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Nazionale, la resurrezione di Donnarumma: dopo i soldi falsi, il portierino ha imparato a parare

Gino Coala
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Roberto Mancini, per scegliere la sua Italia, è andato con ordine. Prima il portiere e poi tutto il resto. Ha impiegato cinque partite per trovare la formazione ideale, ma tre soltanto per scegliere il portiere titolare. Eppure sembrava il ruolo in cui i dubbi erano giustificati, considerando il vuoto lasciato da Buffon: per riempirlo, meglio l' esperienza di Sirigu, reduce dalla stagione del riscatto al Torino e già abituato alla nazionale; o Perin che in estate dal Genoa ha spiccato il volo verso la Juve, dove però non è titolare; oppure Donnarumma, il più giovane (sembra giocare da un decennio, invece ha 19 anni) sulle cui spalle gravava il peso di un' annata con più ombre che luci? Mancio non ha avuto dubbi: ha concesso un giro di giostra a tutti e tre in amichevole, ma poi, quando il gioco si è fatto serio, e cioè nelle ultime 4 partite di cui 3 di Nations League, ha scelto con fermezza Donnarumma. Leggi anche: Gli Azzurri al Quirinale: ricevuti da Mattarella / Video L' atto di fiducia del Mancio ha dissipato alcune incertezze nella mente del portiere rossonero ancor prima della prova del campo. Gigio non è ancora limpido negli interventi, ma è sembrato più coinvolto e propositivo nel guidare la linea difensiva, seppur questa sia l' unico reparto azzurro "esperto", perché formato da over 30 come Bonucci e Chiellini. Siccome i risultati sono sempre conseguenza delle prestazioni, non è un caso che Gigio stia cominciando a raccogliere i frutti, dopo un inizio in cui ha di nuovo alzato gli standard: la partita con la Polonia è infatti la prima in stagione in cui è riuscito a mantenere la porta inviolata. Fin lì aveva sempre subìto reti, sia nel Milan che nell' Italia. È un nuovo punto di partenza per Donnarumma: perché non dover recuperare palloni dalla propria rete per un portiere è la miglior iniezione di fiducia possibile, e nel caso di Gigio va sommata alla benedizione di Mancini, che lo ha eletto erede di Buffon senza timore di bruciarlo. L' ex capitano azzurro aveva a suo tempo già dato la spinta al suo erede: «Dopo il 4-0 in finale di Coppa Italia (tra Juve e Milan, ndr) mi disse di stare calmo - ha raccontato Donnarumma a Espn -. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per i suoi consigli». Si può dire quindi che il primo capitolo della carriera di Donnarumma si sia chiuso nella sfida alla Polonia. Perché lì si era aperto, quel capitolo: la crisi era cominciata il 18 giugno 2017 a Cracovia, durante la sfida Danimarca-Italia valida per gli Europei Under 21, i tifosi azzurri lanciarono in campo dei finti dollari per manifestare il loro dissenso verso la gestione del rinnovo di contratto con il Milan. Fu una lunga telenovela firmata Mino Raiola che terminò con un faraonico, ed esagerato, rinnovo a 6 milioni a stagione: una zavorra sia per il Milan che per lo stesso Donnarumma. Perché al crescere dei soldi sono aumentate le critiche ed è calato il livello delle prestazioni. Un anno e mezzo dopo, a 90 km da Cracovia (a Chorzow dove si è celebrata Polonia-Italia), Donnarumma ha ritrovato il gusto di non subire reti. Non si tratta di una redenzione definitiva, ma è di certo il miglior modo per cominciare la settimana del derby di Milano. di Claudio Savelli

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