Qui si parla di Nicolò Barella, bandiera dell’Inter (sì, bandiera). Nicolò Barella l’altro giorno è stato molto probabilmente il peggiore in campo di Milan-Inter 3-1: ha combinato una pu**anata nel miglior momento dei nerazzurri e ben sappiamo come è andata a finire. In generale ha messo a referto una prestazione disordinata, nevrotica, fatta di troppe scelte sbagliate. E però, di grazia, bisognerebbe anche riuscire a guardare “oltre”. C’è chi dice «Barella ultimamente sbaglia sempre» e «non è più quello di qualche anno fa». Balle.
Il problema di Barella si chiama “eccesso di generosità”, quello che in un momento in cui la catena di destra fatica a trovare gli equilibri di un tempo, lo porta a strafare per aiutare gli altri, a correre il triplo e, inevitabilmente, a perdere lucidità. Potrebbe limitarsi a fare il suo, ma non sarebbe Barella.
Quanto “all’arroganza” evidenziata in determinate giocate è vero: se l’altra sera avesse sparato il pallone nella Martesana avrebbe preso una decisione certamente più saggia rispetto a un tentativo sciatto di dribbling al limite dell’area. Dopodiché - come è normale che sia - ci ricordiamo solo degli macro errori e mai dei benefici - una marea - che quel tipo di giocate hanno portato all’Inter nel corso degli ultimi anni in termini di ripartenze e occasioni create.
Barella l’altra sera ha toppato la partita? Eccome. È stato determinate nella sconfitta? Certamente sì. Barella si merita di passare come quello “strafottente” che “non sa più giocare come un tempo”? Solo se si ha estremo bisogno di trovare ogni santa volta un capro espiatorio.




