Ci sono due numeri che, da 48 ore, stanno provocando notevole dibattito tra i dem. Il primo è il 19,5% che Ipsos Doxa, la società guidata a Nando Pagnoncelli, ha attribuito come intenzioni di voto al Pd in un sondaggio pubblicato sabato sul Corriere della Sera. Il secondo è il 14,5% assegnato, dallo stesso sondaggio, al M5S. Tra il primo partito della coalizione e il secondo ci sono solo quattro punti di differenza, quando alle elezioni europee, due anni fa, il distacco era ben di 14 punti: il Pd, infatti, ottenne il 24,1% contro il 9,9% del M5S. L’altro paragone che si fa, tra i dem, è quello che lo stesso Pagnoncelli offriva nello studio proposto: alle elezioni politiche 2022, quando il segretario era Enrico Letta e il centrosinistra si presentò diviso, il Pd, al suo minimo storico, prese il 19,1%, ovvero circa la stessa percentuale quotata oggi, contro il 15,4% del M5S.
Cosa è successo? O meglio: cosa sta succedendo? Come è possibile che si sia bruciata tutta questa distanza tra Pd e M5S? I riformisti dem, a Prato, hanno proposto una diagnosi. Severa. Lo ha detto Giorgio Gori: «Il Pd non può permettersi di subire l’egemonia di un partito che ha la metà dei suoi voti». O che ne aveva, se vi vuol dar retta al sondaggio di Pagnoncelli. Essere troppo unitari, insomma, ha regalato al M5S una egemonia di fatto. La preoccupazione non è solo della minoranza. Anche nella maggioranza che sostiene Elly Schlein il sondaggio di Pagnoncelli ha creato allarme. Anche perché si sovrappone a quelli sulle primarie.
Il sondaggio-bomba della Ghisleri: Meloni imprendibile. E c'è un crollo clamoroso
Nuovi equilibri nelle intenzioni di voto rilevate nell'ultimo sondaggio realizzato da Alessandra Ghisleri per la tra...E ai timori, persino più forti nella maggioranza, che i gazebo finiscano per essere distruttivi. Viene spesso riesumata, per dire, una celebre battuta che fece Corrado Guzzanti nel 2001, vestendo i panni di Fausto Bertinotti. Parlando dei leader del centrosinistra, diceva: «Uno vince le primarie e perde le elezioni, quell’altro perde le primarie e vince le elezioni...». Lo stesso, è il senso, potrebbe accadere a Schlein e Conte, ma solo per quanto riguarda la prima parte della frase. Anche perché, osservano in tanti, molto dipenderà da come si faranno queste primarie: a doppio turno, a turno unico, con voto online o solo in presenza?
Se la platea sarà ristretta, scommettono in tanti, Schlein ha buone chance di vincere, potendo contare su un partito più strutturato. Ma se la platea si allarga, se si superasse la soglia di sicurezza di un milione e mezzo di persone, allora, si dice, Conte potrebbe essere avvantaggiato. Proprio per questo la discussione sulle regole sarà decisiva. Peraltro il paradosso è che proprio l’ampliamento della platea dei votanti, alle primarie del Pd, fece vincere Schlein su Stefano Bonaccini che invece aveva avuto la meglio sugli iscritti. Sarà, quindi, ancora più difficile, per la segretaria e i suoi, sostenere la bontà di regole che riducano la platea dei votanti.
Sondaggio, crollo del Pd e allarme rosso: chi fa il botto
Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni resta stabile al 26,4% e saldamente al primo posto fra tutti i partiti poli...La segretaria del Pd, in ogni caso, non si lascia scoraggiare ed è sicura di vincere, quali che siano le regole. Ieri ha concluso a Portici una delle ultime feste dell’Unità e ne ha approfittato, sui social, per tracciare un bilancio: «Tre anni fa le nostre feste erano 350. Oggi sono più di 500, da sud a nord del Paese e anche all’estero». In più sta cercando di creare una rete con i sindaci specie del Sud, preziosi per le primarie.
Conte, però, non sta fermo. Il nuovo obiettivo è mobilitare i giovani, portandoli ai gazebo. Ieri ha concluso, a Diamante, la prima “Summer School” del M5S. «È bene interrogarsi sempre e aggiornare la rotta di navigazione», ha scritto in un post, «ed è importante che il confronto avvenga con i giovani, per studiare insieme e condividere aspettative e soluzioni». Peraltro, sotto il post, non mancava chi gli chiedeva di rompere l’alleanza con il Pd e far correre il M5S da solo, ovviamente con lui candidato premier.




