Cerca
Logo
Cerca
+

Scherzo alla Meloni, le iene di Putin gettano la maschera: attacco del Cremlino al premier

Antonio Rapisarda
  • a
  • a
  • a

La conferma che il tranello escogitato dagli impostori russi del duo Vovan & Lexus nei confronti di Giorgia Meloni non è andato a buon fine è giunta ieri da una fonte di prim’ordine: dalla portavoce del ministero degli Esteri di Mosca. Un’arrabbiatissima Maria Zakharova. Poco importa se sia vera o no la tesi dei due comici – i cui nomi veri sono Vladimir Kuznetsov e Aleksej Stoljarov – secondo cui «né il Cremlino, né altri funzionari sapevano che avevamo deciso di chiamare Meloni: non hanno mai cercato di interferire nella nostra creatività» (anche se detta così sembra tutt’altro che credibile la loro “indipendenza”).

Il punto è che dalle parti del Cremlino pare proprio che non abbiano preso per nulla bene le risposte della premier. Soprattutto sulla più insidiosa delle questioni poste dal fantomatico leader africano (dietro cui si celava uno dei due comici simpatizzanti per il governo di Putin): quella che poneva la “causa” ucraina non come una più che legittima reazione all’invasione militare russa ma come una sorta di tributo al culto per il leader ultra-nazionalista ucraino e collaborazionista Stepan Bandera (colui «che la Russia presenta come Hitler», recitava l’impostore al telefono). «Non sono d’accordo su questo», ha replicato la presidente del Consiglio nella telefonata fake del 18 settembre scorso. Al contrario, «penso che il nazionalismo sia un problema che ha Putin». Niente da fare perle ulteriori obiezioni del finto interlocutore: per Meloni gli ucraini «stanno facendo quello che devono fare, quello che è giusto fare, e noi cerchiamo di aiutarli».

Nessuna simmetria, dunque, fra “risorgimento” ucraino e i nazionalismi del ‘900 e nessuno smarcamento – tutt’altro – dalla linea atlantista a sostegno dell’indipendenza e della piena sovranità di Kiev. Se i due comici “politicamente” hanno fatto cilecca, ci ha pensato allora il canale Telegram di Zakharova (vero e proprio media della propaganda putiniana) a rimescolare e a stravolgere arbitrariamente il materiale: affermando, così, che in questo modo Meloni avrebbe detto che il governo di Kiev «ha il diritto di glorificare» nazionalisti ucraini come Bandera e Roman Shukhevych.

 

Non solo. La portavoce della diplomazia russa, appellandosi direttamente alla premier, le ha chiesto allora se sarebbe pronta a glorificare dirigenti fascisti come Achille Starace o Achille Pavolini, «ole famigerate Brigate Nere che operarono tra il‘43 e il ‘45 nell’Italia settentrionale come ala militare del Pnf». Una bordata che testimonia esclusivamente – confermandolo – il tasso di irritazione e di frustrazione che si respira negli ambienti del governo russo per il fallimento del reale obiettivo dell’imboscata: esporre negativamente il leader del governo italiano nei confronti dell’Ucraina o nei confronti della comunità internazionale in nome di fantomatiche suggestioni nostalgiche. In serata, ospite di Otto e Mezzo, su La7, il comico-impostore Lexus ha affermato con grande decisione di essere favorevole all’invasione russa dell’Ucraina, «come tutti i russi», ha tenuto a sottolineare.

Intanto da Palazzo Chigi sono giunte ieri alcune precisazioni. A fornirle il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega ai servizi, Alfredo Mantovano. Ai cronisti che gli hanno chiesto: «Quando avete capito che non si trattava di Faki ma di due comici russi?» ha risposto secco: «Il presidente del Consiglio l’ha capito subito». Subito? «E certo». Proprio ciò che Libero ha riportato riguardo i dubbi che la premier aveva condiviso con il suo staff subito dopo la telefonata reputando i toni del suo interlocutore «non consoni».

Di qui la necessità di Meloni di andare fino in fondo sulle cause della vicenda: richiesta rilanciata ieri dal ministro degli Esteri Antonio Tajani per il quale «certamente c’è stata superficialità da parte di chi ha organizzato la telefonata e questo non deve più accadere. In ogni caso dalle parole di Meloni è arrivato un chiaro segnale di conferma della linea politica dell’Italia».

 

Le opposizioni, nonostante gli attacchi del Cremlino, hanno continuato a tuonare contro il governo: per la Schlein ciò che è successo «è sconcertante». Renzi è tornato a parlare di «figuraccia», proprio come Conte («figuraccia mondiale») che ha chiesto ancora un chiarimento della premier in Parlamento. A rispondere a tutti ci ha pensato il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi: «Meloni ha ribadito nella telefonata “trappola” quanto ha sempre detto pubblicamente. Quella telefonata mirava esattamente ad innescare polemiche per minare l’efficacia della nostra politica estera ed indebolire il ruolo dell’Italia. L’opposizione non faccia questo favore a Putin».

Dai blog