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Chiesa e Cia al Cremlino: un caso o un progetto?

Le visite separate - più o meno discrete del ministro degli Esteri della Santa Sede Paul Richard Gallagher e del direttore della Cia John Ratcliffe, hanno lasciato un alone di insolito mistero
di Sebastiano Caputogiovedì 27 agosto 2026
Chiesa e Cia al Cremlino: un caso o un progetto?

3' di lettura

Dopo anni di isolamento, Mosca è diventata per un giorno l’epicentro della politica mondiale. Le visite separate - più o meno discrete del ministro degli Esteri della Santa Sede Paul Richard Gallagher e del direttore della Cia John Ratcliffe, hanno lasciato un alone di insolito mistero. Del resto, quando a muoversi simultaneamente sono la diplomazia vaticana e i servizi segreti più potenti al mondo, potremmo essere ben oltre le tradizionali trasferte protocollari.
La coincidenza - se così sembrerebbe trattarsi - non permette di svelarne i contenuti, tantomeno di collegarne gli esiti, ma resta un fatto storico che per forza maggiore ci riporta nell’autunno del 2021. Allora, era il mese di novembre. L’ex direttore della Cia William Burns si recò a Mosca, e qualche giorno dopo lo stesso Gallagher volle incontrare Sergej Lavrov. A posteriori, quelle visite, sembrarono un tentativo disperato della diplomazia mondiale per convincere la Russia a non invadere l’Ucraina, che poi la invase nel febbraio del 2022.

Quattro anni dopo, lo scenario si riproduce in un contesto globale conflittuale, caotico e stagnante. Questa volta però, seppur avviene nello stesso giorno e nella stessa città, le agende della Santa Sede e degli Stati Uniti, risultano disgiunte. Il viaggio del Cardinal Paul Richard Gallagher, programmato da tempo e che precede quello del Cardinal Zuppi a fine settembre, ha fissato tra le priorità «la fine della guerra con l’Ucraina» come annunciato pubblicamente in conferenza stampa dopo l’incontro a porte chiuse con il Ministro degli Affari Esteri Sergej Lavrov. Ma il programma di Gallagher non si esaurisce qui: c’è l’incontro con Yuri Ushakov, consigliere di politica estera di Putin, la messa nella cattedrale cattolica di Mosca con il clero locale, e il tentativo di provare ad accorciare le distanze con il Patriarca Ortodosso Kirill che di recente ha persino pubblicato un libro in cui “santifica” la guerra del Cremlino.

La Santa Sede non ha mai smesso di essere una potenza anche se priva di un vero e proprio esercito. Nunziature, archivi, episcopati, comunità disseminate ad ogni latitudine - e una rete informativa senza equivalenti nel sistema internazionale, costruita in secoli di presenza capillare - gli consentono di poter varcare qualsiasi confine. Anche se “proibito”. A differenza degli Stati Uniti, che con la Russia, hanno tracciato una linea quasi impossibile da attraversare. Ed è il motivo per cui il Boeing C-17 Globemaster III dell'US Air Force in volo per Mosca con a bordo John Ratcliffe ha generato molte ipotesi. Anche se il capo della Cia che mantiene dal marzo 2025 un canale diretto con Sergei Naryshkin, responsabile dell’Svr russo, pertanto le ragioni di questa visita restano “segretissime”. Per gli Stati Uniti il dossier iraniano è oggi prioritario rispetto a quello ucraino e il Cremlino, più di qualunque altro, oggi ha la capacità fare pressione per influenzare le trattative.
Anche se l’approvazione di Inghilterra e Francia per la produzione in Ucraina dei missili da crociera a lungo raggio “Storm Shadow” progettati per colpire in profondità, potrebbero specularmente mettere in pericolo l’Europa, dunque la Nato. E questo, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato, diventerebbe il peggior scenario per Washington.

Ma se il tema fosse stato l’Ucraina nel senso convenzionale del termine, come invece sostiene l’intelligence di Kiev, l’inviato naturale sarebbe stato Steve Witkoff, che segue i negoziati da un anno e mezzo ed è stato già a Mosca ben otto volte. Se invece fosse l’Iran, il canale ufficiale sarebbe quello di Ginevra, via il Pakistan, dov’è stato co-firmato il memorandum d’intesa. Se infine si fosse trattato del finale di una trattativa per lo scambio di prigionieri, risulta incomprensibile, la presenza di un’intera delegazione a bordo di un aeromobile come il C-17. Delle tre, una; oppure tutte e tre; o nessuna delle tre, come ha lasciato intendere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. «È stata una visita di routine. Mi dispiace deludere qualcuno», ha dichiarato ieri al giornalista Glenn Beck. Ad oggi, in quello che è stato un incontro a porte a chiuse, quattro anni dopo l’ultima visita di un capo della Cia a Mosca, l’unico dato è che i servizi segreti di entrambi i Paesi non solo comunicano tra di loro, ma che i colloqui durati quattro ore erano così sensibili da richiedere la presenza fisica dei vertici, per evitare qualsiasi possibile fuga di notizie. Probabilmente, verso i rispettivi alleati.