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Autostrade senza più sbarre. Ora il pedaggio arriva a casa

di Tiziana Lapelosamartedì 18 agosto 2026
Autostrade senza più sbarre. Ora il pedaggio arriva a casa

3' di lettura

Meglio fare la coda ed essere certi di pagare il pedaggio autostradale, oppure oltrepassare il casello senza fermarsi, sentirsi moderni, pagare dopo, ma con l’incubo di dimenticarsene? Che, tradotto, vuol dire un primo sollecito e, se ci si dimentica ancora, una “bella” multa dalla quale non si scappa e punti decurtati dalla patente? Si chiama “free flow” il sistema che assicura zero code al casello autostradale ma tanta ansia per quanti ancora oggi continuano a preferire il metodo tradizionale al posto dei vari Telepass, UnipolMove o MooneyGo che permettono di sgattaiolare via veloci dai caselli e continuare il viaggio. E per i più tradizionalisti ci saranno sempre meno possibilità di scegliere se incanalarsi nella corsia per pagare in contante o in quella per pagare con la carta.

TEST
L’idea che i gestori della rete autostradale stanno testando da un po’ è di estendere il sistema free flow - già attivo su diverse tratte e su alcune addirittura dal 2015 (è il caso della Pedemontana) - su buona parte degli oltre seimila chilometri delle rete autostradale italiana a pagamento. Funziona che, una volta arrivati al famoso casello (che nella maggior parte dei casi significa essere arrivati a destinazione), l’auto passa sotto dei portali con le telecamere mentre la targa viene riconosciuta automaticamente da una serie di sensori. Registrato il passaggio, e ricostruito il tratto percorso, viene calcolato a quanto ammonta il pagamento, che chi è alla guida - si presume - non saprà mentre viaggia. Chi non ha Telepass e affini, dovrà infatti collegarsi al gestore dell’autostrada percorsa (vietato sbagliare), registrarsi e quindi pagare. Oppure scaricare l’app del gestore e seguire le istruzioni per saldare in digitale. O, ancora, recarsi presso un punto fisico del gestore dell’autostrada e versare quanto dovuto. Il tutto nel giro di due settimane dalla fine del viaggio. Perché se ci si dimentica sono guai.

SOLLECITI
E infatti, ecco che a casa arriva un primo sollecito che al costo del pedaggio aggiunge spese di accertamento e recupero crediti. E se nemmeno stavolta si paga, per un qualsiasi motivo e non necessariamente perché si è in malafede, ecco che la pratica passa in mano alla polizia stradale (ma non ha già tanto da fare?). E allora scatta pure la sanziona amministrativa (articolo 176 del Codice della Strada) con una multa che va da 87 a 344 euro, la decurtazione di 2 punti dalla patente e il pedaggio originario maggiorato delle spese di notifica. Il tutto per non fare un po’ di fila al casello.
Chi ci guadagna? Di certo i gestori che, in questo modo, possono risparmiare sui costi di manutenzione. Ma anche l’ambiente, dice qualcuno (poteva mancare?), con meno emissioni legate alle frenate e alle ripartenze ai caselli.

TRATTE ATTIVE
Per ora questo sistema che si vuole estendere è attivo soltanto su duecento chilometri di rete autostradale italiana: sulla A36 Pedemontana Lombarda, attivo dal 2015 e che in Italia ha fatto da apripista in Italia; sulla A33, l’Autostrada delle Langhe nel tratto Asti-Cuneo; sulle tangenziali di Como (A59) e Varese (A60); sul raccordo Ospitaletto-Montichiari. Tra gli automobilisti c’è molta discussione. C’è chi si dice favorevole a questo tipo di “modernizzazione”, chi nutre perplessità per le modalità che farebbero perdere tempo anziché risparmiarlo. Per non parlare del fatto che, all’orizzonte, ci sarebbe pure il rischio di truffe. I criminali informatici si stanno già sfregando le mani inviando solleciti di pagamento agli automobilisti con Sms, mail o messaggi Whatsapp per spingere potenziali vittime a collegarsi a siti truffa e spillare soldi facili. Dunque, meglio la coda o la tecnologia?