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Accanimento

Fmi e Germania hanno truccato le carte
per papparsi l'Italia

L'obiettivo di Berlino è metterci in ginocchio per controllare i nostri gioielli: energia, industria e banche
Christine Lagarde, presidente del Fmi e il cancelliere tedesco Angela Merkel

 

di Carlo Pelanda

Da un paio di mesi sto cercando di capire perché il costo di rifinanziamento del debito italiano sia il doppio di quello che sarebbe giusto in base ai dati economici fondamentali ed alle azioni recenti del governo. Il Centro studi di Confindustria stima che il differenziale realistico – appunto, basato sull’analisi dei fondamentali –  tra titoli di debito italiani e tedeschi (spread) dovrebbe essere di 164 punti e non di quasi 500. E avverte che se i tassi teorici e reali convergessero, l’Italia, nel medio termine, tornerebbe in crescita invertendo la tendenza recessiva e, soprattutto, la crisi del credito, e bancaria, che dipende direttamente dall’eccesso di sfiducia sul nostro debito. Se non convergeranno, invece, la recessione sarà devastante, in avvitamento. 

Per evitare tale scenario catastrofico - Confindustria ritiene necessario uno scudo anti-spread più efficace di quello ora in discussione nelle sedi europee. Sensato. Ma l’efficacia dello scudo anti-spread risentirà comunque dell’opinione del mercato in relazione all’Italia. Con questo in mente ho chiesto spiegazioni ai principali attori del mercato finanziario. La risposta concorde è stata: leggiti cosa scrive il Fondo monetario sull’Italia, che è la fonte dati principali a cui si ispirano tutti quelli che devono valutare i rischi sovrani, e, visto che sei del mestiere, capirai perché pretendiamo un premio di rischio del 6% e oltre per comprare titoli decennali di debito italiano, e perché siamo incerti se acquistarli o meno. Ma è immotivato l’eccesso di negatività del Fmi sull’Italia, ho risposto. Prova che sbaglia, hanno ribattuto scettici. Per questo sono andato a confessare parecchi analisti e funzionari del Fondo, raccogliendo le confidenze che qui sintetizzo.

L’estate rovente - Nella tarda primavera del 2011, quando la crisi si estese all’Italia, una parte dello staff del Fmi, in particolare quello di nazionalità italiana, voleva che il Fondo rendesse pubbliche le analisi sulla sostenibilità del debito e sui fondamentali dell’economia italiana che non giustificavano l’inasprirsi della pressione dei mercati e il conseguente innalzamento dello spread. Questa posizione uscì sconfitta per due motivi. Primo, si formò un asse occulto tra il direttore generale Lagarde e il rappresentante tedesco presso il Fmi, con la benedizione di quello francese, volto a mantenere altissima la pressione sul’Italia. Non solo il Fmi non dischiuse le  valutazioni favorevoli sull’Italia ma chiese, con il sostegno tacito della Germania, un monitoraggio rafforzato sull’Italia,  strumento che dal 2004 a oggi è stato utilizzato solo per Nigeria e  Giamaica. Tale mossa, nelle intenzioni dell’alta direzione del Fmi e della Germania, doveva essere il precursore per costringere l’Italia ad accettare un «programma» di circa 90 miliardi: non tanto per rifinanziare il debito pubblico italiano, ma finalizzato a mettere sotto controllo totale (un prestito serve ad imporre condizioni) le decisioni economiche e di bilancio del governo italiano. Infatti nel vertice G20 di Cannes, nel novembre 2011, Lagarde annunciò una nuova forma di prestito (Precautionary and Liquidity Line; PLL) che molti analisti e giornalisti – si vedano le agenzie Bloomberg e Reuters  di quel periodo – valutarono concepita specificamente per mettere in gabbia l’Italia. Secondo motivo. Il governo italiano non intervenne a sostegno degli analisti che volevano ripristinare la verità tecnica sull’Italia e questi, non sentendosi sostenuti dal governo interessato, smisero di insistere. Ed è ancora così, misteriosamente.

Tesi tedesca - Da allora le pubblicazioni ufficiali del Fmi tendono fedelmente a riflettere la posizione tedesca sull’Italia: consolidamento fiscale e riforme strutturali in tempi ed intensità insostenibili. Non trovano spazio in tali pubblicazioni le analisi interne del Fondo che mostrano come nella crisi dell’euro l’effetto contagio sia dirompente; come i tassi italiani si muovano in risposta ad analoghi movimenti di quelli spagnoli. Se si fosse dato spazio a queste analisi, la conclusione sarebbe stata che l’Italia era vittima di contagio e che avrebbe dovuto beneficiare del supporto sistemico della Bce, cosa che la Germania assolutamente non voleva. Nelle analisi pubblicate, inoltre, non vi è traccia delle preoccupazioni dello staff per gli alti tassi di interesse italiani che, lungi dal facilitare le riforme, ne ostacolano la loro realizzazione proprio per mancanza di accesso ai mercati a costi sostenibili. Ugualmente, non vi è alcuna critica pubblica o semipubblica alla Bce, che, invece, dallo staff Fmi viene percepita come elemento del problema, non della soluzione. Anzi, in ossequio alla volontà tedesca, la Bce viene inserita nella troika che impone e controlla la condizionalità dei Paesi membri dell’euro, un fatto assolutamente inedito nella storia del Fmi e che trova la ferma opposizione degli Stati Uniti. In tutte le pubblicazioni, con l’eccezione – per altro insufficiente - dell’ultimo numero del Fiscal Monitor,  non vi è alcun tentativo di analizzare in forma separata e specifica l’Italia che, invece, viene sempre appaiata alla Spagna o ad altri Paesi periferici. Quest’approccio metodologicamente infondato e politicamente distorto, in quanto i problemi dell’Italia sono diversi dagli altri, nonché molto minori,  continua in questi giorni in cui l’Italia continua a essere associata alla Spagna senza che si faccia chiarezza sul percorso di riforme intrapreso da Roma in una condizione strutturalmente molto più solida rispetto a quella di Madrid.

Colpe e assedi - L’Italia è certamente colpevole di disordine economico, per esempio la lentezza delle riforme e l’inconsistenza di gran parte dei politici, partiti e sindacati. Inoltre non possiamo nasconderci che nel 2011 ha perso credibilità in modo totale. Ma i suoi fondamentali sono decenti, ha fatto riaggiustamenti economici, pagati con il sangue del popolo produttivo, come nessuna altra nazione. E, pur se da poco, comincia a tagliare spesa pubblica invece che alzare le tasse ed a valutare, pur ancora timidamente, operazioni patrimonio contro debito. Francamente non si merita uno spread così alto e devastante né tantomeno che le valutazioni del Fmi non riconoscano gli aspetti positivi e specifici della nazione. Si tratta di guerra economica condotta dalla Germania contro l’Italia, per  indebolirla e meglio condizionarla, o  solo di una diversità o di errori analitici, per la loro tipica ansia che distorce le visioni, dei tedeschi? Alcuni indizi fanno propendere per la prima ipotesi, dal momento che sono in atto tentativi di conquista di posizioni di controllo nei settori industriali, dell’energia (Ansaldo) e bancario e forti compressioni della presenza italiana nei mercati esteri.

Linea prudente - Il governo Monti non vuole rispondere, e un suo esponente mi ha suggerito di non portare questo tema sulla stampa dopo un primo articolo pubblicato su Il Foglio, perché  sta tentando una strategia non conflittuale di convincimento della Germania, nella paura che Berlino possa «catastrofarci» se la denunciamo e sfidiamo. O preferisce tenere nascosti i difetti di gestione dell’immagine italiana presso il Fmi e altrove? Per questo chiedo alle Commissioni parlamentari Esteri e Difesa, se possibile in sessione congiunta in quanto il problema è di sicurezza nazionale, di chiamare in audizione chi può dettagliare ed espandere gli indizi qui riferiti per decidere se siamo oggetto di un attacco o meno e se, in caso, il governo sia attrezzato per la giusta difesa. Secondo me la nazione è sotto attacco e dovrebbe reagire con massima durezza e determinazione. Ma è meglio che siano le istituzioni ad accertarlo in modi approfonditi, vigileremo che lo facciano.

www.carlopelanda.com

 

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Commenti all'articolo

  • chimangio

    22 Luglio 2012 - 20:08

    Sono perfettamente d'accordo con l'analisi. Il problema è soprattutto dato dalla pusillanimità ed infamia dei nostri politici. Nonostante la situazione al limite del fallimento, continuano con vecchie e ritrite litanie che servono solo al mantenimento dei loro privilegi. NESSUNO, DESTRA E SINISTRA, SI PREOCCUPA DI DISCUTERE SERIAMENTE DEL MOMENTO ECONOMICO DEL PAESE. Fanno perfino finta di parlare di riforme istituzionali, di riforma elettorale; ma si sono chiesti per chi e per che cosa. Alla data delle teoriche elezioni potrebbero (me lo auguro) e potremmo non esserci più almeno in questa forma. Tra quelli al momento in campo, quello che prenderebbe più voti potrebbe arrivare al 25%. E con questo dovremmo fare un governo forte in grado di competere in Europa! Poveri noi!

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  • veneziano49

    22 Luglio 2012 - 12:12

    Ho sempre seguito il prof.Pelanda,mente illuminata di cui Berlusconi dovrebbe tenere conto come Giannino. Se fosse vero,ma è sicuramente così,si dimostra che il Presidente della Repubblica è stato messo sotto scacco e costretto al forzoso cambio a palzzo Chigi,gli è stato imposto il prof.Monti.Di fatto la Germania ha creato per una seconda volta una Repubblica di Salò,fittizia,per fregare al meglio l'Italia.Berlusconi con i suoi studiosi di economia e con Pelanda,dovrebbe presenatrsi sulle sue TV ed accusare di colpo di Stato da parte di agenzie speculative esterne, a meno che non fosse stato ricattato pure sull'andamento azionario di Mediaset. Dovrebbe dire agli italiani come la pensa,perchè se ci hanno fottuto la democrazia,dobbiamo prendere i forconi e la nostra liberta e si fotta pure l'euro e la Germania.

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  • lupodellasila

    22 Luglio 2012 - 12:12

    Cose da romanzo!!! Roba da "I tre Moschettieri"! Ci stanno facendo a fettine con la complicità del disinteresse tecnico e della "voglia di poltrona" dei nostri parlamentari. E questo si trascina da ventanni. Finalmente ci stanno riuscendo.Da Bulgari a Fiuggi, da Ducati a Ferrero, da Galbani a Cirio, da Palmolive ad Armani.......... la filiera delle sottrazioni non conosce soste. Presto arriveranno anche al Pantheon, poi agli Uffizi ed ai Bronzi di Riace, così carpiranno le Dolomiti, i Parchi nazionali e la Valle dei Templi. Solo allora ci diranno che lo SPREAD starà stabilizzandosi verso i 256 punti. Sicchè con un'altra botta e via si fotteranno a prezzi di SALDI la Sila, il Gargano e la laguna Veneta. Finalmente satolli ci comunicheranno il nuovo e rassicurante valore dello SPREAD: 118!!! E tutto ciò con grande meraviglia del Parlamento italiano. Cazzo, che bravi che saremo stati!

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  • dinopan

    22 Luglio 2012 - 11:11

    è ora che la parte sana del paese dica chiaramente basta a questo andazzo. è chiaro che ci stanno affossando, ma se non tiriamo fuori l'orgoglio e la determinazione non ne usciamo. Una volta tanto cerchiamo di mostrare anche la parte migliore di questo paese.

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