Così vicini eppure ancora distanti: la Juventus e la Champions League, innanzitutto, perché i tre punti pesano ma non bastano se davanti il passo resta alto. E così vicini, ma non sempre allineati, sono anche Damien Comolli e Luciano Spalletti, chiamati ora a trasformare un equilibrio fragile in un progetto condiviso. L’obiettivo è comune: risultati immediati e costruzione di un ciclo vincente. Più complesso, invece, è il modo in cui arrivarci, secondo La Stampa. Il finale della sfida con il Sassuolo lo ha raccontato bene: Spalletti, nel momento più delicato, ha scelto Dusan Vlahovic e Arkadius Milik, lasciando ai margini Jonathan David e Lois Openda, i due nomi più rappresentativi della prima campagna acquisti firmata dall’amministratore delegato. Una scelta tecnica, certo, ma anche il segnale di una visione diversa su uomini e gerarchie.
Divergenze che ora dovranno trovare una sintesi nell’incontro fissato durante la sosta di campionato, decisivo per impostare il rinnovo del tecnico. La società continua a mostrarsi compatta. Sia Comolli sia Chiellini hanno ribadito pubblicamente che "è importante mantenere lo stesso allenatore, la squadra sta trovando amalgama grazie al contributo di Spalletti" e che "non c'è mai stato nessun dubbio sul futuro”. Più prudente il diretto interessato, che pur confermando il buon rapporto con ambiente e squadra, ha chiarito di voler prima "sentire cosa la società vuole dirmi”.
Juventus, Locatelli sbaglia il rigore e Spalletti sbrocca: "Maremma impestata, si va in manicomio"
"Abbiamo creato diverse situazioni dentro l'area, ma abbiamo girato la palla troppo lentamente. C'è ...È qui che si gioca il vero nodo: Spalletti vuole capire fino a che punto potrà incidere sulle scelte future. Più delle cifre, contano garanzie tecniche e autonomia. Il caso portiere è emblematico: Restes e Tzolakis convincono l’area dati, Vicario e Allison rispondono invece all’idea dell’allenatore. Tra algoritmi, plusvalenze e necessità di esperienza, il ruolo di Chiellini può diventare centrale nel trovare un punto d’equilibrio. Anche perché la qualificazione alla prossima Champions, sullo sfondo, resta il fattore che può cambiare tutto.




