Die Zeit martedì titolava: «La Germania rimpatria 32 uomini in Afghanistan». Sotto si leggeva: «Un portavoce del Ministero federale dell’Interno ha dichiarato che avevano commesso reati in Germania, tra cui omicidio, abusi sessuali su minori, stupro, traffico di droga ed estorsione». Iniziano i rimpatri. Lo sperano i popoli europei che non ne possono più di veder arrivare da noi persone che si macchiano di crimini (gli stessi migranti regolari che sono in Italia a vivere e lavorare onestamente sono danneggiati da costoro).
Ma nelle stesse ore il Papa ha fatto questa dichiarazione: «La remigrazione non mi sembra la risposta più cristiana». Quindi il governo tedesco non avrebbe dovuto fare quei rimpatri? Poteva e doveva. E da cattolici consapevoli della laicità dello Stato, della giustizia e delle vere prerogative del Papa, ci si chiede: a che titolo Leone XIV parla di politiche migratorie e rimpatri?
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Due suoi predecessori (sbagliando) pretesero di occuparsi pure di astronomia condannando la teoria copernicana e Galileo Galilei. Poi la Chiesa se ne pentì. La missione del Papa non è occuparsi di astronomia, né di politiche migratorie. Certo, può esortare a trattare i migranti con umanità (questo rientra nei suoi sacrosanti doveri), ma negli Stati occidentali tutti devono essere trattati con umanità, mentre nelle dittature, su cui il Papa raramente dice qualcosa di critico, di trattamenti umani non si parla. Calpestano chi vogliono. Perciò, a parte la giusta esortazione all’umanità di Leone XIV, non si capisce perché il Papa intervenga sulle politiche migratorie che spettano agli Stati.
Certo Leone ha espresso sue convinzioni politiche personali, ma non vincolano i cattolici. Sono utili solo ad essere strumentalizzate dalla sinistra. Peraltro il Papa è capo dello Stato vaticano i cui confini sono delimitati da alte e invalicabili mura e sono protetti da norme molto dure (recentemente inasprite) contro chi entra illegalmente nel territorio di quello Stato. Quindi c’è anche un problema di coerenza.
Francamente sembra che Leone XIV non abbia piena consapevolezza dei problemi drammatici provocati dall’immigrazione di massa, di ciò che rappresenta per l’ordine pubblico e la sicurezza, dei costi sociali che comporta. Né sembra conoscere le cronache di questi anni e gli scontri politici che questa situazione accende (ricordo l’infuocato dibattito dei giorni scorsi al parlamento britannico) o gli incidenti in vari Paesi. Gli equilibri politici europei sono terremotati. La stessa Ue ha varato misure per i rimpatri e per il controllo dei flussi.
Lo Stato deve poter espellere immigrati che si macchiano di crimini, ma anche poter rimpatriare chi semplicemente entra illegalmente e non ha titoli per restare nel suo territorio. Che significa dire che la remigrazione non è una risposta cristiana? Anzitutto lo Stato è laico, ma poi per la stessa dottrina cattolica i governanti devono anzitutto salvaguardare l’interesse del popolo a loro affidato. Lo dice S. Agostino (a cui il Papa dice di ispirarsi) parlando ai cristiani, quindi la cosa vale ancor più se riferita ai governanti di uno Stato laico. Egli ricorda ai fedeli il comandamento dell’amore verso tutti, ma aggiunge che «devi di preferenza interessarti di coloro che ti sono strettamente congiunti per circostanze di luogo, di tempo o di qualsiasi altro genere, che la sorte ti ha per così dire assegnato». Ovviamente lo Stato regolerà e gestirà ingressi legali di stranieri, darà rifugio ai perseguitati che ne hanno titolo giuridico, inoltre potrà fare politiche di cooperazione per lo sviluppo, ma ha il dovere, anche per la dottrina cattolica, di curare anzitutto il bene e la sicurezza del proprio popolo.
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Questo principio è parte del magistero cattolico da secoli. Leone XIII, il Papa della Rerum novarum e della dottrina sociale della Chiesa a cui Leone XIV dice di ispirarsi, ha scritto in una sua enciclica: «Siamo obbligati per legge di natura ad amare e difendere particolarmente il luogo in cui siamo nati e cresciuti, fino al punto che un buon cittadino non può dubitare di dover dare anche la vita per la patria... l’amore soprannaturale per la Chiesa e l’amore naturale per la patria sono entrambi figli della stessa sempiterna fonte, poiché hanno come causa e autore Dio stesso».
E Pio XII spiegò: «Non bisogna temere che la coscienza della fraternità universale, inculcata dalla dottrina cristiana, e il sentimento che essa ispira, siano in opposizione con l’amore che ognuno porta alle tradizioni e alle glorie della propria Patria; e [non bisogna temere che] impediscano di promuoverne la prosperità e gli interessi legittimi. Perché questa stessa dottrina insegna che nell’esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, per cui si deve portare un amore più intenso e fare del bene di preferenza a coloro cui siamo uniti da legami speciali. Lo stesso Divin Maestro diede l’esempio di questa preferenza verso la sua terra e la sua patria quando pianse per l’imminente distruzione della Città santa».
Alla luce della dottrina cattolica, il card. Gerhard Müller, che Benedetto XVI nominò a capo dell’ex S. Uffizio, tempo fa ha tratto le conclusioni: «La Chiesa deve difendere la dignità umana di tutti gli uomini, migranti illegali compresi. Tuttavia, occorre ricordare che nessuno ha il diritto di vivere dove vuole. Intervenire sull’immigrazione illegale non è affatto contro i diritti umani. Di fronte all’immigrazione illegale, uno Stato ha il diritto di rimandare la gente nei Paesi d’origine se lì non rischia la vita. Dobbiamo aiutare i Paesi in via di sviluppo, ma non possiamo pensare, ad esempio, che tutta la popolazione dell’Africa possa trasferirsi in Europa per risolvere i problemi».




