Cosa spinge il direttore di un giornale a inviare lettere d’amore al capo dello Stato e per giunta a pubblicarle con risposta? In quale altro paese potrebbe mai accadere, a parte qualche repubblica caucasica o la Corea del Nord? Sono queste le domande che non fanno dormire sonni tranquilli a Marco Travaglio che infatti oggi ha dedicato il suo editoriale sul Fatto Quotidiano allo scambio epistolare tra Ferruccio De Bortoli e Giorgio Napolitano pubblicato ieri sul Corriere della Sera. De Bortoli - Travaglio passa in rassegna i passaggi della lettera del direttore del Corsera e il giudizio è tranchant: "Al confronto, l’intervista di Fabio Fazio di sabato scorso, con domande tipo 'Qual è la prima volta che ha conosciuto l’Europa?” e “Come vede l’Europa?', era un assalto all’arma bianca". De Bortoli, fa notare Travaglio, rivendica la primogenitura per aver implorato Napolitano di restare al Quirinale e di "non abbandonarci fra le procelle della crisi. Segue la solita leggenda metropolitana dell’“impasse eccezionale” dei partiti che non riuscivano a eleggere il suo successore e poi alzarono bandiera bianca, salendo in pellegrinaggio al Divino Amore acciocché egli “vincesse la sua più volte ribadita contrarietà” e accettasse la riconferma". "Naturalmente non è vero niente", tuona Travaglio: "Napolitano, dopo aver tentato invano di far eleggere al suo posto un suo clone, tipo Amato, o Cassese, o Marini, per sponsorizzare le larghe intese imposte da Arcore e da Francoforte, e dinanzi al pericolo che il suo successore fosse quel brigatista rosso di Rodotà, si imbullonò alla poltrona". De Bortoli si duole poi col presidente dei “piccoli interessi meschini” che ancora sventuratamente ostacolano le mirabolanti “riforme” da lui così sacrosantamente caldeggiate, ma anche della propaganda condotta dalle forze anti-euro “con argomenti falsi e tesi ingannevoli”. Poichè ieri è venerdì santo, fa notare Travaglio, chiede perdono per il Corriere che "ha pubblicato articoli da lei poco graditi”. "Oddio, e quando?", si chiede Travaglio. "E come ha osato?". Re Giorgio - La risposta di Napolitano è per il vicedirettore del Fatto, se possibile, ancora peggio. A Travaglio non va giù che il presidente della Repubblica dica che il bilancio di questo mandato straordinario sia stato un successo. "Pazienza", tuona, "se ha riportato al governo un pregiudicato, se quel governo è naufragato in nove mesi, se nessuno degli obiettivi che si era dato un anno fa è stato centrato. Quanto al suo crollo nei sondaggi, non dipende dal fatto che metà degli italiani non ne può più di questo sistema e del suo imbalsamatore, ma dallo 'spirito di fazione' che gli ha fatto 'pagare un prezzo nei consensi', ma ci vuol altro per fargli 'dubitare della giustezza della strada seguita'. Quindi ha ragione lui e, se lo dice lui, dobbiamo crederci. Siccome poi ha fallito in tutto, 'confido che stiano per realizzarsi condizioni di maggior sicurezza, nel cambiamento, per il nostro sistema politico-costituzionale, che mi consentano di prevedere un distacco comprensibile e costruttivo dalle responsabilità'". "Su questa frase in sanscrito", conclude Travaglio, "gli esegeti si cimenteranno nei mesi a venire. Di primo acchito, par di capire che stia pensando di andarsene anzitempo. Ma quando? Per ora lui si limita a confidare che stiano per realizzarsi condizioni che gli consentano di prevederlo. Altri sei anni, e ci siamo".




