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Mauro Repetto, clamoroso appello a Max Pezzali: "Dove ti aspetto"

di Francesco Mattanalunedì 19 gennaio 2026
Mauro Repetto, clamoroso appello a Max Pezzali: "Dove ti aspetto"

5' di lettura

Sette vite, come quelle che possiedono i gatti, a Mauro Repetto non bastano. Smontarsi e rimontarsi, e poi disassemblarsi per riassemblarsi di nuovo: questa è la natura del cofondatore degli 883. Nella sua vita ha fatto delle scelte, come mollare d’emblée il suo amico e sodale Max Pezzali quando erano allo zenit del successo, che potevano sembrare assurde, e invece avevano una ragion d’essere specifica: allargare il raggio visuale dei propri sogni, scavare alla ricerca di quello che realmente sentiva di essere.

Un sognatore che ha voluto focalizzarsi su tutti e quattro i punti cardinali della sua anima, nord sud ovest ed est, rinsaldando la consapevolezza, socratica, che forse quel che cerca neanche c’è. Non ha mai avuto la benché minima intenzione di uccidere l’Uomo Ragno, ossia l’argento vivo dell’immaginazione che molti adulti, a differenza sua, spesso smarriscono. Era necessaria, nel percorso di autocoscienza, quell’avventura negli Stati Uniti che più che ricordare il sogno americano assunse, a tratti, i contorni del grande incubo. Era necessario interfacciarsi all’umiltà più assoluta, in una Parigi che lo accolse da anonimo lavoratore insieme ad altri lavoratori, nella location di Disneyland Paris, vestito da cowboy e da fantasma. Il Mauro che stiamo conoscendo ora discende da questo bagaglio. C’è stata in questi anni una autobiografia, una serie tv che ha fatto numeri importanti, uno spettacolo teatrale di enorme successo dal titolo Alla ricerca dell’Uomo Ragno.

Ora una pièce nuova, Ho trovato Spider Woman, che ha appena debuttato in anteprima a Melegnano, e che lascia presagire un successo col botto nelle varie tappe. L’altra metà del cielo della Marvel è impersonata da una nuova scoperta che è una bomba: Monica De Bonis, coprotagonista, autrice e regista insieme a lui, incarnazione di una femminilità la cui superpotenza ha a che vedere non col soprannaturale, bensì con la dotazione speciale che viene richiesta, a una donna di ogni giorno, nell’affrontare con grinta le sfide dell’esistere. Monica è anche il volto, il corpo, l’anima del video che accompagna il nuovo brano di Repetto, In riva a te, che è in rotazione da alcuni giorni, e sarà anche parte della colonna sonora dello spettacolo.

Mauro, per citare Confucio, tu hai aspettato sulla riva del fiume ed è arrivata... Spider Woman.
«Ho aspettato sulla riva del fiume e non è arrivato, come nella massima confuciana, alcun cadavere di nemico, bensì Monica che è piena di vita dalla punta dei piedi alla radice dei capelli. La location del video di In riva a te non è il Ticino, il fiume che bagna la mia Pavia, bensì il lago di Varese, da cui proviene Monica, che ho conosciuto poco più di un anno fa quando esercitava la professione di cuoca a Gallarate: mi è bastato sentirla parlare cinque minuti, e in lei ho intravisto un grande potenziale non solo artistico, ma anche come scrittrice e... manager, perché di fatto lei è diventata la mia manager. Un po’ di occhio lungo da talent scout me lo riconosco. Quando eravamo ragazzi, sono stato il motivatore numero uno di Max Pezzali. Forse era un’iperbole paragonarlo a Sinatra, come facevo preso dall’entusiasmo per le sue potenzialità, però certamente avevo ragione da vendere nello spronarlo a cantare».

La prima data del nuovo spettacolo è andata benissimo. Ormai ci hai preso gusto coi successi teatrali...
«Il successo dello spettacolo precedente Alla ricerca dell’Uomo Ragno lo avevo preventivato, perché sapevo che l’entusiasmo col quale mi riaccostavo ai “giocattoli” della mia gioventù era lo stesso entusiasmo del pubblico che ha un legame fortissimo con le nostre canzoni, e col mondo che in esse viene raccontato. Ci sono le premesse perché vada più che bene anche la nuova pièce: le dinamiche di coppia che metto in scena con Monica, nei risvolti comici che contraddistinguono l’eterno confronto tra i sessi, sono situazioni nelle quali il pubblico si riconoscerà, così come si riconoscerà nella consapevolezza, sempre più marcata oggigiorno, che i “superpoteri” siano una prerogativa femminile, più che maschile».

Più passa il tempo, più è evidente che tu non hai ucciso l’Uomo Ragno.
«Per me è la cosa più naturale del mondo non uccidere l’Uomo Ragno che è in me, quella spinta in avanti che mi induce a concretare i miei sogni. Non sono però, attenzione, un eterno Peter Pan. Sono un eterno Peter Parker».

A tutti i giovani che sognano di sfondare nello show business, vogliamo dire che la cosa più importante nella vita non è la fama, bensì non uccidere l’Uomo Ragno?
«Lo dico sempre anche ai miei figli, che hanno 18 e 20 anni. Più importante ancora di cercare il gol, è cercare le azioni da gol. L’unico modo per non abbattersi è conservare l’Uomo Ragno dentro di noi».

Tra te e Max, tutto è cominciato da un capriolo e uno stambecco...
«Ci trovavamo a un’assemblea generale del Liceo Copernico, e a un dato punto lui mi fa: “Ma ti immagini se adesso spuntano un capriolo e uno stambecco che saltano dietro alle persone?”. L’ho trovata un’uscita di un surrealismo pazzesco. È da lì che ho cominciato a intravedere in lui doti creative notevoli».

La regola dell’amico non sbaglia mai. Se sei amico di Max Pezzali...
«La regola dell’amico non sbaglia mai. Se sei amico di Mauro Repetto, vinci sempre, eheheh».

A teatro porti la tua verità. La serie Sky ha restituito un vostro ritratto verosimile?
«Non era un documentario, quindi è più che giusto che nella realizzazione si siano concessi licenze. Il prodotto mi ha soddisfatto molto, è una rappresentazione fedele di come vivevamo, di come pensavamo, del mood che respiravamo. Hanno trovato l’attitudine giusta, i colori giusti per dipingerci. Le impressioni che ho avuto riguardo al secondo capitolo Nord Sud Ovest Est, che andrà in onda di qui a poco tempo, sono favorevoli. Credo che il risultato finale sarà addirittura superiore rispetto alla prima serie, che qualitativamente era ottima».

L’impressione, conoscendo la tua anticonvenzionalità, è che più insistono nel reclamare la tua réunion sanremese con Max, più ti viene voglia di imboccare strade alternative...
«Hai perfettamente ragione sul mio modo di essere, comunque se vengo coinvolto in una réunion all’Ariston, accetto volentieri per una ragione innanzitutto personale. Il mio concetto di réunion è innanzitutto stare insieme a un amico, ridere assieme, ritrovare un po’ delle atmosfere scanzonate del liceo. Quando ho detto che mi piacerebbe incontrare Max nelle birrerie di Sanremo, non era una battuta sfuggente, era la verità: perfetto se ci incontriamo sul palco all’Ariston, ma dal mio punto di vista è più importante ancora rivendicare l’amicizia, più che la colleganza, con Max. Una delle ragioni, forse la principale, per cui nel ’94 decisi di interrompere l’avventura degli 883, è che inevitabilmente, da amici che eravamo, saremmo diventati colleghi. Volevo preservare la purezza del progetto iniziale, non accettavo che diventasse un lavoro. Avevo fatto di tutto affinché la bicicletta degli 883 pedalasse alla grande, ma volevo una pedalata a modo mio, non come mi ordinava il mondo».

C’è ancora, lì in stand by, il sogno di Martin Scorsese che diriga un tuo copione?
«Il sogno di potere entrare un giorno nella corte di Scorsese, come un dì entrai alla corte di Cecchetto, in un anfratto della mia anima lo conservo ancora? Il riferimento è alla mia sfortunata parentesi a Los Angeles appena dopo l’uscita dagli 883, in cui sognavo di sfondare come sceneggiatore. Scorsese mi apparve davanti, ma non ebbi il coraggio di avvicinarmi. È un sogno molto in grande quello della sua chiamata, che non voglio precludermi».