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Le primarie del Pdl

Ma le finte primarie
lasciamole alla sinistra

Il centrodestra ha bisogno di una competizione vera e aperta. Le regole devono consentire anche ai Montezemolo e ai Passera di correre per la vittoria

Poi magari ci stupiranno e faranno primarie serie e crudeli, all’americana, con tanto di outsider usciti fuori da dove non te lo aspetti. Come Barack Obama nel 2007, quando sovvertì i pronostici liquidando la favoritissima Hillary Rodham Clinton. Uno scontro vero, al termine del quale resta in piedi  il migliore. Sarebbe bellissimo. Ma qui l’andazzo pare molto diverso. Al momento il convento del Pdl passa Angelino Alfano e Daniela Santanché. Siamo agli inizi, le regole della competizione devono ancora essere scritte e può accadere di tutto, ma le premesse non convincono e l’aria che tira non è rassicurante.

Il problema è la risposta che si dà alla domanda: a cosa servono le primarie? Grandissima parte della dirigenza pidiellina, oggi, è convinta che servano a dare una investitura popolare, come direbbero a sinistra “dal basso”, ad Angelino Alfano, segretario del partito e candidato premier in pectore. Di lui più o meno tutti i dirigenti del Pdl raccontano ottime cose, ma gli imputano il difetto di essere stato investito dell’incarico che ricopre, di non esserselo conquistato con lo scontro politico. «È bravo, ma proprio per questo sinora ha avuto la strada spianata. Gli elettori lo percepiscono come uno messo lì da Berlusconi», dicono di lui. Il lavacro purificatore delle primarie sarebbe quindi un passaggio indispensabile per presentare agli elettori un Alfano nuovo, forgiato nella sfida interna dinanzi agli elettori del Pdl. 

È lo stesso principio che ha spinto la sinistra a fare le primarie farlocche del 2005 e del 2007: una liturgia di massa davanti alle telecamere, il cui vincitore era scontato e nella quale gli altri candidati correvano non per vincere, ma per esibire il proprio peso, fosse pure del 3%, e farlo valere negli equilibri futuri. Così nel Pdl, a ottobre o quando sarà, Alfano correrebbe per farsi incoronare dal popolo e la sua sfidante Santanché, che nel cuore del Cavaliere occupa un posto importante quanto quello del delfino, potrebbe andare a testa alta se dimostrasse di rappresentare un quinto o un terzo dell’elettorato del Pdl.

Ma è questo ciò a cui servono le primarie? A fare come ha fatto in passato e farà anche stavolta la sinistra, a rivestire con una patina democratica una scelta già presa ai piani alti? Se è così, povero Pdl e povero centrodestra: la sconfitta alle politiche è assicurata. Pier Luigi Bersani può contare su sondaggi assai più favorevoli e un’alleanza più vasta (nel Pdl c’è la convinzione che il segretario del Pd abbia già in tasca l’accordo con Pier Ferdinando Casini: del resto, la prima cosa che dovrà fare il prossimo parlamento sarà eleggere il nuovo presidente della Repubblica, e quindi gli spazi per un’intesa Bersani-Casini sono ampi, come conferma la rabbia di Romano Prodi, che si sentiva il Quirinale in tasca e se lo è visto sfilare). Serve altro.

Le primarie avranno senso, e potranno dare speranza di vittoria alle elezioni politiche, solo se saranno una selezione darwiniana per la scelta del migliore. Che è anche l’unico modo possibile per sancire il passaggio nell’era post-berlusconiana. Occorre quindi che siano primarie davvero aperte a tutti: partiti alleati, movimenti d’opinione, think tank e aspiranti leader della sedicente area moderata. Non dovranno essere le primarie del Pdl, che semmai potrà organizzarle, ma le primarie di un’intera coalizione. Che al momento non c’è, ma da qui a ottobre dovrà pure essersi formata. In compenso esiste un popolo che chiede solo di essere rappresentato al meglio.

Luca Cordero di Montezemolo nutre aspirazioni politiche per se stesso e la sua Italia Futura, ma continua a traccheggiare, ha paura a rompere gli indugi? Le primarie dovranno essere organizzate in modo da non dargli più scuse: aperte, apertissime anche per lui, che deve poter partecipare e, se ottiene i voti, vincerle. E così per Corrado Passera, per ogni altro candidato indipendente, per i ministri del governo Berlusconi che hanno credito da spendere, per qualche giovane sindaco del Pdl il cui nome al momento non conosciamo, ma che scalpita per proiettarsi sulla scena nazionale (ce ne sarà pure uno), magari per la Lega e i suoi leader cinquantenni e per chiunque creda di poter rappresentare la metà abbondante degli italiani portando avanti idee nel solco della tradizione liberale, riformista e conservatrice. 

E se a vincere sarà Alfano o un altro esponente della attuale nomenclatura, benissimo: potrà dire – a differenza di Bersani - di averlo fatto in primarie vere contro candidati veri. Altrimenti, meglio evitare: a fare le primarie col vincitore annunciato circondato dagli sparring partner di turno, spacciandole per un grande trionfo della società civile, a sinistra sono molto più bravi. Di scimmiottature tristi nessuno sente il bisogno, tantomeno gli elettori di centrodestra.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    11 Giugno 2012 - 11:11

    bisognerebbe informarsi adeguatamente: farlocchi sono stai i vostri tesseramenti, non le primarie del PD

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