Uno stile maschile composto che strizza l’occhio al comfort, fatto di maglie calde e pantaloni comodi, scarpe solide e sciarpe avvolgenti. Le sfilate uomo a Milano mostrano che non è più tempo di casual trasandato, né del classico esagerato. È il momento di uno stile maschile depurato degli eccessi modaioli e ripulito di quelli sportivi. Finalmente una sana rivoluzione del gusto, che si è avvertita fin dai primi giorni delle pseudo passerelle dei personaggi eccentrici a caccia di notorietà. Questa volta, non a caso, si sono visti snobbare dai fotografi di street style. Tutto sembra tornare alla normalità e speriamo che chi usa frasi del tipo "gli uomini sono stanchi di collezionare like e retweet", abbia ragione da vendere. Applausi quindi a Corneliani, Zegna e Ferragamo che hanno dato un segnale forte del bisogno di tornare con i piedi per terra, non solo perché le loro passerelle erano immerse nella natura e non ricordavano nemmeno un po’ le fosforescenti pedane. Voglia di concretezza che passa per la famiglia da Dolce e Gabbana con nonne e nipoti al centro della loro sfilata, e per l'armonia tra i sessi, con molte passerelle condivise da modelli e modelle, vestiti nello stesso modo o con dettagli che si richiamavano (Prada, Armani, Gucci). Ma "l'uomo non può vestirsi come una donna se non per piccole cose, per un foulard o un colore. Lui deve tenersi stretta la sua mascolinità, ha un limite invalicabile, ha bisogno di equilibrio, non deve cadere nel ridicolo: posso prendere un abito da uomo e con piccoli cambiamenti farlo indossare a una donna, ma non viceversa", spiega Giorgio Armani. Segnali chiari da Re Giorgio: doppiopetto in morbido jersey, pantalone dal cavallo abbassato, anche se ancora troppo sopra alla caviglia. C'è il grigio milanese, il blu che ringiovanisce, il marrone cioccolato che fa parte della tradizione maschile, il bordeaux che dà tocchi di eleganza anche al cardigan portato a pelle sotto la giacca. La rigidità è bandita, il velluto della dinner jacket è disinvolto. C'è però una nuova ricerca formale: sotto la giacca "il girocollo non si può più vedere!", sentenzia lo stilista che della t-shirt ha fatto la sua divisa. Ma adesso è il momento di mettere una camicia bianca, anche senza cravatta, "fa più mistero". E il bello è che "lei" in passerella indossa i capi di "lui" perfino senza che siano state apportate correzioni. Lui a volte porta i pantaloni alti in vita ma scesi sotto il cavallo e stretti sull'orlo, quasi una versione orientale dei classici calzoni occidentali. Piace molto quell’aria confortevole della collezione Armani con i calzoni dal tessuto sartoriale che anche quando hanno l’elastico alla caviglia non ricordano quelli da jogging (meno male). Un'atletica normalità che non sente il bisogno di essere esibita, ma accompagnata alla morbidezza della maglia, con pullover di angora a collo alto, grandi cardigan tricottati da usare al posto del cappotto, serafino di cashmere da mettere sotto la giacca al posto della camicia. Anche le giacche scoprono una nuova vestibilità: sono sempre più destrutturate, sia in materiali comodi come il jersey sia tradizionali come l'Harry's tweed. Tra i capispalla il cappotto vince sul piumino, il parka si veste di pelliccia, torna la mantella e mette persino il cappuccio. Un uomo meno tronfio, dai piedi ben piantati per terra, con le stringate dall'aria solida e la suola a carrarmato. In mano, cartelle ventiquattrore più pratiche che vezzose, di pelle durevole più che di prezioso coccodrillo, addirittura sostituite da pratici zainetti con lacci porta-coperta, per passare dalla riunione a una passeggiata al parco. La natura come fuga dal virtuale. di Daniela Mastromattei



