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Il giallo del messaggio durante la prigionia

Greta e Vanessa, le cattive compagnie via chat che le hanno fregato

Greta e Vanessa

La procura di Roma ha confermato, come aveva scritto Libero domenica scorsa, di avere aperto un fascicolo sulla rete dei siriani del bolognese, collegato al rapimento avvenuto proprio in Siria di quattro giornalisti italiani nell'aprile 2013. È in quel fascicolo che sono contenute le intercettazioni dei Ros che avevano pizzicato al telefono con i siriani di Bologna anche Greta Ramelli. I magistrati hanno fatto sapere che il fascicolo non ha al momento indagati, e che quindi non lo è nemmeno il pizzaiolo siriano Mohammed Yaser Tayeb, titolare della “L’è bon da mat” di Anzola dell’Emilia.

Una volta esclusa la sua iscrizione nel registro degli indagati, lo stesso Tayeb - che aveva parlato con Greta del kit di primo soccorso che le ragazze portavano ai combattenti siriani nella missione in cui poi sono state rapite - ieri ha tenuto a dire: «Sono un siriano incensurato che dallo scoppio della repressione in Siria si è adoperato per aiutare la popolazione civile duramente perseguitata dal regime di Bashar Al Assad. Non sono colpevole di alcun reato, se non quello di aver resistito e di essermi opposto ad un regime sanguinario unicamente aiutando la popolazione civile siriana più sfortunata di me che ho avuto il privilegio di vivere in Italia». A proposito di un altro dei “ragazzi siriani” del bolognese - lo studente della scuola di ingegneria e architettura della università di Bologna, Maher Alhamdoosh, che fece da interprete ai giornalisti italiani rapiti con lui nel 2013, è stata resa pubblica anche la precisazione della onlus Time4Life per cui lavorava.

Ad intervenire, dopo un articolo di Libero, è stata la presidentessa italiana della Ong, Elisa Fangareggi. Prima ha precisato di non avere mai aiutato quel ragazzo ad accreditarsi alla Farnesina o presso altre amministrazioni pubbliche come interprete, poi ha preso nettamente le distanze da Maher: «Time4Life si è avvalsa per ragioni organizzative e di traduzione, dell’apporto come volontario del signor Maher Alhamdoosh fino al marzo 2014. Da quel momento, per divergenze di natura organizzativa e una volta venuto meno il rapporto di minima fiducia con lui sono terminati tutti i contatti e qualsiasi rapporto fra il direttivo di Time4Life, il signor Maher e i suoi collaboratori al campo di Baba el Salam». Parole pesanti, se si pensa che chi oggi le pronuncia, la Fangareggi, negli anni scorsi girava le scuole della provincia bolognese spesso insieme ad Alhamdoosh per coinvolgere gli studenti nel dramma della Siria.

Non c’è dunque poca confusione sulla rete di rapporti attraverso cui Greta e Vanessa avevano organizzato il loro viaggio clandestino in Siria. È la procura di Roma ad indagare, così come è sempre avvenuto per tutti i casi di sequestri di cittadini italiani all’estero. La vecchia informativa dei Ros è già allegata al nuovo fascicolo, proprio per le intercettazioni telefoniche che dimostrano come fu organizzato quel viaggio. Ma gli inquirenti hanno avuto l’impressione di una grandissima leggerezza e ingenuità delle due ragazze nell’organizzazione del loro viaggio attraverso una rete di persone che consideravano "amiche", pure avendole incontrate al massimo una volta in un precedente viaggio e in alcuni cosi conosciute esclusivamente attraverso i social network. Non sarà facile indagare, perchè questa rete siriana di Greta e Vanessa poggiava soprattutto sulle fila della resistenza ad Assad nella città di Homs, dove si mischiava un po’ di tutto: la resistenza degli universitari e degli abitanti della zona, arruolati e armati alla bell’e meglio nell’Esercito libero siriano, e gruppi fondamentalisti islamici in vari modi collegati ad Al Qaeda (non all’Isis).

Uno degli amici di facebook delle ragazze citato domenica in un servizio su Libero, Yahya Alhomse, dirigente del Fronte Al Nusra nella città di Homs, deve essere stato avvisato di quanto scritto, perché in fretta e furia ha tolto la foto di Bin Laden che identificava il suo profilo. Ma è in quella impalpabile rete che oggi si inizia ad indagare con tutte le difficoltà del caso. E’ possibile che ci fossero rapporti di amicizia vera, come sembra essere quello che entrambe le ragazze avevano con un ragazzo siriano islamico che non rivela la sua identità sui social network (dove si è registrato come Maxemiliano Maximo e con nome arabo Abu Victor Shami). Sia Greta che Vanessa si sono molto legate a lui, che celebra ogni giorno i martiri islamici della resistenza, e che sul proprio profilo ha come immagine proprio un biglietto scritto in stampatello da Greta, che lo consola spiegandogli che Dio è con lui e lei pure. Il ragazzo però ha postato il 9 novembre scorso anche una chat tenuta con Vanessa che dice di non volere «paragonare le mie sofferenze alle tue.

Ma solo farti sapere che c’è gente come me che vorrebbe realmente prendere metà del tuo dolore e condividerlo, soffrire insieme ed essere forti insieme, perchè la gente siriana è come la mia famiglia e ora ho gli occhi pieni di lacrime mentre scrivo...». Un post che ha stupito perfino gli altri amici siriani che gli hanno chiesto, senza avere risposta: «Ma quando te l’ha scritto?». E che ora interessa gli inquirenti come tutta la rete di amicizie di Homs.

di Fosca Bincher

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Commenti all'articolo

  • irucangy

    24 Gennaio 2015 - 17:05

    Pensate, 12.000.000 di dollari per liberarle. Non ho parole. Si fosse trattato di un lavoratore, di un tecnico o qualcosa del genere avrei capito ma non approvato, ma per queste due non approvo e non capisco. Abbiamo tirato fuori dei soldi, noi tutti italiani, dalle nostre tasche, per liberare due conniventi con i fanatici islamici. Incredibile...

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