Anche l’Europa, finalmente, batte un colpo: i leader di Francia, Germania e Regno Unito hanno dichiarato di essere pronti a difendere i propri interessi e quelli dei propri alleati nel Golfo, se necessario, adottando «azioni difensive e proporzionate per distruggere la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni alla fonte».
Intanto, una portaerei francese si sta muovendo verso il Mediterraneo. Poi in serata il premier britannico Keir Starmer ha fatto il punto della situazione in un video diffuso su X: «Il Regno Unito non si unirà all’offensiva in Iran ma ha accettato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari britanniche per colpire i siti missilistici iraniani». Starmer ha ribadito che «non siamo stati coinvolti negli attacchi iniziali contro l’Iran e non ci uniremo ad azioni offensive ora». Inoltre ha aggiunto di ritenere che «la strada migliore per la regione e per il mondo sia una soluzione negoziata». Tuttavia Starmer ha precisato che il Regno Unito «sostiene l’autodifesa collettiva dei nostri alleati e del nostro popolo nella regione» perché «l’Iran sta perseguendo una strategia di terra bruciata».
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Inoltre la Francia ha fatto sapere che invierà nei prossimi giorni due navi da guerra nel Mar Rosso per unirsi a una missione navale dell’Unione Europea. «C’è stato un forte aumento delle richieste di protezione aggiuntive» da parte di imbarcazioni civili nella zona, ha fatto sapere un funzionario dell’Ue dopo i colloqui di emergenza tra i ministri degli Esteri dell’Unione. Quest’ultimi hanno concordato sull’importanza di «proteggere i nostri interessi economici marittimi».
Per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’intervento europeo costituisce una vittoria politica. Nell’operazione “Epic fury” contro il regime iraniano potrebbero morire anche americani. Solo poche ore dopo è arrivato effettivamente il comunicato da parte del Comando centrale degli Stati Uniti che ha segnalato i primi tre militari caduti in combattimento, uccisi alle 9:30 di ieri in circostanze che non sono ancora state comunicate.
Altri cinque sono gravemente feriti e molti altri lo sono più lievemente ma, fa sapere il Comando, ritorneranno presto in prima linea. Alla Cnbc il presidente americano ha accennato anche a una possibile via d’uscita per porre fine al conflitto che, a suo dire, dipende da molte variabili. Un chiarimento in proposito è arrivato in una successiva dichiarazione a The Atlantic, in cui ha riferito che ora gli iraniani «vogliono parlare, e io ho accettato di parlare, quindi parlerò con loro». «Avrebbero dovuto farlo prima», ha aggiunto il tycoon, «avrebbero dovuto concedere ciò che era molto pratico e facile da fare prima», riferendosi in particolare alla questione dell’arricchimento dell’uranio. «Hanno aspettato troppo a lungo», ha aggiunto, evidenziando come i negoziatori abbiano «giocato troppo d'astuzia», ma «molti di loro adesso non ci sono più». Sono 48 i leader eliminati «in un solo colpo» dai primi missili lanciati sabato mattina, ha specificato, inclusi la Guida Suprema Khamenei e forse l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad.
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Ora la guerra in Iran rischia davvero di riguardare direttamente anche l'Europa. La Francia si è detta "...In ogni caso, «l’operazione durerà quattro settimane. O forse meno», ha aggiunto. Le voci su una possibile soluzione che fermi la guerra prima del previsto sono state confermate dal ministro degli Esteri dell’Oman Badr Albusaidi, il mediatore nei colloqui tra Stati Uniti e Iran prima dello scoppio della guerra, che ha riferito di una telefonata con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi. Quest’ultimo di sarebbe detto disponibile a qualsiasi serio tentativo di de-escalation, mentre pubblicamente annunciava tutto il contrario, cioè che «l’Iran resisterà finché sarà necessario». Intato, il premier israeliano Benjamin Netanyahu assicurava che le sue forze armate non si fermeranno senza la certezza di aver finito prima il lavoro.
40 ANNI DI ATTESA
«Abbiamo eliminato il dittatore Khamenei e decine di alti funzionari del regime», ha detto Netanyahu, «le forze israeliane stanno colpendo il cuore di Teheran con forza crescente, che aumenterà nei prossimi giorni». Il premier israeliano ha aggiunto che l’assistenza militare degli Stati Uniti «ci consente di fare ciò che speravo di fare da 40 anni: colpire in pieno il regime terroristico. L’ho promesso, e lo faremo».
Mentre l’Idf ha comunicato di aver mobilitato altri 100mila riservisti in aggiunta ai 50mila già in servizio. «Questi sono tuttavia giorni anche dolorosi», ha aggiunto Netanyahu in riferimento agli attacchi missilistici iraniani che hanno colpito Tel Aviv e Beit Shemesh provocando la morte di almeno 9 cittadini israeliani.




