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Enzo Striano e la rivoluzione napoletana

Con il titolo “Il resto di niente” lo scrittore fece una immersione nella Napoli di fine ’700 occupandosi della Rivoluzione Partenopea attraverso la figura della marchesa Eleonora de Fonseca Pimentel
di Sergio De Benedettimartedì 28 aprile 2026
Enzo Striano e la rivoluzione napoletana

2' di lettura

Con il titolo “Il resto di niente” lo scrittore Enzo Striano fece una immersione nella Napoli di fine’700 occupandosi della Rivoluzione Partenopea (22 gennaio/13 giugno 1799) attraverso la figura della marchesa Eleonora de Fonseca Pimentel (Roma 1752/Napoli 1799), figlia di Clemente e Caterina Lopez de Leon, entrambi portoghesi. L’Opera è una capillare ricostruzione degli eventi succedutisi in poco meno di cinque mesi che però spazia nel prima e nel dopo della durata ufficiale. A parer di molti e nonostante si sia scritto di questo drammatico avvenimento con autori validi e documentati, tutti sono concordi nel definire l’opera di Enzo Striano come la migliore nella ricostruzione storica degli avvenimenti dove, oltretutto, la turpe vicenda anche familiare della Marchesa con la sua tragica fine, trova rispondenza con le rappresentazioni storiche della Rivoluzione stessa.

Terminato di scrivere nel 1982, venne pubblicato con qualche iniziale difficoltà nel 1986. Nato a Napoli il 22 febbraio 1927 da Pasquale, ferroviere, ed Antonia Fadda, maestra elementare, fin dalla frequentazione liceale si occupò di gestire il giornale della scuola. Iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università Federico II della città partenopea, si laureò con una tesi che fece alquanto scalpore, “La prostituzione al tempo di Masaniello”, lasciando interdetti i benpensanti ma ottenendo visibilità post laurea. Iscritto al Partito Comunista, fece parte della redazione locale de l’Unità fino al 1956, quando la rivoluzione d’Ungheria (23 ottobre/4 novembre) e la successiva repressione stravolsero i suoi princìpi restando sconvolto dalle conclusioni e dalla faciloneria nell’interpretazione della protesta magiara e preferì rifugiarsi nell’insegnamento, pur continuando con poco successo con la scrittura.

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Nel 1961 sposò dopo un lungo fidanzamento Gelsomina “Mimma” Martinelli dalla quale ebbe tre figli (Maura, Daniele e Apollonia). Pubblicati alcuni romanzi tra il 1974 ed il 1978 senza particolari sussulti, ebbe una notevole risonanza nell’ambiente scolastico curando nel 1976 una antologia in tre volumi di brani epici per le scuole medie e né furono da meno i libri di storia per il biennio degli studi superiori “Uomini ed Eroi”, mostrando un impegno politico e sociale bipartisan verso le nuove generazioni studentesche. Morì a Roma il 26 giugno 1987, proprio quando il suo libro sulla Rivoluzione Napoletana iniziava a raccogliere quella meritata attenzione con recensioni entusiaste e candidature a diversi Premi letterari.

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