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Vittorio Feltri punge Matteo Renzi: "Cosa fai, ora ti astieni?"

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Caro Matteo Renzi, sa che io simpatizzo per lei, non tanto per quello che dice quanto per come lo dice. Il suo eloquio è tra i migliori che si possa udire in Parlamento e in televisione. Ho assistito con molta curiosità al suo assalto alla diligenza di Giuseppe Conte, nella mezza convinzione che questa fosse la volta buona per defenestrare il premier. Quando poi lei ha ritirato dal governo le sue due ministre, mi sono del tutto persuaso che Palazzo Chigi fosse pronto a liberarsi dell'attuale occupante.

Sorvolo sulle manovre in atto tra i politici al fine di evitare lo scioglimento delle Camere, fonte di sussistenza per deputati e senatori. Vedremo come reagirà il foro boario dove si svolge intenso il mercato delle vacche. Ora però apprendo da vari giornali: lei, nonostante il casino divertente che ha messo in piedi negli ultimi tempi, sarebbe disposto in aula, al momento del voto di fiducia, ad astenersi. La cosa mi sorprende e mi suggerisce una domanda inquietante: ma è lecito conoscere, nel caso lei dopo aver lanciato il sasso nasconda la mano, quale sarebbe il senso della sua strategia? Prima ha preso a schiaffi Conte e adesso gli dà una carezza rassicurandolo: «Giuseppe, ho scherzato, suvvia, non te la prendere e rimani pure al tuo posto con la mia benedizione».

 

 

Come altro potrei interpretare questa sua mossa che assomiglia molto all'abbassamento dei pantaloni sul più bello della pugna? Caro Renzi, io non voglio essere critico in modo aspro nei suoi confronti, eppure mi farebbe piacere capire dove voglia arrivare, quale scopo si prefigga di raggiungere. Mi dia almeno un suggerimento che consenta di orientarmi e di spiegare ai lettori di Libero cosa debbano aspettarsi. In altre parole, il presidente del Consiglio lo considera ancora digeribile oppure continua a starle sul gozzo? Ce lo dobbiamo tenere per altri mesi, magari anni, oppure è giunto il momento di licenziarlo? Soprattutto, lei come intende davvero agire, è in procinto di cedere ai numerosi amici e sodali di Giuseppe, denominato «avvocato degli italiani», oppure ritiene di poter tenere duro onde portare a termine l'operazione di cambiamento dell'esecutivo concessoci dal diavolo?

Una chiosa. Ho l'impressione che se lei, in effetti, ha deciso di mollare la presa intorno al collo del premier, perderebbe i pochi consensi che rimangono al suo partitino. Forse il popolo non è in grado di afferrare le sottigliezze della sua politica, io neppure, mi tocca ammetterlo. Dunque, ci illumini, per favore, e facciamola finita una volta per sempre.

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