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L'iperattivo Mario Monti vuole fermare l'onda nera

sabato 12 settembre 2026
L'iperattivo Mario Monti vuole fermare l'onda nera

3' di lettura

Agenda di Mario Monti nell’ultima settimana. Venerdì 4 settembre dialogo con il vicedirettore Federico Fubini del Corriere della Sera, di cui è prestigiosa firma. Monti anticipa i contenuti dello scontro con il Generale Roberto Vannacci che si sarebbe tenuto il giorno dopo al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Giovedì 10 settembre editoriale sul Corriere della Sera il cui contenuto è, parafrasando i Righeira, «L’Europa sta finendo» (...per colpa dei sovranisti brutti e cattivi e se gli europeisti belli e buoni non si danno una mossa). A finire un’interessantissima intervista rilasciata in Francia a l’Express.

L’attivismo dell’ex rettore dell’Università Bocconi (la cui firma osservo ogni sabato sulla mia laurea esposta in casa da mamma e babbo) sfiora l’iperattività. Verrebbe quasi da diagnosticare un adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) così tanto di moda ai giorni nostri. Seguendo il consiglio di Gigi Marzullo, occorre però farsi una domanda e darsi una risposta. Perché Mario Monti è tornato così combattivo? Perché è preoccupato dello stato di salute della nostra democrazia messa in pericolo dalla vittoria di AfD e dall’ascesa di Vannacci? Ma anche no. Parliamo di chi sugli schermi di La7 dichiarava che occorreva «trovare modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione» (27 novembre 2021).

Illustre economista Monti; ma come campione di democrazia non so se arriverebbe al 18. Ho un’altra spiegazione. I minatori erano soliti portarsi con sé un canarino in gabbia quando scendevano a lavorare. Se smetteva di cantare bisognava darsela a gambe. Molto più reattivi al tossico monossido di carbonio rispetto all’uomo, i minatori capivano che sarebbero potuti morire di lì a poco.

Mario Monti è il canarino. Con le sue parole ci rivela il nervosismo che si respira nei Palazzi di Bruxelles. E quando lassù si innervosiscono non è che se ne stanno con le mani in mano. Ma fanno cose. «We have tools» (abbiamo strumenti) minacciava Ursula Von Der Leyen prima delle elezioni del 2022 in Italia.

Strumenti per rimettere in riga l’Italia e gli italiani se avessero votato nel modo sbagliato cioè Meloni. Poi la realtà si è evoluta in tutt’altro modo, ma è un altro film. E di strumenti a Bruxelles ne hanno per coartare la democrazia; eccome! In Romania hanno imposto l’annullamento delle elezioni perché aveva vinto l’odiato Georgescu. In Sassonia, dove ha stravinto AfD, si starebbe studiando a detta dell’eurodeputato verde Daniel Freund, un congelamento dei trasferimenti dovuti. 500 milioni all’anno. Lo stesso giochino ricattatorio utilizzato in Ungheria e Polonia quando erano rispettivamente al governo Orban e i conservatori. Ci sarebbe poi lo spread e qui si arriva all’interessantissima intervista di Monti all’Express. Che in Italia nel 2011 ha funzionato benissimo per portarlo al governo e che non poteva essere utilizzato in Francia perché «a differenza dell’Italia, la Francia era sotto la protezione della Germania». Non male come lettura storica. Quando i nostri politici si fanno intervistare all’estero si sentono decisamente più liberi. Sempre Monti nel 2012 alla CNN candidamente rispondeva «che stiamo distruggendo la domanda interna col consolidamento fiscale?». Monti intravede - a ragione - nella Francia un pericolo esistenziale e concreto per la tenuta dell’eurozona.

Da preparato economista non fa fatica a enunciarne gli squilibri macroeconomici; pericolosissimi! Il punto è che la Francia può uscire da questa crisi di deficit della bilancia commerciale in due modi. O svalutando, che vuol dire tornare al franco e quindi fine dell’eurozona. O con una cura lacrime e sangue alla Montì Fornero in cui appunto si uccide la domanda interna a suon di tagli e tasse per frenare le importazioni e riequilibrare i conti con l’estero. Guerra civile. Ci provi qualche temerario ad adottare questa politica in Francia. Sullo sfondo? Le Pen all’Eliseo. Dormono preoccupati comunque vada a Bruxelles.