La mamma partorisce, e il papà...». Paolo Crepet ha una idea ben precisa sul caso della famiglia nel bosco, tornato di nuovo prepotentemente d'attualità in questi giorni. Ed è una idea che probabilmente sconvolgerà qualche telespettatore. Ospite di È sempre Cartabianca, su Rete 4, lo psichiatra e sociologo celebre per la sua irruenza verbale mette subito in chiaro: «I figli sono dei genitori? Ma per carità di Dio...». Il riferimento è a Catherine Birmingham, mamma dei tre bimbi cresciuti insieme al marito Nathan Trevallion in un casolare e trasferiti in una casa-famiglia a Vasto.
Nelle ultime ore il Tribunale dei minori de L’Aquila ha allontanato la donna dalla struttura perché “non collaborativa”. Sarà il marito, considerato più “moderato” e conciliante nei confronti di psicologi e servizi sociali, a incontrare i figli. La domanda sul tavolo è dunque se una famiglia possa decidere in autonomia il destino dei figlio se lo Stato abbia il compito di intervenire. «In questo studio mi pare che abbiate parlato mille volte giustamente di femminicidi - sottolinea Crepet -. Una delle frasi è, “le donne non sono proprietà dell'uomo”, giusto? In amore, nei legami...
E perché un bambino dovrebbe essere di proprietà della mamma, o del papà o della nonna o dello zio?». «Fanno dei danni terribili anche i genitori», commenta Luisella Costamagna, che concorda con lui. «Penso non ci sia un pregiudizio ideologico contro questa famiglia - aggiunge -, ma ci sia l’applicazione della legge. Sono sicura che abbiano agito nell’interesse esclusivo dei minori». «Fosse anche solo perché sono due anni ormai che si va avanti per portare questa famiglia entro regole di tutela psicologica e igienico-sanitarie - prosegue Costamagna -. Questi bambini sono stati vaccinati per la prima volta a gennaio contro il volere della madre». «La scuola, l’istruzione- conclude -, il rapporto con altri bambini sono diventati più aggressivi negli ultimi tempi, fino a ferire le educatrici, ma anche la madre è intervenuta per non farli studiare, faceva un cenno per fargli chiudere i libri. Quindi è chiaro che c'è un rapporto malsano con la madre, non con il padre, che invece è molto più collaborativo, e che evidentemente non ci fosse alternativa alla separazione».




