«Domani 12 giugno la cultura si ferma», ieri la Cgil ha annunciato con un comunicato stampa il primo sciopero nazionale della cultura. Un titolo roboante che spalanca scenari inquietanti: immaginiamo intellettuali che spengono l’interruttore del cervello e schivano le idee come fossero bombe che piovono dal cielo (oddio, questo pensiero è bellissimo ma lo lascio andare, lo riacciuffo domani perché oggi non posso pensare), scrittori che non accendono il pc anche se hanno in testa l’incipit più folgorante di sempre, artisti che smettono di dipingere capolavori, musicisti che non suonano, direttori d’orchestra che depongono le bacchette... Le nove muse greche della creatività restano immobili nell’Olimpo, impedendo a qualsiasi scintilla di esplodere. In un attimo si materializza tutta la letteratura distopica su un mondo senza cultura.
BRADBURY E MCCARTHY
Si pensa a Ray Bradbury che in Fahrenheit 451 disegna un tempo in cui leggere diventa reato e il pompiere Guy Montag gli incendi è costretto ad appiccarli invece di spegnerli perché i volumi vanno eliminati per legge così che tutti possano vivere immersi negli schermi perdendo ogni capacità critica. Il pensiero corre a Cormac McCarthy che con La strada ci riporta in un’America distrutta dall’apocalisse nucleare dove un padre e un figlio vivono nel nulla, privati anche della memoria, sospinti dalla necessità di sopravvivere ma anche di “portare il fuoco”, di non perdere la loro umanità.
Pernacchie rosse e altri deliri: i vip sinistri sputano sul 2 giugno
Salis, inteso come Ilaria santa patrona delle case altrui, sui social scrive che «servirebbe il coraggio di compie...Quasi ci si perde nel vortice di considerazioni sul nefasto giorno senza cultura, ma poi si va avanti nella lettura del comunicato della Cgil e tutto si fa chiaro: «La Cultura italiana non esiste senza le persone che la producono ogni giorno. Eppure, le lavoratrici e i lavoratori dei settori della Cultura operano troppo spesso in condizioni inaccettabili dovute ai ripetuti tagli al finanziamento pubblico: carenze di organico strutturali che agevolano i processi di esternalizzazioni e precarietà, sottoremunerazione, contratti impropri o inesistenti, precarietà strutturale, assenza di tutele previdenziali e sociali per chi è precaria/o. È un paradosso che un Paese come l’Italia, che deve alla Cultura una parte essenziale della propria identità e del proprio valore nel mondo, tratti in questo modo chi quella ricchezza la costruisce e la preserva e la valorizza ogni giorno».
Dagli Uffizi a Firenze fino a Brera a Milano, dalle Gallerie dell'Accademia a Venezia fino a Piazza del Plebiscito di Napoli, ci saranno manifestazioni in 15 piazze, a Roma sono previsti due presidi (alle 10 al Museo nazionale romano e alle 17 in Largo Argentina): si fermeranno biblioteche, archivi, teatri, musei. La cultura sciopera per la prima volta e lo fa – ma che strano - proprio durante il governo Meloni in quella che è ormai è già una campagna elettorale perché la questione culturale è ancora e sempre una questione cruciale.
«I lavoratori rivendicano il riconoscimento della dignità economica e professionale, negata paradossalmente proprio nel nostro Paese, sottolinea il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Giada Lattanzio, storica dell’arte dell’associazione Mi Riconosci, che aveva lanciato l’appello per lo sciopero del settore già un anno fa, spiega l’origine di tutto, ci riporta al momento in cui è iniziato il declino delle condizioni di lavoro degli addetti alla cultura: «Nel 2015, utilizzando come scusa una banale assemblea sindacale preavvisata, il governo arrivò per decreto a limitare ulteriormente il diritto di sciopero in un settore già impoverito e parcellizzato. Dopo 11 anni, i lavoratori del settore, tutti senza differenze, protestano insieme per chiedere alle istituzioni di smettere di parlare di bellezza, orgoglio e eccellenze culturali: non c’è eccellenza se i lavoratori faticano ad arrivare alla fine del mese o sono costretti a cambiare settore per mangiare».
Pro-Pal, lo sciopero è un fiasco
Gli scioperanti, ieri, erano meno delle disparate ragioni per cui è stato indetto lo sciopero: “la precarie...LA TEMPISTICA
Nel 2015 il governo Renzi aveva esteso le norme sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali all’apertura di musei e luoghi della cultura pubblici eppure il primo sciopero generale della cultura arriva proprio adesso. Senza entrare nel merito delle rivendicazioni di chi opera nel settore, quello che sorprende è la tempistica. Dal governo Renzi si sono succeduti il Conte I, il Conte II, l’esecutivo di Draghi... ma il primo sciopero nazionale della cultura è stato proclamato soltanto nell’era Meloni. Non è una coincidenza. È la campagna elettorale, bellezza.




