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Sostenibilita

Le 360mila aziende italiane green sono più competitive e innovative

Lo rileva il Rapporto Greenitaly 2012 realizzato da Unioncamere e fondazione Symbola

Tra le imprese che nel 2009-2011 hanno investito in prodotti e tecnologie 'verdi' o che prevedono di farlo quest'anno, ben il 37% ha esportato nel 2011

21 Dicembre 2012

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Le 360mila aziende italiane green sono più competitive e innovative
Tra le imprese che nel 2009-2011 hanno investito in prodotti e tecnologie 'verdi' o che prevedono di farlo quest'anno, ben il 37% ha esportato nel 2011

Roma, 21 dic. - (Adnkronos) -Le imprese italiane credono nella green economy, anche a fronte di condizioni esterne avverse e una concorrenza straniera sempre più agguerrita: quasi 360mila unità hanno puntato negli ultimi tre anni o punteranno quest'anno in prodotti o tecnologie green, pari al 23,6% di tutte quelle industriali e terziarie con almeno un dipendente. Lo rileva il Rapporto Greenitaly 2012 realizzato da Unioncamere e fondazione Symbola, sottolineando che la tendenza è più marcata nel settore manifatturiero, che proprio nella riconversione in chiave green ha trovato una leva con cui affrontare la competizione sui mercati internazionali.

Tra le imprese che nel 2009-2011 hanno investito in prodotti e tecnologie 'verdi' o che prevedono di farlo quest'anno, ben il 37% ha esportato nel 2011, contro il 22% di quelle che, invece, non investono nel green. Una propensione all'export in crescita rispetto alla rilevazione dello scorso anno (riferita al periodo 2008-2011), quando le esportatrici raggiungevano il 35%. In più, il 38% delle imprese che realizzano eco-investimenti hanno introdotto innovazioni di prodotto o di servizio nel corso del 2011, mentre nel caso delle altre imprese tale impegno strategico ha interessato una quota pari appena al 18%.

E per quest'anno, le 360mila imprese 'green' hanno programmato in totale quasi 250mila assunzioni di personale alle dipendenze, pari a poco meno del 40% del fabbisogno occupazionale complessivo del sistema produttivo italiano.

Secondo il Rapporto, questo processo registra un eguale impegno delle imprese, al Sud come al Nord. Le diverse aree del Paese poco si discostano, infatti, da quel valore medio del 23,6% di aziende investitrici nel green tra il 2009 e il 2011, o con programmi nel 2012: si arriva al 23,7% nel Nord-Ovest, al 23,9% nel Nord-Est, al 23,4% nel Centro e al 23,6% nel Mezzogiorno. La strada green viene seguita oggi anche da una quota significativa di imprese in fase di start-up, nel manifatturiero come nell'agricoltura e nel terziario, a partire dal turismo.

Tra le nuove imprese individuate da Unioncamere (circa 103mila) nei primi sei mesi del 2012, il 14% ha già realizzato nella prima parte dell'anno o realizzerà entro il 2013 investimenti green. Diversi settori del made in Italy stanno seguendo questa strada. La filiera dell'arredo, ad esempio, utilizza sempre di più materie prime ecologiche, come il legno da foreste certificate (il numero di imprese italiane certificate Pefc per la catena di custodia è passato dalle 88 del 2007 alle 697 del 2012).

La ceramica, negli ultimi vent'anni, ha dimezzato i consumi energetici, a fronte di una produzione raddoppiata. Il comparto, inoltre, è in grado di riassorbire la maggior parte dei rifiuti di produzione e depurazione generati: l'acqua recuperata copre mediamente il fabbisogno interno per oltre il 55%, mentre gli scarti solidi riutilizzati coprono il 12% degli input di materie prime minerali.

La filiera della concia è particolarmente virtuosa nella gestione dei rifiuti: le percentuali di raccolta differenziata, dal 2002, non sono mai scese al di sotto del 91%, fino a toccare il 98% nel 2010 e nel 2011. La maggior parte di questi rifiuti viene riciclata, con una percentuale di recupero che, nel 2011, è stata del 71%. L'industria cartaria italiana utilizza sempre meno materia prima nel ciclo produttivo: più della metà della carta prodotta sul nostro territorio (il 57,2%) nasce dal riciclo. L'Italia è, infatti, il quarto utilizzatore europeo di macero con 5 milioni di tonnellate.

Il settore agricolo si distingue per l'impegno nella riduzione degli impatti ambientali negli ultimi tre anni (2009-2011), il 54,9% delle imprese agricole dichiara di aver ridotto l'utilizzo di energia ed acqua, il che rappresenta un ulteriore miglioramento rispetto all'analoga incidenza emersa nel precedente rapporto (basato sul triennio 2008-2010 e pari al 40%). La gran parte delle imprese agricole ha concentrato i propri sforzi sulla riduzione del consumo di metano (46,1% contro il 30% circa dell'edizione scorsa).

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