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Ucraina, aiutare Kiev ci costa come un caffè al mese

di Costanza Cavalligiovedì 6 agosto 2026
Ucraina, aiutare Kiev ci costa come un caffè al mese

3' di lettura

A Kiev l’allarme aereo è suonato poco dopo la mezzanotte e meno di due minuti più tardi sono arrivati i missili. Ne sono caduti 28 in meno di mezz’ora, di cui 24 balistici con l’ipotesi che alcuni fossero armati con munizioni a grappolo, vietate da oltre cento Paesi. Poi sono arrivati i droni, 115. La contraerea ucraina non ne ha intercettato nemmeno uno. Il bilancio è di 17 morti e 44 feriti.

«Gli intercettori per missili balistici avrebbero potuto salvare le vite delle persone morte oggi», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che da settimane denuncia la penuria di munizioni per i Patriot, l’unico sistema occidentale capace di abbattere un missile balistico. Secondo il Financial Times, la scorsa settimana, nello Studio Ovale, il presidente americano Donald Trump ha respinto la richiesta ucraina di altre centinaia di intercettori, spiegando che le scorte americane sono in sofferenza e che vengono prima gli asset statunitensi in Medio Oriente e nel Golfo, impegnati contro la Repubblica islamica. Mentre accade tutto questo, Giuseppe Conte ci spiega che il suo Movimento non voterà il nuovo pacchetto per il sostegno militare agli ucraini, dato che gli sembra «che l’Ucraina abbia un arsenale militare super attrezzato». Un arsenale che ieri notte ha intercettato zero missili su 28. Conte aggiunge che se dovesse diventare premier, dopo aver rassicurato Zelensky, «un attimo dopo» chiamerebbe Vladimir Putin «per imprimere una svolta negoziale». Stiamo freschi.

I CONTI IN TASCA
Riccardo Chiaberge, su Dagospia, ha verificato quanto costa davvero agli italiani il sostegno a Kiev, chiedendo a un’intelligenza artificiale quanto spendiamo a testa in aiuti militari. La risposta è 28-50 euro dal 2022 a oggi, cioè dieci euro l’anno tenendosi larghi, novanta centesimi al mese. Un caffè in un bar di dubbia igiene. Le fonti sono l’Ukraine Support Tracker del Kiel Institute e Sky Tg24, e i conti di Chiaberge sono esatti e prudenti. Quei 50 euro derivano dai tre miliardi in armi e mezzi confermati dal generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa. Fanno circa 700 milioni l’anno, lo 0,03 per cento del Pil. Alle armi la Farnesina aggiunge altri tre miliardi di assistenza civile bilaterale, di cui 310 milioni per il sostegno al bilancio statale di Kiev. E Roma ha versato 1,4 miliardi allo Strumento europeo per la pace, il fondo con cui Bruxelles rimborsa i Paesi che cedono armamenti.

Totale, 7,4 miliardi. Ovvero 126 euro a testa in quattro anni e mezzo. Ventotto euro l’anno: non un caffè cattivo al mese, ma una pizza e una birra una volta l’anno. È il prezzo per tenere la guerra dove si trova adesso, perché il fronte ucraino è il fronte europeo e Mosca ce lo ricorda con insistenza crescente. Il 30 luglio un missile da crociera russo ha attraversato lo spazio aereo polacco durante un bombardamento sull’Ucraina occidentale, lasciando un cratere di dieci metri di diametro vicino a Lublino. Pochi giorni prima la Romania aveva abbattuto i primi droni russi entrati nei suoi cieli, dopo una lunga serie di sconfinamenti. Sono tutti test per capire la capacità, e la volontà, di reazione della Nato e degli europei.

L’ALLARME IN GERMANIA
Nella notte tra martedì e mercoledì, all’aeroporto di Lipsia, il principale scalo tedesco per le rotte verso l’Ucraina, è stato abbattuto un drone carico di esplosivo, munito di detonatore, che si trovava accanto a un cargo ucraino della Antonov Airlines. L’apparecchio è stato disinnescato dagli artificieri: destinato a una detonazione controllata in un altro luogo, era imbottito con 800 grammi di Semtex, lo stesso esplosivo plastico inventato in Cecoslovacchia che nel 1988 abbatté il volo Pan Am su Lockerbie. Mentre la pista era chiusa, un altro aereo, non potendo atterrare, ha urtato un oggetto in volo mentre riprendeva quota ed è stato dirottato su Hannover.

Ieri la Commissione europea ha annunciato il quinto trasferimento a Kiev dei proventi degli asset russi congelati, 1,4 miliardi, che portano gli extraprofitti complessivi a otto miliardi. «La Russia deve pagare per la distruzione che ha causato», ha scritto sui social la presidente Ursula von der Leyen. A noi resta da aprire il portafogli per 28 euro l’anno, il prezzo perché il fronte di Kiev non si avvicini a Lipsia. O a casa nostra, in modi meno subdoli di quelli della propaganda del Cremlino, il cui effetto è lì da vedere. Non riusciamo a toglierci dalla testa che quel caffè, o quella pizza, Giuseppe Conte preferirebbe offrirli a Vladimir Putin.

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