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Donnarumma e la rapina brutale: "La moglie ha abortito per lo choc"

di Luca Puccinidomenica 13 settembre 2026
Donnarumma e la rapina brutale: "La moglie ha abortito per lo choc"

3' di lettura

Il cavo di un caricabatterie. È con quello che, la notte fra il 20 e il 21 luglio del 2023, alcuni rapinatori hanno legato il portiere della nazionale italiana Gianluigi Donnarumma e la sua compagna Alessia Elefante, a lei quel maledetto cavo l’hanno pure stretto intorno al collo. Per lo spavento, per lo shock di quel blitz violentissimo, Elefante ha perso il bimbo che aspettava.

Avenue Montaigne, Parigi: tre anni dopo, il 16esimo tribunale penale parigino ha condannato a nove anni di galera, Ilyas Kherbouch, Ganito per la gang, 21enne con una sfilza di precedenti da far paura, come mandante dell’agguato. Kherbouch dovrà versare anche una multa di 80mila euro.

GIOIELLI E CONTANTI

È il racconto di una notte di terrore, quello di tre anni fa: sette uomini che irrompono nell’appartamento del campione, lo colpiscono in faccia con pugni che lo fanno sanguinare, urlano: «I soldi, gli orologi». La coppia che consegna subito ciò che ha: un Cartier, qualche prezioso, 2mila euro in contanti. Gli autori di quegli attimi drammatici non verranno identificati tutti, il bottino che si porteranno via sfiorerà il milione di euro: eppure i soldi sono poco cosa quando, di contro, capita che per lo spavento, per essere stata tirata per i capelli, «uno di loro mi ha colpita alle cosce. Ho detto che ero incinta, ma hanno continuato», un aborto spontaneo ti porta via il bambini che hai in grembo.

È proprio quel frugoletto mai nato una delle «due vittime collaterali», secondo l’accusa parigina, di questa brutta, bruttissima vicenda: l’altra è un uomo presente al colpo che si è suicidato, nella sua cella, il 10 maggio del 2024, dopo essere stato sospettato di aver fatto la spia (e minacciato). I malviventi, quella dannatissima notte, hanno pestato anche il portiere dello stabile che aveva avuto la lucidità di fotografarli.

Non che sia stato nemmeno un caso isolato (durante il processo la procura francese ha ricordato che nella capitale le rapine commesse ai danni di persone famose, in appena tre anni, ossia dal 2022 e il 2025, sono state ben sette), ma certo questo non è un particolare che consola. Tra l’altro il nome di Kherbouch è uno di quelli attenzionati dalla polizia: è scappato (nel marzo scorso) dal penitenziario di Villepinte e sulla sua fedina penale c’è una lista di sequestri di persona lunga come uno scontrino del super.

È andata meglio, invece, al 22enne Khyan Mamouni, detto Kiki, indicato dalla procura come secondo mandante del blitz e di aver orchestrato il tutto dalla sua cella fornendo istruzioni telefoniche a chi operava “sul campo”, che però è stato assolto (la sua avvocata, Céline Dadouat si è detta «soddisfatta e sollevata»). Mentre Moktar Diop, 24 anni, uno degli esecutori della rapina, si è beccato cinque anni, di cui due sospesi con la condizionale.

PASSATI DAL TETTO

Durante la lettura del verdetto Donnarumma e compagna (nel frattempo diventata moglie) non erano presenti in aula, mentre Kherbouch ha dato in escandescenza minacciando sia i giudici che gli agenti di custodia («Venite pure, anche se siete in 50mila, non ho paura, siete una banda di puttana, mi scoperò le vostre madri»).
All’epoca il portiere ex Milan giocava con il Paris saint Germain (ora è in forze al Manchester City): i delinquenti sarebbero riusciti a intrufolarsi in casa passando dal tetto che avrebbero raggiunto grazie a una scala. «Ho detto loro che non conoscevo il codice, ma si sono arrabbiati ancora di più, convinti che stessi mentendo», ha spiegato Elefante.