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Mondiali 2026, i 90 minuti che hanno stravolto l'esistenza di Vozinha

di Federico Strumolomercoledì 17 giugno 2026
Mondiali 2026, i 90 minuti che hanno stravolto l'esistenza di Vozinha

2' di lettura

Josimar José Évora Dias, in arte Vozinha. Quarant’anni appena compiuti e un’inaspettata popolarità dopo una vita da portiere giramondo. Tanto che il suo profilo Instagram è passato in poche ore da circa 50mila follower a quasi 9 milioni di seguaci. Il motivo? Una prestazione da urlo all’esordio Mondiale del suo Capo Verde contro la fortissima Spagna, fermata sullo 0-0 nella prima giornata. E nel clamoroso pareggio di Atlanta c’è la mano, o meglio i guanti, di Vozinha, autore di una serie di ottime parate a fermare Yamal e compagni. Una prestazione sontuosa, con riflessi tra i pali e uscite coraggiose, valsa all’estremo difensore capoverdiano il premio di miglior giocatore della partita assegnato dalla Fifa.

Al triplice fischio non poteva crederci nemmeno Vozinha stesso, portato in trionfo dai compagni di squadra e metaforicamente dal Paese intero, in lacrime e con la bandiera di Capo Verde tra le mani. Lui che i palcoscenici del genere li aveva solamente sognati, in una carriera, appunto, lontano dai riflettori e in cui ha lavorato anche come dentista (perché, ovviamente, a Capo Verde gli stipendi non sono come in Serie A). Dall’estate del 2024 Vozinha gioca nel Chaves, in seconda serie portoghese, dopo aver protetto porte un po’ ovunque. Gli inizi a Capo Verde, dopo la trafila nel settore giovanile del Batuque, poi tanti viaggi, tra Angola (nel Progresso), Moldavia (Zimbru Chisinau), Portogallo (oltre al Chaves, anche il Gil Vicente, dove nella stagione 2016/17 parò la bellezza di otto rigori), Cipro (Ael Limassol) e Slovacchia (Trencin). Un personaggio, insomma, con una di quelle storie che solo i Mondiali possono raccontare.

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Con quel soprannome, Vozinha, che significa “voce”, come raccontato dal diretto interessato: «Deriva dai miei nonni: non ho mai vissuto con i miei genitori. Quando sono nato, mio padre era in servizio militare e mia madre doveva lavorare sodo per guadagnarsi da vivere, quindi sono sempre cresciuto con i miei nonni», dice il portiere capoverdiano. «A fine partita ho pianto per loro, i miei nonni, che ora non ci sono più», continua Vozinha, che poi racconta di come nemmeno la madre abbia potuto assistere alla partita dallo stadio, per problemi economici: «Non è potuta venire per i soldi che avrebbe dovuto spendere per il visto». E tra chi fa il tifo per Vozinha c’è anche l’Istituto Reis, una scuola di Capo Verde, che questa estate ha (piacevolmente) dovuto rinunciare al suo apporto come allenatore di beach volley. Sì, perché per tenersi in forma e passare il tempo durante l’estate, il mitico Vozinha offre lezioni di beach volley a dei liceali capoverdiani. Quest’estate, però, per ovvie ragioni non ha potuto rispettare l’impegno. C’è un Mondiale da vivere. Da protagonista. Josimar José Évora Dias, in arte Vozinha.

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