Raggiungerla telefonicamente non è facile. Non perché cada la linea, internet fa miracoli: ma la priorità delle sue chiamate va (giustamente) agli avvocati che stanno seguendo la causa di affidamento della sua piccola Aisha. Lei non può ancora dire dove si trova.
«Ufficialmente sono latitante e potrebbero arrestarmi da un momento all’altro», spiega Nessy Guerra, la 26enne di Sanremo che è bloccata da qualche parte in Medioriente perché il suo ex marito l’ha denunciata per adulterio con il solo scopo, lei ne è sicura, di portarle via la figlia. È una giovane donna pacata, Guerra: segnata da un’esperienza surreale epperò propensa a credere che si risolverà. «Devo essere ottimista», ripete raccontando la sua storia come è abituato a fare chi si relaziona troppo spesso con legali, forze dell’ordine e istituzioni, cioè calibrando le parole senza farsi prendere dall’ira o dalla paura. «Negli ultimi giorni Tamer (Tamer Mohamed Ibrahim Hamouda, il suo ex egiziano, ndr) si è pure presentato al consolato onorario di Hurghada e ha minacciato il console».
Signora Guerra, cosa è successo?
«Per quanto mi è stato riferito era con la madre. Prima avrebbe chiesto dei soldi al console che non glieli ha dati, allora l’avrebbe intimorito promettendogli che gli avrebbe fatto sparare alle gambe. Non solo noi stiamo rischiando la vita, anche chi rappresenta l’Italia e sta cercando di fare il suo lavoro. Non è la prima volta».
In che senso?
«All’ultima udienza della causa per adulterio, il 31 marzo, Tamer ha lanciato delle minacce verso di noi e i consoli. In quell’occasione era presente il console onorario del Cairo. Ci disse: “Manderò l’angelo della morte a uccidervi tutti”. L’ambasciata aveva diramato una segnalazione all’autorità egiziana».
Ma lei vive ancora nascosta?
«Sì, purtroppo siamo dovute scappare più volte. Abbiamo cambiato diversi appartamenti perché ci trovava, pagava delle persone per pedinarci, siamo andate in altre città ma ci ha scovate anche lì.
Guardi, ho dovuto adottare tattiche per sfuggirli».
Cioè?
«Mi sono disfatta dei vecchi cellulari e ho notato un netto miglioramento. Temo mi avesse messo qualcosa dentro, magari col gps. Non lo so, io non sono molto esperta di queste cose, però lui è un programmatore abilissimo. Quando usciamo di casa ci camuffiamo. Sa con la bambina non possiamo stare dentro tutto il giorno: fuori siamo sempre coordinate con l’ambasciata. Sono loro che ci seguono e ci consigliano. L’ex ambasciatore Quaroni aveva compreso la mia frustrazione e mi ha messo a disposizione un’auto privata con le guardie del corpo per quando dovevo andare in tribunale. Purtroppo la situazione si è aggravata dopo la sentenza che è esecutiva (Guerra è stata condannata a sei mesi di carcere per adulterio, ndr)».
Scusi, faccio l’avvocato del diavolo. Sono in tanti a chiederselo, ma cosa pensava quando ha sposato un musulmano?
«Lo so, c’è spesso molta confusione a riguardo. Non è così, gliel’assicuro. Ho vissuto in Egitto e le posso garantire che tantissimi egiziani non condividono quello che sta facendo Tamer, anzi lo ripudiano. Lei lo sa cosa mi ha detto uno sheikh, ossia una sorta di prete però della moschea?».
Cosa?
«Mi ha chiesto scusa a nome della religione islamica perché il comportamento di Tamer non rientra per niente in quello che è il loro credo. Il problema è che Tamer è una persona disturbata».
Le femministe, invece, in Italia, non hanno mosso un dito per lei. Cosa ne pensa?
«Questo è un altro grandissimo punto di domanda che mi sono sempre chiesta. Mi rendo conto che la mia storia sia parecchio strumentalizzabile.
Lui ha origini egiziane, il papà è islamico, la mamma è cristiana, ha addirittura ricevuto i sacramenti e non aveva mai espresso interesse per la religione finché non ci siamo trovati in questo Paese. Forse ha capito che le leggi qui sono un po’ più patriarcali, che gli davano più potere. Non lo so».
A maggior ragione. I cortei di “Non una di meno fanno” manifestazioni per qualsiasi cosa, per questa vicenda invece restano muti. C’è di che restar perplessi...
«Sì, parecchio. Però, vede, io voglio rimanere fiduciosa perché in queste condizioni non si può essere pessimisti. Sarebbe controproducente. Tamer ha gravi disturbi psichiatrici documentati. Magari adesso, con le minacce anche alle autorità italiane, si smuove qualcosa».
Come spiega queste cose a sua figlia?
«Non lo faccio. Aisha non sa nulla, non le ho detto nulla. Ho sempre cercato di mantenere un clima più sereno possibile a casa. È davvero molto piccola, ha appena tre anni, non se ne rende conto. All’inizio a Hurghada abbiamo preso una casetta in un villaggio molto fuori la città e le nostre uscite erano per andare al supermercato o portare lei alla piscinetta. Poi siamo state scoperte e ci siamo ritrovate catapultate in ambasciata al Cairo, abbiamo trovato un altro alloggio. Quello è stato un periodo in cui ho avuto veramente paura di uscire. Pian piano ho capito come fare. Penso sia molto meglio che lei non sappia niente. Ma mi creda, facciamo tantissime cose».
Per esempio?
«Disegniamo, facciamo homeschooling, Aisha parla perfettamente l’inglese ed è una gioia pazzesca per me. Abbiamo bisogno di vivere una vita normale senza la paura che arrivi qualcuno e ci strappi via o ci faccia del male, come è già successo in passato».
Davvero?
«Lo scorso anno Tamer ha cercato di rapirla. Stavamo passeggiando con mio padre, a Hurghada, lo abbiamo incontrato, lui ha iniziato a rincorrerci e io mi sono incastrata col passeggino tra due macchine: è arrivato e ha cercato di strappare violentemente la bambina tirandola per i piedini. Fortunatamente le persone del posto sono intervenute e ci hanno nascoste dentro un supermercato per mezz’oretta. All’uscita ci ha aggredito di nuovo. È pericoloso e non capisco perché gli venga permesso di continuare a stare a piede libero».
Adesso che succede?
«Oggi dovrebbero farci sapere quando ci sarà la prossima data per il procedimento di affidamento di Aisha o se decidono di ritirarsi per la sentenza».
E come fa a presenziare?
«Non presenzio. È mia madre all’interno della causa adesso. In sostanza l’affidamento è conteso tra mia mamma e la mamma di Tamer. Però sembra stia andando per il verso buono».
Perché?
«All’ultima udienza lui ha cercato di screditare mia madre sostenendo persino che lei gli avesse chiesto di fare sesso. Una cosa che ha lasciato a bocca aperta anche il giudice che poi gli ha chiesto se avesse le prove. Lui ha risposto: “Sì sì. Le porterò la prossima volta”. La prossima volta era ieri, ovviamente non aveva né video né testimoni. Poi ha spazientito la corte».
Addirittura, come?
«Sua madre si era detta d’accordo ad assegnare l’affidamento alla mia purché le fosse garantita la possibilità di vedere la piccina. Per fortuna le abbiamo fatto firmare una dichiarazione. Tamer ha provato a smentirla, ma c’era il verbale sottoscritto e, quando lui si ha insistito, i giudici si sono arrabbiati. A quel punto ha detto che sarebbe disposto a cancellare la causa di adulterio se gli consegno la bambina. Capisce? Questo prova quello che dico da sempre, ha sollevato le accuse nei miei confronti proprio per farmi perdere la custodia».




