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Alex Pineschi, l'italiano ucciso nel Donbass: perché era andato in Ucraina

giovedì 28 maggio 2026
Alex Pineschi, l'italiano ucciso nel Donbass: perché era andato in Ucraina

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Un italiano è morto in Ucraina: il contractor Alex Pineschi è stato ucciso nel Donbass. Aveva sottoscritto un contratto con le forze armate di Kiev e presumibilmente faceva parte delle forze speciali dell'intelligence del ministero della Difesa ucraina.

Aveva 42 anni ed era originario di La Spezia: in Ucraina Pineschi si trovava a combattere subito dopo l'invasione russa, nel 2022. Da ragazzo ha frequentato l'istituto Einaudi Chiodo della cittadina ligure, arruolandosi tra gli Alpini prima di terminare gli studi, prendendo il diploma durante il periodo nell'esercito.

Prima dell'Ucraina, era stato in Siria, Kurdistan e Iraq, dove aveva combattuto a fianco dei curdi contro l'Isis. Aveva formato Ap Tac Tactical Training, che sul sito internet viene definita "una realtà specializzata nella formazione tattica con arma da fuoco". Sullo stesso portale veniva definito "un istruttore tattico senior con esperienza maturata in contesti operativi complessi e in teatri di conflitto" e una formazione nata nei reparti militari e consolidata "attraverso l'impiego diretto in Medio Oriente e nella direzione di programmi addestrativi dedicati a forze di polizia, unità speciali e reparti d'intervento".

Nel corso della sua carriera "ha ricoperto il ruolo di Direttore sia dell'Etc Erbil Training Center coordinando programmi avanzati per la modernizzazione delle capacità operative delle forze locali e guidando istruttori e unità in percorsi formativi strutturati secondo standard internazionali. In Iraq ha servito anche come Program Director per l'addestramento delle unità Air Swat, supervisionando lo sviluppo delle loro competenze nel combattimento urbano, nella gestione di minacce asimmetriche e nei processi decisionali in situazioni ad alta pressione. Questa esperienza gli ha permesso di integrare capacità operative, pianificazione tattica e leadership in ambienti ad alto rischio".

Ha formato "reparti militari e di polizia in Europa e Medio Oriente, operando con un approccio orientato alla costruzione di competenze reali, ripetibili e applicabili nelle operazioni quotidiane", utilizzando un metodo che univa "rigore tecnico, esperienza sul campo e una strutturazione didattica moderna, orientata alla sicurezza e all'efficacia operativa". Una missione il cui scopo era "contribuire alla crescita professionale degli operatori, elevare la sicurezza dei reparti e offrire alle unità strumenti concreti per affrontare gli scenari contemporanei con preparazione, lucidità e competenza". L'ultimo post sul suo profilo Instagram è un video pubblicato il 10 novembre 2025 con un commento in cui spiegava che "nessuno ti insegna a tornare dalla guerra. A passare dal suono dei colpi al silenzio di una stanza. A dormire tranquillo dopo anni passati sveglio. A camminare tra la gente come se niente fosse, mentre dentro non è più niente come prima. La guerra non finisce quando la missione finisce. Resta dentro, cambia il modo in cui pensi, in cui respiri, in cui guardi il mondo. Poi impari a combattere di nuovo, non contro un nemico ma contro te stesso. Contro il rumore, contro i ricordi, contro quel vuoto che arriva quando smetti di sopravvivere e devi ricominciare a vivere". Sui social c'è chi lo ha definito "uomo dotato di sani e profondi principi etici e morali! Professionista formato principalmente sul campo. Empatico e di buone maniere". A chi lo definiva un eroe rispondeva: "Non sono nessuno, gli eroi sono altri".