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Kimi Antonelli o la Ferrari? Il caso che spacca l'Italia

di Paolo Macartimartedì 16 giugno 2026
Kimi Antonelli o la Ferrari? Il caso che spacca l'Italia

3' di lettura

Dopo la brillante ma oggettivamente fortunosa vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona, dovuta a una serie di concause che hanno portato il 41enne baronetto inglese a rilanciare la Ferrari dopo due anni e 34 gare di sofferenza, si è riaperto un dibattito ben noto nella storia della Formula 1 made in Italy. Meglio che vincano le Rosse oppure è preferibile che a farlo sia un pilota nostrano, seppur con una monoposto straniera? Ovvero Kimi Antonelli sulla tedesca Mercedes?

Nella stagione che sta comunque riportando il tricolore sul gradino più alto del podio (l’ultimo titolo di Maranello, lo ricordiamo, è datato 2007, l’ultimo pilota italiano campione del mondo fu Alberto Ascari nel 1953!) la questione resta aperta: cosa pensa il popolo della Ferrari che ha sempre preferito una monoposto con il cavallino rampante e un pilota straniero a guidarla? Sono gli almanacchi di questo sport a testimoniarlo. Un esempio? Imola 1983: Riccardo Patrese, dopo aver superato la Ferrari 126C di Renè Arnoux e per questo motivo fischiatissimo e odiato dai 100.000 del circuito sul Santerno, finì in testacoda con la Williams e dalle tribune si levarono urla di gioia per il suo flop. I tifosi italiani avevano fatto ancora una volta la stessa scelta di sempre.

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Oggi la situazione è leggermente diversa. Da una parte c’è il nuovo astro della Formula che è bolognese, ha 19 anni, piace a tutti e ha vinto 5 gare rimanendo in testa al mondiale dopo il ritiro a Barcellona. Dall’altra una Ferrari F26 migliorata, guidata da un Hamilton tornato squalo («Se sente l’odore del sangue è letale...», ha detto Toto Wolff) che ha sfruttato il pacchetto di aggiornamenti studiato dai tecnici sulla F26: una nuova ala anteriore, il fondo ridisegnato, le pance più performanti. Una Rossa che, a giorni, riceverà in premio anche il jolly dall’Aduo, il meccanismo introdotto dalla Fia per recuperare cavalli dal motore. La Mercedes di Antonelli, preoccupato per l’affidabilità claudicante della sua W17, riceverà lo stesso vantaggio dall’Aduo, ma la sensazione è che la vittoria di Hamilton abbia riacceso nei tifosi italiani la frenesia di vedere una Rossa in lotta per il mondiale. Kimi ha ora 41 punti di vantaggio su Sir Lewis (156 contro 115) e 48 su Russell. Ma il dilemma degli italiani resta macroscopico: tifare per il bolognese Antonelli o per una Ferrari finalmente competitiva anche se alla guida c’è nonno sprint Hamilton (inglese) e, in alternativa, il sempre più opaco Leclerc (monegasco).

Ventidue anni separano Lewis e Kimi, l’incrocio è suggestivo anche perché il vecchio leone inglese, solitamente restio a slanci emotivi, è sempre il primo ad abbracciare l’Harry Potter bolognese: quando faceva magie vincendo o, domenica, quando ha conosciuto la delusione a Barcellona. Ma durerà questo miele fra i due? Si apre il Mar Rosso del tifo, nascono due nuove fazioni e si generano due scuole di pensiero: siamo in Italia, quasi naturale che ci si divida e si creino contrade. Nei sondaggi suggeriti da radio-box pare resistere ancora l’eterno mito di Maranello e l’impressione è che i Ferrari Club che monopolizzano il tifo preferiscono sempre un successo di Maranello alla stima verso il ragazzo d’oro della Mercedes. Senza arrivare ai fischi di Imola 1983 contro Patrese, questa è la sensazione aggiornata in vista del Gp d’Austria (28 giugno), quando mancano ancora 15 gare alla fine del mondiale. Anzi, molto più di una sensazione.

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