Coglione o no, Donald Trump qualche problemino potrebbe crearcelo. Ma il rischio boomerang non è affatto da escludere. Finora l’apocalisse preannunciata sui dazi non ci ha ha dato troppi grattacapi, ha colpito più l’Europa che l’Italia. Nel 2025, anno in cui l’export italiano ha registrato un nuovo record storico a 643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3%, le vendite negli Usa sono salite 7,2%, a fronte di una discesa del 9% di quelle di Germania e spagna e dello 0,9% della Francia. Il trend positivo è proseguito anche nel 2026. Ad aprile l’export verso gli Stati Uniti è cresciuto del 12,1% su base annua. In termini complessivi stiamo parlando di circa 80 miliardi di euro annui di exporte di circa 30 miliardi di import, con un saldo commerciale che rimane ampiamente positivo per il nostro Paese.
Detto questo, malgrado la forza dimostrata sul campo dal made in Italy, non si può fingere che il rapporto commerciale con l’America sia una variabile trascurabile della nostra economia. L’interscambio totale tra Italia e Usa viaggia sui 105 miliardi di euro. E i ruvidi attacchi di Trump a Giorgia Meloni hanno già provocato i primi effetti. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha infatti risposto alle bordate del tycoon nell’unico modo che era possibile: annullando in fretta e furia la missione prevista proprio in questi giorni a Miami. Per capire l’importanza del summit previsto per oggi e domani basta andare sul sito dell’Agenzie per il commercio con l’estero (Ice).
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L'ultima porcheria grillina - come se le "ginocchiere" evocate in aula dal capogruppo Francesco Silvestri ...Il format dell’evento Forum Italia-USA su Imprese, Investimenti, Scienza e Innovazione, si legge, è «mirato a rafforzare scambi commerciali e investimenti bilaterali, comprenderà interventi istituzionali, una sessione plenaria, panel tematici e incontri tra aziende dei due Paesi». Il forum avrebbe dovuto riguardare i seguenti settori tecnologie di Frontiera per il Futuro (IA, quantistica, cybersecurity, energia e spazio); Industria Avanzata (automazione, robotica industriale, agritech, medicale e biotecnologie); Mobilità e Infrastrutture Resilienti (energia; trasporto aereo, marittimo e terrestre); tradizione e Innovazione nei settori della Creatività e Lifestyle (agroalimentare, design&arredo, moda, cultura e sport). Praticamente tutto ciò che è l’Italia nel mondo. All’incontro, fanno sapere i giornali americani che si rivolgono alla comunità italiana presente nel continente, si prevedeva la partecipazione di oltre 700 persone.
Occasione di business rilevante. Il successo dell'export italiano infatti non dipende soltanto dai prodotti tradizionalmente simbolo del Made in Italy, come il vino o la moda. A trainare è anche la farmaceutica, che da sola vale circa 14 miliardi di euro, pari a circa un quinto delle esportazioni complessive verso il mercato americano. Mentre al secondo posto si collocano i macchinari e le apparecchiature industriali, con un valore vicino agli 11 miliardi di euro.
Poi c’è la grande partita sul terreno dell’energia. Il gnl copre oggi circa il 30% del fabbisogno di gas italiano e poco meno della metà di questa quota arriva proprio dagli Usa. Tra 2024 e 2025 la quantità di metano liquido americano approdata nei rigassificatori italiani è quasi raddoppiata. Rimanendo in questo setto re, è difficile dimenticare che l’ad dell’Eni Claudio Descalzi è stato uno dei pochi manager dei colossi mondiali mondiali (una dozzina in tutto) invitati alla Casa Bianca lo scorso gennaio per discutere del futuro del petrolio venezuelano dopo l’arresto e la destituzione di Nicolas Maduro.
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Angelo Bonelli, lo stesso che in parlamento agitava i sassi dell’Adige; quello che alla Camera s’è me...Ma l’Eni non è l’unica azienda accreditata negli Stati Uniti. Enel Green Power North America, ad esempio, gestisce un portafoglio immenso di impianti eolici e solari diffuso in oltre venti Stati, con una fortissima impronta negli stati centrali e meridionali (come il Texas). Leonardo, attraverso Drs, opera nell'aerospazio e nella difesa con la sua controllata americana basata in Virginia, integrata al 100% nella catena di fornitura del Pentagono per elettronica militare e sistemi di terra. Fincantieri governa il cluster della cantieristica navale militare attraverso la controllata Fincantieri Marinette Marine in Wisconsin, dove progetta e realizza le unità per la US Navy e la Guardia Costiera americana.
Stellantis controlla l'enorme patrimonio industriale ex -Chrysler con quartier generale a Auburn Hills (Michigan). I marchi Jeep, Ram e Dodge costituiscono il motore di cassa del gruppo globale. Brembo mantiene siti produttivi diretti in Michigan per rifornire i colossi automobilistici di Detroit e i team automobilistici d'oltreoceano. EssilorLuxottica Controlla capillarmente la distribuzione dell'ottica statunitense attraverso la sua sede direzionale nel Northeast e catene leader come LensCrafters. Ferrero ha strutturato il suo quartier generale a Parsippany, New Jersey, da cui coordina un impero dolciario arricchito dalle acquisizioni delle americane Ferrara Candy Company e del ramo dolciario Nestlé USA. E poi c’è il lusso, la pasta, i materiali chimici, lo spazio. Filoni commerciali e indu strali che Trump forse dovrebbe tenere in qualche considerazione prima di aprire bocca o dare sfogo alle sue dita sulla tastiera.




