Se pensate agli scrittori chiusi nel grigiore di una stanza per attivare la creatività, al massimo della concentrazione, soffrendo sui tasti, mirando all’agognato successo, vi aspetta la cantonata. Vista la stagione caldissima, anche i geni vanno in vacanza. Oggi come ieri, perché lo hanno sempre fatto, e spesso si sono imbattuti nel contesto ideale per centrare il capolavoro. Nei momenti di relax, euforia o depressione che fosse, spesso i loro tristi giorni del vuoto creativo si sono colmati con l’attività più sfrenata, dando alla luce opere che ai tempi della scuola purtroppo non sono state apprezzate sino in fondo dagli studenti più variegati, limitati e altrettanto disinteressati.
Avete presente il ritmo, quasi un ticchettio da macchina da scrivere, che Gabriele D’Annunzio aveva impresso a La pioggia nel pineto, poi inserita nella raccolta Alcyone? D’Annunzio l’aveva scritta nel verde di Pietrasanta, nella villa “La Versiliana”, dove aveva consumato il folle amore per Eleonora Duse, e cavalcava nudo seguito da suoi diciannove cani (l’adorata fusione tra uomo e natura) e il gruppo festante e latrante avrebbe terminato la giocosa avventura sulla spiaggia con un tuffo corale in sua compagnia. Ben oltre il «piove sui volti silvani e sulle mani ignude». I soggiorni vacanzieri di D’Annunzio in Versilia hanno lasciato un segno senza tempo perché intorno a quella villa oggi si tengono ogni sera d’estate incontri e dibattiti tra scrittori, politici, attori, giornalisti. E il fantasma delle Duse gelosa di Gabriele non ha mai abbandonato il sito. E se Truman Capote scrisse il celeberrimo A sangue freddo nel seminterrato di casa sua a New York, a Ischia e Capri ha lasciato un segno profondo, perché molte mode furono lanciate proprio da lì, specie da Jacqueline Kennedy, con i pantaloni alla pescatora e i piccoli foulard, cioè quelli indossati da Audrey Hepburm in Colazione da Tiffany, altra opera fondamentale di Capote.
Omero, Dante, Manzoni: la scuola che ci piace
L’Odissea di Christopher Nolan, criticabilissima per molti aspetti, se non altro ha acceso l’interesse di ta...Negli anni Sessanta/Settanta le mode artistico-letterarie in vacanza furono anche quelle lanciate dagli artisti ad Albisola, in Liguria, capitale della ceramica, detta la piccola Atene, con le opere create nella Fabbrica Mazzotti, dove Lucio Fontana, dopo che Filippo Tommaso Marinetti aveva tenuto a battesimo il futurismo, avrebbe creato l’eterogeneo “Cenacolo degli artisti”, c’erano Wifredo Lam, Lele Luzzati, Roberto Crippa, ed era arrivato anche per una veloce incursione Salvatore Quasimodo, la testimonianza di quel divertimento epocale la si ritrova ancora oggi nelle “palle” di ceramica impastate da Fontana sul lungomare. In Liguria, vista la vicinanza, c’è un’abitudine al trasferimento in Francia, in Costa Azzurra, non prima di aver fatto una sosta a Spotorno, dove D.H. Lawrence aveva concepito, risiedendo a Villa Bernarda, L’amante di Lady Chatterley, ispirato al tradimento della moglie Frida con il colonnello Ravagli, che gli aveva affittato la casa per le vacanze.
E arriviamo ad Alassio, dove molti momenti vacanzieri li aveva trascorsi anche Ernest Hemingway (la citò in Addio alle armi), perché si era innamorato di una misteriosa signora, e così, tanto per passare il tempo vacanziero oltre alle evasioni amorose, con l’amico Mario Berrino aveva creato il Muretto, dove si fissano piastrelle con la firma di personaggi famosi arrivati da tutto il mondo. Ormai sono migliaia, ma la prima fu di Ernest, che stava terminando Di là dal fiume tra gli alberi, e poco tempo dopo sarebbe tornato alle Keys per scrivere Il vecchio e il mare. E via verso la Francia, oltre la lavanda della Provenza, dove si aggirava Pablo Picasso, per arrivare a Nizza che porta ancora le tracce della perduta italianità, passiamo per Montecarlo dove Anthony Burgess, tra un cocktail e l’altro, aveva concepito il delirio di Arancia meccanica. Per arrivare ad Antibes dove Francis Scott Fitzgerald aveva ambientato Tenera è la notte.
Proseguiamo, e arriviamo alla leggenda delle leggende, quella Saint- Tropez, dove la luna si svegliava con te ai tempi di Brigitte Bardot, e lo fa ancora oggi, in compagnia di tipi internazionali da yacht come Leonardo di Caprio. Ma il massimo era stata Colette, che a Saint-Tropez aveva scritto e colpito l’immaginario collettivo con la straordinaria disinvoltura della sua vita. Non aveva bisogno di femminismo, Colette, le bastava trarre ironia, ispirazione e conforto, dalla sua gatta preferita, Kiki la doucette. Ma c’è un gigante che ha influenzato la letteratura mondiale, si chiamava Marcel Proust e andava in vacanza in Normandia. Lì avrebbe cercato il suo tempo perduto, annodando i fili della memoria e le ragioni di esistere che tormentano molti dei milioni di uomini venuti al mondo.




