Milano, 20 gen. - (Adnkronos) - "Noi intendiamo mantenere testa e cuore a Napoli. Il problema è che se io dovessi ragionare in termini puramente aritmetici non ci sarebbero dubbi: dovrei andare fuori dall'Italia, in un paese di centro Europa, dell'est". L'amministratore delegato di Harmont & Blaine, la maison del Bassotto che si prepara a triplicare la produzione (da 1mln e 200mila a 3 mln di capi) in vista dell'apertura di 180 punti vendita nei prossimi tre anni nel mondo, non ha dubbi. La nuova struttura logistica va costruita a Napoli, purché si verifichino le precondizioni. Lo spiega all'Adnkronos, evidenziando che "se dico che devo aprire un deposito negli Stati Uniti non si scandalizza nessuno. Se dico che devo fare un'operazione in Polonia, apriti cielo. Ma io ho sostenuto un'altra cosa: se si creano le precondizioni per aprire un impianto a Napoli, sarà Napoli la nostra scelta". E, in particolare, le precondizioni devono verificarsi in "tempi coerenti". Il che significa, chiarisce, "avere la possibilità di licenziare il progetto entro al fine dell'anno e di essere pronti in un altro anno. Tutto dipende da quando riusciamo ad avere le approvazioni". Insomma, Menniti osserva che "io non posso averne bisogno oggi e realizzarlo tra sei anni. Questo è il problema. Se io corro, se il mondo corre, c'è bisogno che ci governa e amministra si metta al passo. Non abbiamop più la possibilità di competere sul piano internazionale avendo tempi da lumaca".




