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Finisce nella spazzatura un terzo del cibo prodotto a livello mondiale

Il convegno odierno "Reducing and Transforming food waste into a resource", presso la sede Fao di Roma, punta ad affrontare il problema dello spreco alimentare presentando una best practice italiana, Last Minute Market, lo spin off dell'Università di Bologna

4 Dicembre 2012

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Finisce nella spazzatura un terzo del cibo prodotto a livello mondiale
Il convegno odierno "Reducing and Transforming food waste into a resource", presso la sede Fao di Roma, punta ad affrontare il problema dello spreco alimentare presentando una best practice italiana, Last Minute Market, lo spin off dell'Università di Bologna

Roma, 4 dic. -(Adnkronos) - Un terzo del cibo prodotto a livello mondiale per il consumo umano viene buttato o perso, così come le risorse utilizzate per produrlo. Le perdite e gli sprechi di cibo a livello globale ammontano a quasi 680 miliardi di dollari nei paesi industrializzati e a circa 310 miliardi di dollari nei Paesi in via di sviluppo. Con questi dati si svolge oggi presso la sede Fao di Roma il convegno "Reducing and Transforming food waste into a resource" che punta proprio ad affrontare il problema dello spreco alimentare, presentando una best practice italiana, Last Minute Market, lo spin off dell'Università di Bologna.

Secondo i dati della Fao, nei Paesi in via di sviluppo, le perdite alimentari riguardano prevalentemente i piccoli contadini. Quasi il 65% di tali perdite si verifica durante gli stadi del raccolto, del dopo raccolto e della lavorazione.

Nei Paesi industrializzati, invece, gli sprechi avvengono nelle fasi della vendita e del consumo. Il valore medio pro capite di sprechi alimentari per un consumatore europeo o del Nord America si attesta tra i 95 e i 115 kg l'anno mentre i consumatori nell'Africa Sub-Sahariana e nel Sud Est Asiatico sprecano annualmente fra i 6 e gli 11 kg di cibo pro capite.

A fronte di questo scenario la Fao ha lanciato nel 2011 la campagna "Save food" che ha l'obiettivo di ridurre l'attuale ammontare di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecate ogni anno per un valore ch si aggira attorno ai mille miliardi di dollari l'anno, in collaborazione con Messe Dusseldorff.

L'iniziativa si basa su 4 pilastri: sensibilizzare sulla questione dello spreco alimentare; avviare sul tema un partenariato globale delle organizzazioni dei settori pubblicoe privato; sviluppare strategie e politiche di riduzione; sostenere programmi di investimento e progetti.

"Lo spreco è uno dei problemi collegati alla povertà: ogni anno, una persona spreca 100 kg di cibo, ed è come se ci fosse un binario parallelo in cui ci sono, da una parte, tutti coloro che sprecano e, dall'altra, tutti coloro che soffrono la fame. Con questa iniziativa di sensibilizzazione noi cerchiamo, se non di costruire un ponte tra queste due realtà, quanto meno di rendere consapevole l'opinione pubblica sulla necessità di rispettare il cibo". Lo dichiara all'Adnkronos Rita Mannella, della direzione Italiana Cooperazione allo Sviluppo, intervenuta alla sede romana della Fao per presentare la 'best practice' italiana di Last Minute Market.

"E' una battaglia che l'Italia può intraprendere -aggiunge- presentando oggi alla Fao e ai colleghi dei paesi in via di sviluppo questa best practice e dimostrando che su questo tema siamo all'avanguardia".

Sulla questione delle scadenze degli alimenti indicate sulle etichette dei prodotti "serve una normativa chiara, così come chiare devono essere le procedure che la riguardano, che indichi le responsabilità imputabili all'industria e punisca chi non ottempera la legge". Così Robert van Otterdijk, rappresentante della Divisione agro- industriale della Fao e team leader per 'Save Food'.

La Fao, specifica, è alla prima fase di uno studio dedicato alla datazione alimentare, tema considerato tra i fattori dello spreco. "La datazione è uno dei fattori che determinano la trasformazione di un alimento in rifiuto e una giusta regolamentazione sulle date di scadenza può prevenire lo spreco alimentare, coinvolgendo ispettori, industria alimentare, rivenditori e consumatori" . Per questo, aggiunge, "la normativa nazionale deve essere chiara e possibilmente internazionale, in grado di evitare che i cibi scaduti possano essere oggetto di dumping commerciale".

Sono ben 777 mila i kg di cibo recuperati e 25.700 i pasti 'salvati' dalla ristorazione pubblica e privata, senza contare farmaci e parafarmaci per un valore di 100 mila euro. Tanto è stato raccolto solo nel 2011 nella Regione Emilia Romagna che dal 2007 ha adottato il progetto Last Minute Market, oggi attivo su tutto il territorio. A fornire i dati, in occasione del convegno presso la sede romana della Fao, è Maurizio Meucci, assessore Commercio e Turismo della Regione Emilia Romagna.

"Il valore dei prodotti recuperati nel 2011 ammonta a 2milioni e 800 mila euro ed è equivalente a 883 milioni di kilocalorie, cioè 1.260.000 pizze - dichiara Meucci - con il coinvolgimento di 311 enti beneficiari e 25 enti pubblici. Tutto quello che abbiamo recuperato ha avuto anche un impatto ambientale: sono stati, infatti, così evitati 1.543 cassonetti dei rifiuti e 2.500 tonnellate di Co2 e risparmiati 1.650.000 metri cubi di acqua".

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