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Legge di stabilità, da gennaio 2016 scatta l'aumento dell'Iva

Nicoletta Orlandi Posti
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Matteo Renzi una settimana fa, ospite di Nicola Porro, parlando in diretta della legge di stabilità aveva detto che l'Iva non sarebbe aumentata grazie a un provvedimento fatto dal governo per contrastare una clausola del governo precedente. Promesse. La realtà è tutt'altra. Ben nascosta nelle pieghe della manovra, all'articolo 45 quello rubricato "Ulteriori misure di copertura", c'è la prova che Renzi ci ha preso in giro. La fregatura - Nero su bianco c'è scritto che tra quattordici mesi l'Iva e le accise aumenteranno. E questa volta, puntualizza il Messaggero, non si tratta di una "clausola di salvaguardia", ovvero una misura di sicurezza destinata a scattare solo nel caso in cui altri strumenti, come la spending review, dovessero fallire. Le aliquote Iva del 10% e del 22%, spiega il testo, sono incrementate a decorrere dal primo gennaio del 2016. Punto e basta. Nella bozza della legge di stabilità mancano ancora le cifre di questo aumento. Ma non saranno irrilevanti, né indolori. Gli incrementi - Se l'incremento fosse interamente concentrato sull'aliquota al 10 e quella al 22%, spiega Andrea Bassi, entrambe potrebbero salire di due punti percentuali già dal primo anno. Uno scenario da brividi, come ammesso dallo stesso documento del governo. Se la clausola dovesse scattare, secondo le stime del Def, comporterebbe alla fine del periodo una perdita di Prodotto interno lordo di 0,7 punti percentuali e una caduta dei consumi di 1,3 punti. Se l'aumento dell'Iva a partire dal gennaio del 2016 dovesse essere confermato nelle versioni definitive della legge di stabilità, è prevedibile che il prossimo anno il governo dovrà iniziare una lunga corsa contro il tempo per mettere a punto una manovra in grado di reperire risorse da altre fonti in grado di scongiurare il balzo delle imposte. La vecchia clausola - L'aumento dell'Iva e delle accise ingloba la vecchia clausola di salvaguardia dei conti pubblici inserita dal governo Letta nella manovra dello scorso anno. Una norma che prevedeva un taglio lineare di 3 miliardi nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 miliardi nel 2017, di tutte le agevolazioni fiscali nel caso in cui la spending review delegata al Commissario Carlo Cottarelli non avesse prodotto i risultati sperati. Il governo Renzi ha parzialmente disinnescato questa clausola. Il taglio da 3 miliardi per quest'anno è stato azzerato, mentre quello da 7 del prossimo è stato ridotto a 4 miliardi. Non è detto tuttavia, che l'incremento dell'Iva e delle accise del 2016 si limiti a questi 4 miliardi.

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