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Le priorità del nuovo esecutivo

Lavoro, fisco, esodati: ecco le priorità di Letta

Disoccupazione, lavoro, Imu, Iva, Tares: ecco i punti prioritari del nuovo esecutivo

Lavoro, fisco, esodati: ecco le priorità di Letta

 

Ammortizzatori sociali, fisco e pubblico impiego: sono i dossier aperti che finiranno sul tavolo del nuovo esecutivo con codice rosso. Quella del lavoro è la prima emergenza che il futuro governo dovrà affrontare con una disoccupazione in crescita, soprattutto tra i giovani, e il problema del rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per l’intero 2013. La cig in deroga è coperta infatti solo fino a giugno. Secondo i sindacati circa mezzo milione di lavoratori, dopo aver perso il posto, rischia di restare anche senza sostegno al reddito. Per le organizzazioni sindacali servono 1,5 miliardi di euro per poter garantire tutto il 2013 e chiudere l'ultima coda del 2012. 

La partita dell'Imu - La partita più dura, dal punto di vista delle coperture, il governo dovrà giocarla sul fronte fiscale con un peso delle tasse ormai al 44%. C'è da affrontare il nodo dell’Imu sulla prima casa che vale 4 miliardi, lo stop all’aumento dell’Iva che scatterà a luglio e il rinvio della Tares. Senza considerare gli aumenti delle addizionali Irpef. L'imposta sugli immobili è la vera spada di Damocle che pende sul nuovo governo con il Pdl in pressing per restituire il versamento 2012 e al contempo abolire l’Imu sulla prima casa. Il Pd è invece più favorevole a una rimodulazione, magari con un’esenzione fino a 400-500 euro che potrebbe essere compensata da un intervento sui grandi patrimoni. Nel 2012 il gettito Imu è stato di circa 23,7 miliardi, di cui 4 miliardi dalla prima casa. L'altra patata bollente è la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, ormai prossimo, per cui serviranno circa 2 miliardi e il rinvio della Tares, la nuova tassa sui rifiuti e servizi che rischia di diventare una vera e propria stangata di fine anno. Per evitarla sarà necessario un altro miliardo. 

Gli esodati - Ma restano anche altri nodi da sciogliere, come quello degli esodati. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha firmato il terzo decreto sui salvaguardati che riguarda 10.130 lavoratori, che si aggiungono alla prima tranche di 65mila e alla seconda di 55mila. In totale quindi una platea di circa 130.000 persone ma ne restano fuori ancora parecchie migliaia. Il numero esatto di soggetti interessati è ancora sconosciuto così come l’ammontare delle risorse necessarie. 

L'occupazione - Sul fronte del pubblico impiego le questioni aperte sono diverse: c'è da gestire lo smaltimento degli esuberi, il blocco degli aumenti contrattuali e degli scatti d’anzianità per cui non è ancora stato firmato il decreto e i contratti in scadenza dei precari. Sono quasi 3,5 milioni gli statali interessati dal blocco degli stipendi che si protrae ormai da due anni e che rischia di proseguire anche nel 2014. Senza considerare che ci sono 2,7 milioni che attendono il rinnovo contrattuale. Una vera e propria emergenza è poi quella dei giovani precari della p.a per i quali è fissata per il 31 luglio la scadenza della proroga dei contratti a tempo determinato prevista dalla legge di stabilità. Secondo i sindacati, se tale scadenza non verrà modificata, almeno 100mila lavoratori rischiano di rimanere senza lavoro. 

 

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Commenti all'articolo

  • annunziata

    30 Aprile 2013 - 11:11

    l'escamotage degli esodati continua ad andare di moda. Furbetti che forti del gruzzolo ricevuto per licenziarsi e dei risparmi accumulati pensavano di vivere comodi quei pochi anni che mancavano alla pensione contando anzi pretendendo che il sistema pensionistico non cambiasse le regole come ha fatto da anni : sapevano di rischiare ma hanno scommesso. Perché noi dovremmo pagare la loro scommessa? Come pensiamo di uscire dalla crisi senza mai scontentare nessuno anche quando hanno torto marcio? Perché non staniamo i finti poveri che sono molti di più dei ricchi e coloro che hanno rendite e privilegi ormai anacronistici? e gli enti inutili? Credo ci vogliano altri cinque anni di stagnazione per intaccare strutture ormai consolidate e indurre al cambiamento della cultura dei diritti senza responsabilità. In un'italietta dai mille soggetti come si può pensare alla responsabilizzazione collettiva? Bisogna aspettare di diventare mediamente più poveri.

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