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Pedro Sanchez, la moglie rischia 24 anni di galera

di Carlo Nicolatodomenica 21 giugno 2026
Pedro Sanchez, la moglie rischia 24 anni di galera

3' di lettura

E adesso che cosa si inventerà Pedro Sanchez? Dirà ancora di essere vittima di una cospirazione dei giudici ispirata dalla destra, scriverà un’altra lettera per prendersi cinque giorni di riflessione, o dirà ancora di essere il presidente del Consiglio più progressista ed etico della storia spagnola? Un primato piuttosto arduo da sostenere mentre la moglie, senza più passaporto, dovrà comparire in tribunale ogni 15 giorni per dimostrare di non volersi dare alla macchia.

Certo, c’è la presunzione di innocenza che vale ovviamente anche per Begoña Gómez, ma dal momento che il giudice Juan Carlos Peinado ha disposto il suo il rinvio a giudizio con tutte le misure atte a scongiurare il pericolo di fuga, Sanchez dovrebbe incominciare a pensare di adottare un’altra postura, forse dando le dimissioni, come chiedono da destra, prima che vengano fuori magagne ancora più pesanti. Begoña è accusata dei reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, appropriazione indebita e peculato, per i quali rischia fino a 24 annidi carcere, se mai andrà in giudizio. L’effettiva celebrazione del processo, infatti, dipende dal Tribunale provinciale di Madrid che deve ancora pronunciarsi sui ricorsi presentati contro la decisione del giudice Peinado di procedere con un processo con giuria. Se il Tribunale li respingerà il processo avrà inizio, altrimenti se ne prevedono altri.

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Ma se la moglie del premier dovesse in qualche modo evitare il processo per un vizio di procedura o chissà cosa, da un punto di vista politico per il premier stesso potrebbe anche essere peggio. Nell'ordinanza di 84 pagine Peinado sottolinea che «in sintesi, dalla sequenza cronologica presentata, risulta, in via circostanziale, che María Begoña Gómez Fernández avrebbe approfittato della sua vicinanza al Presidente del Governo per promuovere la propria proiezione professionale nell’ambiente dell’Università Complutense di Madrid, ottenendo a tal fine un dialogo privilegiato con i responsabili di un'università pubblica, con aziende sponsor e con enti del settore tecnologico, mentre allo stesso tempo si assicurava sostegno, finanziamenti, collaborazioni e appoggio istituzionale e commerciale per la creazione, lo sviluppo e l'espansione della Cattedra Straordinaria di Trasformazione Sociale Competitiva e dei progetti che ne sono derivati».

Insomma, solo una sentenza chiara e inconfutabile fugherebbe le ombre che si addensano su Sanchez. «In tale contesto», prosegue l’ordinanza, «l'indagine ha confermato l'integrazione funzionale di Juan Carlos Barrabés nel progetto accademico della Cattedra, mentre allo stesso tempo le aziende del suo gruppo hanno beneficiato di appalti pubblici approvati o sostenuti da Begoña Gómez , nonché dell'acquisizione di finanziamenti e vantaggi da aziende con interessi o legami con il settore pubblico. Tutto ciò, nel suo complesso, presenta caratteristiche suscettibili di essere ricondotte ai reati di traffico di influenze e corruzione nel mondo degli affari».

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«Sanchez ha trasformato la Moncloa in un covo di delinquenti e l’esecutivo in un’organizzazione criminale», ha commentato il numero due del Pp Miguel Tellado, aggiungendo che «non passa giorno senza un nuovo scandalo». Il governo invece sostiene che il ritiro stesso del passaporto «conferma la persecuzione, l’ossessione e le azioni sproporzionate di un giudice che ha condotto un'indagine priva di fondamento giuridico e motivata unicamente da ragioni politiche». Anche la difesa sottolinea che in quanto moglie del Primo Ministro, Begoña è sempre accompagnata da una scorta di sicurezza in ogni suo spostamento e che quindi è impossibile che scappi. Fonti governative citano anche le motivazioni del giudice José Luis Calama, che in questi giorni ha deciso di non ritirare il passaporto dell’ex premier José Luis Zapatero in quanto figura pubblica, «circostanza che rende chiaramente difficile per lui passare inosservato o eludere discretamente il procedimento».

Ma è lo stesso giudice Peinado a rispondere sostenendo che sono proprio quei poliziotti che potrebbero facilitare la fuga «di propria iniziativa o su ordine dei superiori», lasciando intendere che è tutto il sistema che ruota attorno al governo socialista ad essere marcio, come dimostrano proprio tutte le altre inchieste in corso, compreso quella che riguarda Zapatero. Il magistrato aggiunge che «lo status del marito come attuale Presidente del Governo è effimero, e quindi transitorio, e che la protezione da parte degli agenti delle forze di sicurezza dello Stato potrebbe venire meno, il che faciliterebbe ulteriormente tale ipotetica fuga». Intende forse dire che il governo sta per cadere?