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Cuba, attacco imminente: la conferma nella mappa e le forze in campo

giovedì 28 maggio 2026
Cuba, attacco imminente: la conferma nella mappa e le forze in campo

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Donald Trump lo minaccia da mesi. Ma, ora, l'attacco degli Usa a Cuba sembra essere imminente: mancherebbe soltanto il via libera del presidente. Lo dimostrano i movimenti militari a stelle e strisce: l'isola è circondata. Washington avrebbe ormai completato gran parte del dispositivo militare necessario per un eventuale intervento contro il governo cubano. Dopo mesi di pressioni diplomatiche ed economiche senza risultati concreti, la Casa Bianca starebbe valutando l'opzione armata per colpire il regime comunista dell'Avana. Uno scenario che ricorda quanto accaduto in Venezuela, quando il Pentagono predispose un massiccio schieramento nella regione culminato poi con la cattura di Nicolas Maduro.

A rilanciare le tensioni è stato il segretario di Stato Marco Rubio, intervenuto durante una riunione di gabinetto: "Cuba è in grossi guai". E ancora: "Avere uno stato fallito a 145 chilometri dalle nostre coste rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti".

Negli ultimi giorni il gruppo d'attacco della portaerei USS Nimitz è entrato nei Caraibi insieme a cacciatorpediniere e incrociatori armati con missili di precisione. Parallelamente, secondo i siti specializzati nel monitoraggio dei voli, droni e velivoli da ricognizione statunitensi starebbero sorvolando Cuba ormai da mesi. Intanto, come riferisce Politico, la nave anfibia USS Kearsarge e altre unità di supporto, con a bordo circa 2.500 Marines, si trovano al largo della Virginia pronte a partire per una nuova missione.

Le opzioni sul tavolo del Pentagono sarebbero diverse, anche se un'invasione terrestre su larga scala richiederebbe ulteriori rinforzi. L'arrivo della Nimitz nella regione è coinciso con l'incriminazione dell'ex presidente Raul Castro da parte degli Stati Uniti. "È probabile che la Nimitz sia lì principalmente per intimidire, anche se potrebbe essere utilizzata in un'operazione militare se necessario", ha spiegato Mark Cancian, ex funzionario del Pentagono e oggi analista del Center for Strategic and International Studies.

Secondo Cancian, la portaerei e i caccia dislocati tra Florida e Porto Rico potrebbero essere decisivi in caso di operazioni offensive: "È possibile effettuare attacchi aerei per neutralizzare le loro difese aeree e consentire operazioni aeree più ampie o, forse, distruggere la loro leadership con l'obiettivo di instaurare una relazione simile a quella che abbiamo con il Venezuela".

Ma il fattore tempo pesa sulle scelte dell'amministrazione americana. Molte unità navali operative nell'area sono in mare da quasi dieci mesi, ben oltre la durata standard delle missioni. Una situazione che preoccupa il Pentagono per le ricadute sugli equipaggi e sulla manutenzione della flotta. "Questi lunghi periodi di dispiegamento consecutivi si faranno sentire nel tempo", ha ammesso un funzionario Usa a Politico. "Mantenere le navi in mare per così tanto tempo crea maggiori problemi a lungo termine, quando si tratta di riattrezzarle e ripararle una volta rientrate in patria".