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Le dieci piaghe di Napolitano

Mattias Mainiero
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Dai sette savi di Platone (Solone, Biante, Pittaco, Cleobulo, Chilone, Misone) ai 10 saggi di Napolitano (Onida, Mauro, Quagliariello, Violante, Giovannini, Pitruzzella, Rossi, Moavero Milanesi, Giorgietti, Bubbico). I greci già in passato erano in ristrettezze. Noi italiani, invece, continuiamo a non badare a spese. Luigi Flaiano Pescara   Divertente, caro Flaiano. Gliene propongo un'altra. Visto che alla fine i dieci saggi italiani che prendono il posto dei sette savi di Platone combineranno poco, che ne dice delle dieci piaghe d'Italia. Lo stile è quello dieci punizioni egiziane. Prima: tramutazione dell'acqua in sangue. Già fatto, grazie alle superbollette idriche e anche dell'energia elettrica, del gas e di tutto il resto, senza contare Imu e Tares in arrivo. Seconda: invasione di rane dai corsi d'acqua. Per la verità, però, non sono rane: grilli e grillini nella pozzanghera romana. Terza: invasione di zanzare. Sempre loro, i grillini arrivati a Roma. Ufficialmente dovrebbero essere quasi dei fantasmi. Ordine di Beppe: muti. Si vedono dappertutto. Parlano, discutono, dettano legge. E ogni volta che pungono sono dolori. Quarta: invasione di animali feroci. Piaga cronica in Italia: politici pirana, giaguari, smacchiatori di giaguari. Qualche serpente con la lingua biforcuta. Ogni tanto anche qualche pirla, che però non è un animale e non è feroce. Quinta: moria di bestiame. Basta sostituire il bestiame con gli imprenditori. Sesta: ulcere su animali e umani. Chiamatela, se volete, la piaga di Equitalia. Va bene anche l'Agenzia delle Entrate. Settima: grandine. Una volta pioveva e il governo era ladro. Poi i governi si sono specializzati. Grandine, appunto. Ottava: invasione di cavallette. Di solito, il fenomeno si verifica dopo ogni elezione politica. Passano loro, mangiano e non rimane più nulla. Nona: tenebre. Quelle che arrivano dopo il passaggio delle cavallette. Decima: morte dei primogeniti maschi. E qui, caro Flaiano, noi facciamo le corna, anche se non siamo necessariamente primogeniti. E li chiamavano i saggi di Napolitano. mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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