doriot. Tempo di prenderci del “reazionari” ed è la volta di Gianrico Carofiglio. In 10 minuti di intervento possiamo assistere alla malattia della ragione - siamo ai livelli crociani del fascismo come malattia morale della Nazione - al folklore e al pericolo di Vannacci, all’abolizione del bollo auto che è «populismo straccione» e «mancia miserabile». Per la Meloni non finisce qui.

«Fdi? Una Democrazia cristiana di destra un po’ squinternata». Sdegnometro ai massimi. C’è pure Lilli Gruber da osservare. Otto e mezzo con la segretaria dei giovani dem “diserzionista” Virginia Libero, Diego Bianchi, Pierluigi Bersani, Cathy La Torre, Massimo Giannini e Massimo Gramellini. Qualcuno lo abbiamo perso. La prima settimana della nuova stagione di programmi fatta con un ritmo serrato, vien da chiedersi se riusciranno a reggere l’andatura. Poi c’è sorpresa davanti al «no» della Meloni a Piazzapulita. Incomprensibile il motivo per cui la destra voglia evitare le “forche caudine” degli studi di La7...