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Benzina, c'è l'effetto domino

La raffinazione extra è la rete. Il governo deve decidere se il cap è solo uno spot o l’inizio di una politica nuova
di Fabio Dragonimercoledì 30 settembre 2026
Benzina, c'è l'effetto domino

2' di lettura

Anche Q8 applicherà un price cap su benzina e gasolio «accogliendo l’invito del governo italiano». Per giorni la sinistra ha ripetuto la solfa che sulla mossa di Eni Palazzo Chigi non avesse avuto meriti. Essendo l’azionista di controllo col 33% (e quindi nomina i vertici) l’argomentazione è ridicola. Poi è arrivata Ip. Infine Q8 scrive nero su bianco ciò che i comunicati precedenti avevano solo implicitamente lasciato trasparire: l’invito c’era, ed è stato raccolto. È la prova che la moral suasion esiste, funziona e la si può misurare.

Eni, Ip e Q8 insieme contano quasi 10mila stazioni. Metà della rete italia na. Tre compagnie con assetti proprietari diversi - una partecipata dallo Stato italiano, una azera, una kuwaitianache si impegnano a fare la stessa cosa nello stesso arco di giorni. Q8 ha i numeri per fare esattamente ciò che fa Eni con una rete di circa 2.900 stazioni, integrata a monte con il petrolio del Golfo e la comproprietà di una raffineria con Eni in Italia. Ha margine per assorbire uno sconto alla pompa. Il tetto «modulare» che annuncia dal 1° ottobre è più opaco di quello di Enilive, e andrà monitorato. Meloni però incassa un accordo con il Kuwait. La pressione di Chigi era inevitabile. Il gasolio self service, viaggiava intorno a 1,60-1,70 euro nel 2025. Ora sta sopra i 2,30 euro. In questo momento però il rincaro incorpora della spesa. Qui la moral suasion sulle compagnie non è un optional: il governo deve affrontare la questione già in legge di bilancio. A proposito di conti pubblici, rifugga il governo la tentazione di alzare le accise «tanto il prezzo non si muove». Sbagliatissimo. La via virtuosa sarebbe invece quella di un nuovo scambio esplicito. Io Stato, taglio dieci centesimi di accisa e tu compagnia abbassi il cap di venti. L’effetto a valle si moltiplica. Il costo per l’erario resta controllato, e il segnale al mercato è chiaro: il sacrificio fiscale non serve a coprire i margini ma ad abbassare il prezzo finale.

Accanto allo scambio sul cap servirebbero misure industriali mirate. Tipo detassare i proventi derivanti dall’ulteriore quantità di benzina e diesel raffinata in Italia rispetto a dati livelli. Sì da incentivare l’offerta e diminuire il prezzo per tutti i distributori che ad oggi non possono fare la mossa Eni. Non si tocca il gettito già esistente: si alleggerisce solo il margine incrementale, cioè i litri in più che oggi non escono dagli impianti. Per l’erario non è una perdita netta. È gettito che oggi non c’è. Quella raffinazione extra oggi non avviene. In parallelo restano utili crediti d’imposta e ammortamenti accelerati per chi riaccende capacità. Il tetto di un mese è un paracadute. La raffinazione extra è la rete. Il governo deve decidere se il cap è solo uno spot o l’inizio di una politica nuova.