Vola l’export e volano pure i Btp, consolidando trend favorevoli al posizionamento dell’Italia nei mercati esteri e tra gli investitori stranieri. Il quadro, che smentisce ancora una volta gufi e profeti di sventura, è tracciato da Bankitalia nella pubblicazione «Bilancia dei pagamenti e posizione patrimoniale sull'estero». Nei dodici mesi terminanti a giugno il conto corrente dell’Italia ha registrato un surplus di 30,4 miliardi di euro (pari all'1,3 per cento del Pil); nello stesso periodo dell'anno precedente l'avanzo era stato pari a 20,7 miliardi (0,9 per cento del Pil). Al miglioramento hanno contribuito l'aumento dell'avanzo delle merci (54,6 miliardi, da 47,7), ossia l’export, e il ritorno in surplus della componente dei redditi primari (4,0 miliardi, da -2,5); sono invece peggiorati il deficit dei servizi (-8,0 miliardi, da -5,7) e quello dei redditi secondari (-20,2 miliardi, da -18,8).
Il conto finanziario ha registrato acquisizioni di attività nette sull'estero per 18,4 miliardi di euro (contro 44,7 miliardi nello stesso periodo dell'anno precedente). I saldi positivi degli investimenti diretti (23,6 miliardi), degli «altri investimenti» (31,7 miliardi) e delle riserve ufficiali (5,4 miliardi) sono stati solo in parte controbilanciati dai saldi negativi degli investimenti di portafoglio (-38,4 miliardi) e dei derivati (-3,9 miliardi). A giugno 2026, secondo il rapporto dell’istituto guidato da Fabio Panetta, le attività sull'estero dei residenti in Italia sono cresciute di 27,9 miliardi. L'aumento ha riguardato quasi tutte le componenti, in particolare gli «altri investimenti» (12,7 miliardi), gli investimenti di portafoglio (10,1 miliardi), gli investimenti diretti all'estero (5,6 miliardi) e le riserve ufficiali (0,8 miliardi); soltanto i derivati hanno registrato un saldo negativo (-1,3 miliardi). Le passività sull'estero dell'Italia sono aumentate di 30,6 miliardi, in relazione soprattutto ai rilevanti acquisti esteri, pari a 58,0 miliardi, di titoli italiani di portafoglio (di cui 38,7 titoli pubblici, il valore mensile più elevato dagli anni novanta); in misura minore, anche gli investimenti diretti in Italia sono cresciuti (5,4 miliardi). Gli «altri investimenti» sono invece diminuiti di 32,8 miliardi.
«I dati confermano la solidità della posizione dell'Italia sui mercati internazionali. A sostenere il miglioramento è soprattutto la componente delle merci, il cui surplus è salito da 47,7 a 54,6 miliardi di euro, grazie a una crescita delle esportazioni superiore a quella delle importazioni», spiega Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d'Italia. «È un risultato che testimonia ancora una volta la straordinaria capacità delle nostre imprese di produrre valore e competere nel mondo, nonostante un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, dazi e forte incertezza - ha aggiunto Osnato - Il Governo Meloni sta accompagnando questa forza sostenendo investimenti, competitività e internazionalizzazione e lavorando per aprire nuove opportunità alle imprese italiane sui mercati globali. Il crescente surplus commerciale certificato è un segnale concreto della solidità del nostro sistema produttivo e dell'attrattività del Made in Italy in tutto il mondo».




