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Scurati, il maestrino e la gaffe sugli spettatori "anziani" del Tg1

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Brunella Bolloli
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Capita a tutti di fare un po’ di confusione, uno scivolone, una gaffe. Ad Antonio Scurati, autore di “M”, non poteva che capitare di fare una figura di “m” e va detto senza ironia ma per rispetto della cronaca. In sintesi: è tutto vero. Fattuale. Nella foga di prendersela con la Rai meloniana di cui lo scrittore assurto a idolo della sinistra per via del pasticcio sul monologo per il 25 aprile, si sente vittima, Scurati intervistato da Repubblica ha parlato dell’accusa di vilipendio che gli avrebbe mosso una giornalista del Tg1. Peccato sia falso. Del telegiornale diretto da Gian Marco Chiocci nessuno ha accostato Scurati a una fantomatica accusa di vilipendio alle istituzioni. Errore da matita blu per il docente che piace ai rossi. Che infatti è costretto a cospargersi il capo di cenere «L’accusa di vilipendio mi è stata rivolta in un contesto televisivo diverso dal Tg1 e non da un giornalista di quella testata. Il marasma di questi giorni mi ha causato questa confusione», ha ammesso ieri in agenzia. «Non appena mi è stato segnalato, ho cercato di rimediare. Mi scuso sentitamente con tutti i giornalisti del Tg1».

Il problema è che le sparate contro il telegiornale di Raiuno non finiscono qui, come fa notare Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura ed Editoria della Camera, citando un passaggio di un’intervista su un giornale polacco. Scurati, infatti, non è stato intervistato solo dal quotidiano di largo Fochetti, ma si è concesso a tutti i giornali del gruppo, compresi quelli esteri, in modo da diffondere meglio il suo pensiero anche oltre confine. Ed è proprio sulla polacca Gazeta Wyborcza che avrebbe espresso i giudizi più ingenerosi verso il tg della rete ammiraglia Rai, come evidenziato da Mollicone. Per il deputato di Fratelli d’Italia Scurati, oltre a scusarsi con la redazione del Tg1, deve farlo anche con i telespettatori di quel notiziario, perché in un passaggio dell’intervista a Wyborcza.pl, l’autore della trilogia su Benito Mussolini avrebbe affermato: «Faccio l’esempio più recente del Tg1, il telegiornale più visto in Italia, soprattutto da persone anziane, con scarsa istruzione e quindi con scarso senso critico. Pochi giorni fa, il conduttore di questo programma ha chiesto che fossi accusato di oltraggio a un’istituzione statale. Immagina: a milioni di persone che non avevano mai sentito il mio nome prima viene detto che hanno a che fare con un criminale».

 

 

 

Persone anziane e con scarso senso critico. «Inaccettabile», tuona Mollicone. «Gli intellettuali di sinistra», aggiunge il deputato, «sono sempre più arroccati nella loro torre eburnea per cui sono tutti ignoranti se non seguono i loro diktat. Auspichiamo che anche Repubblica sul giornale di domani (oggi, ndr) chieda scusa alla redazione e a tutto il pubblico del telegiornale. Noi - contro ogni elitarismo - saremo sempre dalla parte del popolo italiano ed europeo». Scurati, quasi a sorpresa, ha incassato invece la solidarietà del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, ma per un’altra vicenda, vale a dire, la cacciata dal Festival di Ravello decisa dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

 

 

 

Così l’autore prima noto solo a pochi, ora è ricercatissimo. La prova è che per lui si è deciso di cambiare la “scaletta” degli interventi del 25 aprile a Milano, in modo da consentirgli di essere la star della giornata, con un garofono rosso in una mano e il suo testo anti-Meloni nell’altra. Stasera sarà ospite di Fabio Fazio sul Nove, e ieri Repubblica gli ha apparecchiato questa intervista a doppia pagina come si fa solo per i leader politici, i capi di Stato e, forse, il Papa. Titolo “La svolta illiberale è già iniziata”. Con commento del direttore Maurizio Molinari e replica su tutti i giornali del gruppo “Leading Newspaper Alliance” (Lena), compreso il polacco Gazeta Wyborcza. Peccato che tutta questa sovraesposizione mediatica alla fine lo abbia fatto sbagliare, pestare una buccia di banana, anzi una “m”, per citare una lettera a lui cara.

 

 

 

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