Il caso Garlasco approda in teatro con l’evento dal titolo Potresti essere tu, in scena al teatro Arcimboldi di Milano il 4 giugno, condotto dal giornalista Giuseppe Brindisi. Una serata pensata per andare oltre la cronaca, entrando nel cuore di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni. Attraverso analisi, domande e punti di vista diversi, il pubblico sarà guidato in un percorso di riflessione sui temi della giustizia, della responsabilità individuale e del ruolo dell’opinione pubblica.
Perché portarlo in teatro?
«Questa è un’inchiesta che non mi aveva particolarmente impressionato, fino a quando un anno e 3 mesi fa l’hanno riaperta. Conducevo Zona Bianca, ho cominciato a leggere le carte scoprendo che si tratta di un caso di mala giustizia. Alberto Stasi è stato ritenuto colpevole, e io credo che non lo sia, e condannato secondo quella che non è la formula prevista dalla nostra Costituzione e dal Codice di Procedura Penale, articolo 335. La condanna deve arrivare quando si è andati oltre il ragionevole dubbio. Abbiamo sette indizi uno più flebile dell’altro, cosa che poi fu confermata anche da Oscar Cedrangolo, il procuratore generale, il massimo rappresentante dell'accusa in Italia che ha detto ‘io non posso condannare Stasi e neanche voi’. Quindi ho sentito il bisogno, ma anche il dovere di giornalista, di parlare del dubbio, calpestato nelle varie indagini».
Perché questo caso appassiona così tanto?
«Come dico nel titolo del monologo “Potresti essere tu”. Gli italiani sono appassionati del genere crime e catalizzati dal biondino con gli occhi di ghiaccio ma credo perché si ha la sensazione di essere di fronte ad una storia che potrebbe capitare a ciascuno di noi. Restare incastrato in un meccanismo infernale che porta ad essere condannato ingiustamente per un delitto che potresti non aver commesso, questo caso specifico, viene amplificato dai social con tutti i suoi eccessi e derive sbagliate. Abbiamo tanta gente che si è messa a studiare le carte, ma anche molti che non avendo conoscenza hanno raccontano fesserie».
Lei si è fatto un’idea?
«Stasi era il colpevole più semplice, più facile. L’indifendibile. Credo che l’inchiesta nei primi giorni sia andata nella giusta direzione, poi però a un certo punto c’è stata la comodità di avere un dato a portata di mano e quindi sono state scartate tutte le altre ipotesi. L'impronta 33, che viene tanto discussa oggi, secondo la procura è la pistola fumante. Secondo la difesa invece dà miliardi di problemi».
È un’impronta che probabilmente sarà decisiva ma si parla molto anche di nuove intercettazioni...
«Sono un mare senza fondo a cui seguirà, secondo me, l’apertura di fascicoli paralleli che riguarderanno diversi personaggi che sono in qualche modo coinvolti, correlati in questa vicenda».
Ha mai parlato con Stasi?
«Non moltissimo perché lui ha una caratteristica, che sotto certi aspetti è il suo limite per altri probabilmente è quello che lo ha salvato da chissà quale gesto inconsulto. È una persona, tra virgolette, fredda. Ragiona, non si fa sopraffare dalle emozioni. E ciò ha contribuito a dare di lui un’immagine sbagliata ma che probabilmente lo ha salvato. Io non avrei resistito così tanto tempo in carcere sapendo di essere innocente. Qualche sera fa le Iene hanno mandato in onda dieci secondi di una vecchia intervista ad Alberto dove dice: “Il fatto di sapere di essere innocente mi ha aiutato nel sopportare questa condanna che ovviamente per me non era giusta».
Gli Arcimboldi sono l’inizio di un tour nei teatri d’Italia o si tratta di un singolo evento?
«Abbiamo avuto un’anteprima il 9 aprile scorso al teatro Diana di Napoli ed è andata molto bene, tra l'altro è venuto a vedere lo spettacolo Oscar Cetrangolo che mi ha regalato la sua requisitoria, un dono che conservo come un cimelio. Stiamo ricevendo molte richieste dai teatri di varie città, vedremo».
Sul palco, insieme a Giuseppe Brindisi, interverranno come ospiti il giornalista e scrittore Umberto Brindani, l’avvocato penalista Antonio De Rensis e Alessandro De Giuseppe, giornalista investigativo e inviato televisivo del programma Le Iene.




