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Sostenibilita

Cittadini più digitali ed ecologici ma i centri urbani non si modernizzano

E' quanto emerge dal rapporto realizzato dal Censis e dalla Rur

Il 66,2% delle abitazioni in città è in rete grazie all'Adsl, nel 44,4% c'è il Wifi domestico, nel Nord l'8,7% delle case è connesso alla rete in fibra ottica, mentre al Sud questa percentuale scende all'1,4%

13 Dicembre 2012

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Cittadini più digitali ed ecologici ma i centri urbani non si modernizzano
Il 66,2% delle abitazioni in città è in rete grazie all'Adsl, nel 44,4% c'è il Wifi domestico, nel Nord l'8,7% delle case è connesso alla rete in fibra ottica, mentre al Sud questa percentuale scende all'1,4%

Roma, 13 dic. - (Adnkronos) - Il 66,2% delle case urbane sono connesse con l'Adsl mentre il 44,4% con il Wifi. I due terzi che vivono in città sono consapevoli dei vantaggi della raccolta differenziata e in 5 anni si è verificato un boom di pendolari: un milione in più rispetto al 2007. I cittadini italiani, insomma, sono più digitali ed ecologici, ma le città fanno fatica a stare al passo coi tempi moderni. A scattare la fotografia è il rapporto 'Municipium 2012' realizzato dal Censis e dalla Rur (Rete Urbana delle Rappresentanze), l'associazione promossa dal Censis per valorizzare le città italiane.

In particolare dal rapporto emerge che i pendolari in Italia sono 14.195.000, pari al 23,4% della popolazione con più di 14 anni. Il numero delle persone che si recano giornalmente, per motivi di lavoro o di studio, in un comune diverso da quello di residenza è in forte aumento. Nel 2007 erano 13.149.000, pari al 22,2% della popolazione italiana. Si registra quindi un incremento di un milione di pendolari in cinque anni, che, secondo il rapporto, rende ancora più critico lo storico ritardo del Paese sul fronte dell'organizzazione della mobilità urbana e regionale in modo razionale ed efficiente.

Intanto i cittadini sono sempre più tecnologici. Il Rapporto fornisce, in particolare, una fotografia dei comportamenti dei cittadini che vivono nei centri urbani (i comuni con più di 10.000 abitanti) e mostra come grazie alle tecnologie stanno cambiando radicalmente gli stili di vita urbani. Il 66,2% delle abitazioni in città è in rete grazie all'Adsl, nel 44,4% c'è il Wifi domestico, nel Nord l'8,7% delle case è connesso alla rete in fibra ottica, mentre al Sud questa percentuale scende all'1,4%. Il 24,8% degli italiani urbani controlla online il conto bancario, il 37,9% lo fa presso lo sportello bancario e il 9,8% per mezzo del bancomat.

E sono sempre meno gli italiani che si recano alle poste per pagare le bollette. Ormai il 48% degli italiani che vivono in città ha effettuato la domiciliazione bancaria. Forti differenze si riscontrano in base al titolo di studio: solo il 28% dei laureati si reca all'ufficio postale contro ben il 78% di chi ha la sola licenza elementare. Ma sono costretti ad andarci per ritirare le raccomandate. Tra i cittadini che nell'ultimo anno hanno ricevuto una raccomandata o un pacco, il 62% si è dovuto recare all'ufficio postale di zona per il ritiro almeno una volta su quattro, il 26% la metà delle volte, il 12% sempre. Spesso le città non sembrano riuscire a garantire ai propri utenti adeguati standard di vivibilità e i comportamenti sociali appaiono più avanzati dell'organizzazione urbana.

Cresce la dimestichezza degli italiani con la raccolta differenziata dei rifiuti. Più di due terzi degli italiani che vivono in città (il 67,5%) afferma di aver ricevuto adeguate informazioni e di essere a conoscenza delle regole di base, il 20% non ha ancora le idee chiare al riguardo, il 12,5% si dichiara del tutto disinformato. Ma nelle città del Sud ben il 30% dei residenti afferma che non esiste un sistema di raccolta differenziata nel proprio quartiere. Quanto all'acqua del rubinetto, il rapporto evidenzia che solo il 47,7% degli italiani che vivono in contesti urbani beve abitualmente l'acqua del rubinetto.

Le differenze più rilevanti riguardano la capacità di spesa delle famiglie: nella fascia di livello socio-economico più elevato la percentuale di consumatori di acqua potabile scende al 38,4%, contro il 52,7% nelle fasce economicamente più deboli. C'è poi la cura del patrimonio edilizio: il 9% delle famiglie italiane che vivono in città ha effettuato un intervento in casa per la sostituzione degli infissi, sugli impianti di riscaldamento o raffrescamento, per la ristrutturazione degli spazi interni.

Un altro 7% ha intenzione di effettuare questi interventi nel prossimo triennio. In quasi il 70% dei casi l'importo della spesa sostenuta è inferiore a 10.000 euro, ma il 23% di chi ha effettuato lavori in casa ha affrontato una spesa compresa tra 10.000 e 20.000 euro. Il rapporto evidenzia anche la crescente attenzione per le case ad elevato risparmio energetico. Tra i cittadini che dichiarano di avere intenzione di acquistare un'abitazione nel 2013, un terzo (il 32,7%) ricerca un alloggio ad elevate prestazioni energetiche (in classe A o B).

Per un altro terzo dei potenziali futuri acquirenti (il 33,8%) la ricerca riguarda comunque un'abitazione di media efficienza. Nei centri urbani con una popolazione compresa tra 10.000 e 50.000 abitanti, la percentuale di persone interessate a un'abitazione ad elevate prestazioni sale al 40%, contro il 25% delle grandi città. In città l'effetto tangibile delle crisi è la chiusura di molti negozi. E' l'opinione del 70,6% dei residenti. Ma più della metà (il 51%) segnala anche la diminuzione dei servizi locali (percentuale che al Sud aumenta al 61%).

In una fase di dura crisi come quella che stiamo attraversando, ben il 37,8% degli italiani che vivono in città è attratto dalla prospettiva di vivere in un'altra realtà urbana, anche all'estero. Nella fascia d'età 30-44 anni si registra la disponibilità a trasferirsi di ben il 55% dei cittadini e tra i giovani (18-29 anni) si arriva al 69%. Del resto oggi il trasferimento anche temporaneo all'estero non è più solo una prospettiva teorica, ma una realtà diffusa in molti ambiti. Il 12,7% dei cittadini ha un componente della famiglia che negli ultimi tre anni ha vissuto per più di due mesi all'estero.

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