Invecchiare significa anche vedere cambiare, poco alla volta, il modo in cui funzionano le nostre cellule. Tra i fenomeni più studiati c’è una forma di infiammazione persistente e di bassa intensità che tende ad aumentare con l’età. Gli scienziati la chiamano “inflammaging” e da tempo cercano di capire da dove abbia origine. Un nuovo studio, raccontato dalla rivista Nature e pubblicato su Nature Aging, propone una possibile spiegazione. Al centro della ricerca ci sono gli R-loop, particolari strutture che si formano normalmente nelle cellule durante l'attività dei geni.
Gli R-loop non sono una novità per la biologia. Si formano quando il DNA e l'RNA entrano temporaneamente in contatto e, in condizioni normali, vengono rapidamente gestiti dalla cellula. Con l'invecchiamento, però, questo equilibrio può cambiare, i ricercatori hanno osservato che nelle cellule senescenti, cioè cellule che hanno smesso di dividersi, alcuni R-loop possono uscire dal nucleo e finire nel citoplasma. È proprio questo passaggio che sembra avere conseguenze importanti. Quando queste strutture si trovano fuori dal nucleo, la cellula può interpretarle come un segnale di pericolo. Il sistema di difesa cellulare si attiva e parte una risposta infiammatoria. Se questo accade continuamente, nel corso degli anni può contribuire a quel leggero ma persistente stato di infiammazione che accompagna l'invecchiamento. Lo studio ha individuato anche due proteine, DDX1 e XPO1, che sembrano partecipare al trasporto degli R-loop fuori dal nucleo. In particolare, XPO1 svolge un ruolo nel loro passaggio attraverso la membrana del nucleo.
Per capire se intervenire su questo meccanismo potesse avere degli effetti, i ricercatori hanno utilizzato modelli sperimentali e un farmaco chiamato KPT-330, che blocca XPO1. Gli esperimenti hanno mostrato una riduzione di alcuni segnali legati all'infiammazione associata all'età e altri effetti favorevoli nei modelli utilizzati. È importante, però, non andare oltre ciò che lo studio dimostra. Non siamo di fronte a una nuova cura contro l'invecchiamento e non significa che questo farmaco possa essere utilizzato per mantenersi giovani o in buona salute. I risultati sono ancora nell'ambito della ricerca preclinica e serviranno altri studi per capire se lo stesso meccanismo abbia un ruolo significativo anche nell'uomo. C'è poi un altro aspetto interessante. L'infiammazione non è sempre negativa. infatti è una delle armi con cui il nostro organismo combatte le infezioni e riconosce le cellule danneggiate. Lo stesso meccanismo studiato dai ricercatori potrebbe quindi avere anche una funzione protettiva. L'obiettivo, in futuro, non sarebbe semplicemente spegnere l'infiammazione, ma capire come evitare quella eccessiva e persistente senza compromettere le normali difese dell'organismo.
La scoperta degli R-loop aggiunge così un nuovo elemento alla complessa storia dell'invecchiamento. Il nostro corpo non si limita a “consumarsi” con il passare degli anni: cambiano anche i segnali che le cellule si scambiano e il modo in cui il sistema immunitario interpreta ciò che accade al loro interno. Capire questi meccanismi potrebbe aiutare la ricerca a trovare nuovi modi per intervenire sulle conseguenze dell'età. Per ora, però, si tratta soprattutto di un nuovo pezzo del puzzle. E, come spesso accade nella scienza, una scoperta importante non è necessariamente la risposta finale, ma l'inizio di nuove domande.




