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L'Europa per rinascere deve subito tornare al pluralismo culturale che l'ha resa grande

Solo allora taceranno le armi e la selezione dei migliori ritornerà a far rinascere spiritualmente il Vecchio Continente e con esso il mondo
di Giulio Sapellimartedì 14 aprile 2026
L'Europa per rinascere deve subito tornare al pluralismo culturale che l'ha resa grande

2' di lettura

Il mondo che sarà sta tutto già scritto ne La scienza nuova di Gian Battista Vico, filosofo napoletano, la cui statua troneggia nella Villa Comunale di Napoli, grande capitale culturale mondiale che oggi più che mai ci invita a meditare sul volto del mondo del futuro. I corsi e i ricorsi di Vico sono tutti dispiegati e noi tutti vi siamo immersi. Pensate all’accumulazione della ricchezza mondiale: sino al 1700 il suo culmine era in Asia e dall’Asia giungeva con le navi cinesi che nel 1500 arrivarono in Africa - a lambire le capitali europee attraverso il grande reticolo portuale del Mediterraneo e le grandi arterie stradali che attraversavano la Mesopotamia, sulle antiche orme di Alessandro il Grande.

Poi qualcosa mutò e gli imperatori cinesi distrussero le navi, soffocati dal peso fiscale di un sistema idraulico di governo della rendita fondiaria e della produzione agricola che via via trasformò l’Impero in una fortezza decrepita. L’Europa, dall’isola britannica, iniziava la sua ascesa grazie a un sistema legislativo straordinario - la Common Law che premiava l’intrapresa e fondava la libertà dei moderni (la libertà per tutti) e abbandonava quella degli antichi. La Guerra dei Sette anni a metà del Settecento (tra 1756 e il 1763) infine, espulse la Francia dal Nord America e dall’India, dando vita al sistema di colonie da cui scaturì la nazione nord americana e il mondo in cui siamo stati immersi sino alla fine del XX secolo, quando l Asia ha ripreso a crescere come secoli e secoli prima, sino a giungere tra lo Scilla Indiano e il Cariddi cinese alla pressione immensa che esercita oggi sul mondo degli umani.

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Questa pressione si esercita sia sul fronte artico siberiano, attraverso la Russia, sia attraverso non più l’Heartland (quando l Europa generava più della metà del Prodotto interno lordo mondiale e dettava legge sul mare e sulla terra) ma attraverso i mari e le coste che all’Heartland fanno da corona, come dimostra la crescita non solo e non tanto della Cina e dell’India, ma soprattutto delle medie potenze (vietnamita e coreana), sino al neo disegno ottomano che si ricandida, dopo il crollo dell’Iraq, ad essere di nuovo il ponte tra Maometto e Carlomagno, per riprendere il titolo del profetico capolavoro storiografico di Henry Pirenne. L’Europa in questo processo non è assente ma presente - e qui si torna a Vico - attraverso le sue Nazioni che il grande filosofo napoletano identificava come lo strumento spirituale essenziale del processo di incivilimento.

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Si tratta non del nazionalismo, ma del pluralismo culturale, istituzionale religioso, che nei secoli vichianamente ha fatto dell’Europa il faro della civilizzazione mondiale, ben oltre il potere militare ed economico, fondando e fondandosi sulle libertà dei differenziati percorsi di istituzionalizzazione statuale che erano per Vico l’inverarsi della civilizzazione. È a questo percorso di civilizzazione plurale che dobbiamo ritornare: allora taceranno le armi e la selezione dei migliori ritornerà a far rinascere spiritualmente l’Europa e con l’Europa il mondo. 

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