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Flotilla, il video della ministra Miri Regev: "Arrivati ubriachi e drogati", esplode un altro caso

venerdì 22 maggio 2026
Flotilla, il video della ministra Miri Regev: "Arrivati ubriachi e drogati", esplode un altro caso

2' di lettura

Dopo Atamar Ben Gvir, dal governo di Israele arriva un nuovo attacco video agli attivisti pro-Pal della Global Sumud Flotilla

Pochi giorni fa le navi della missione diretta a Gaza sono state bloccate in acque internazionali. I militanti filo-palestinesi provenienti da tutto il mondo, tra cui molti italiani, sono stati fermati e portati nel porto di Ashod. Qui, ammanettati, bendati e picchiati dai militari israeliani, sono stati derisi e dileggiati da Ben-Gvir.

Ora però è Miri Regev, ministra dei Trasporti e membro del Gabinetto di Sicurezza di Israele, a diffondere su X un altro video in cui irride gli attivisti della Flotilla, sostenendo che ad Ashod fossero arrivati "ubriachi e drogati".

"Ecco cosa succede ai sostenitori del terrorismo che vengono qui a rompere l'assedio su Gaza", ha scritto Regev su X. "Quelli che arrivano sentono in loop 'HaTikvah' (l'inno israeliano, ndr), 'HaTikvah', affinché capiscano cosa accade a chi arriva in questo modo nello Stato di Israele", dice nel video. 

"Ecco che arriva un altro gruppo, 140 sostenitori dei terroristi. Vi assicuro che non hanno portato alcun aiuto umanitario, non hanno nulla a che fare con gli aiuti umanitari. Arrivano ubriachi, sostenitori del terrorismo, per cercare di colpire le frontiere dello Stato di Israele, di violare il blocco navale. Gli aiutanti dei terroristi devono andare in prigione. Li rimanderemo ovviamente indietro nei loro Paesi", prosegue. 

"Voglio elogiare le combattenti e i combattenti della Marina, il comandante della Marina, che hanno fatto un lavoro eccezionale nel prendere il controllo in alto mare e naturalmente alla polizia di Israele, alle agenti e agli agenti e al servizio penitenziario, che qui stanno facendo un ottimo lavoro, espellendo i sostenitori dei terroristi e portandoli dove devono stare: nei centri di detenzione", conclude.