Ogni volta che un operaio cade da un’impalcatura parte lo stesso copione. Il sindacato proclama lo sciopero, il talk show evoca la «strage quotidiana» e qualcuno ricorda che nel resto d’Europa, lassù dove tutto funziona, certe cose non succedono. Poi arrivano i numeri, e il copione si inceppa. Eurostat ha appena pubblicato i dati sugli infortuni del 2024. Nell’Unione sono morte sul lavoro 3.367 persone, 45 in più dell'anno prima. L’Italia ne conta 482, una cifra che pesa. Rapportata agli occupati, però, come si deve fare quando si confrontano Paesi diversi, racconta altro. Da noi muoiono 2,01 lavoratori ogni 100mila, poco sotto la media europea standardizzata di 2,10. Il dato è stabile sul 2023 e in netto calo dal 2,66 del 2021. Gli infortuni non mortali sono stati 262.818, quasi tre su quattro a carico di uomini. Siamo decimi. Non primi, non ultimi: nel mezzo, e in miglioramento.
In cima alla classifica dei decessi c’è la Francia, con 4,48 morti ogni 100mila occupati, più del doppio di noi. Proprio la Francia delle 35 ore e dei sindacati che paralizzano il Paese a ogni riforma delle pensioni. Dietro, tra le maggiori economie, viene la Spagna del vacanziero Pedro Sánchez: come incidenti mortali Madrid è poco sopra di noi, ma ci supera quanto a eventi con almeno 4 giorni di prognosi: 2641 contro 1257 (ogni 100mila occupati). Sarà il modello Sánchez?
Sanchez, rinviata a giudizio la moglie Begona Gomez. Fonti del governo: "Persecuzione giudiziaria"
È stata rinviata a giudizio per presunti reati di malversazione di fondi pubblici e traffico di influenze Begona ...Sul fondo stanno i virtuosi: Germania, Paesi Bassi, Svezia, Belgio e Lussemburgo, tutti sotto un morto ogni 100mila. Qui però è la stessa Eurostat a mettere le mani avanti. I sistemi di rilevazione cambiano da Paese a Paese, e i tassi bassissimi possono nascondere infortuni mai denunciati. Resta il fatto che si muore soprattutto nei cantieri. L’edilizia concentra quasi un quarto dei decessi europei, 776 su 3.367, seguita da trasporti e manifattura. Inoltre a farsi male sono per due terzi uomini, perché sono loro a fare i mestieri più pericolosi. È una verità banale che raramente entra nel dibattito sulla parità.
Nessuno di questi numeri consola la famiglia di chi non torna a casa. Servono però a distinguere l’indignazione dalla realtà. Il lavoro in Italia non è sicuro quanto dovrebbe, ma non è quel mattatoio che una certa parte politica ci racconta.




